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La ceramica italiana riparte dal Cersaie: «ripensare l’edilizia del futuro»

Presentata l’edizione del 2020 che, sebbene rinviata di 42 giorni, si farà: spazio al Contract e alle soluzioni per i grandi progetti

di Giovanna Mancini

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Presentata l’edizione del 2020 che, sebbene rinviata di 42 giorni, si farà: spazio al Contract e alle soluzioni per i grandi progetti


3' di lettura

Sarà un bel banco di prova per tutti: per l’industria della ceramica, che avrà nella sua fiera, il Cersaie di Bologna, l’occasione per tornare al presentarsi al mondo dopo mesi di lockdown. Per BolognaFiere, che in questa manifestazione, dal 9 al 13 novembre, potrà testare su grande scala le soluzioni tecnologiche e le misure di prevenzione adottate per garantire la sicurezza di espositori e visitatori.

Ma anche per il sistema Paese, come fa notare il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, che potrà dimostrare la sua capacità di resilienza e ripartenza dopo i danni sanitari ed economici causati dalla pandemia.

«Sono tanti i motivi che ci hanno spinto a confermare l’appuntamento con il Cersaie nel 2020, anche se posticipato di un mese e mezzo – ha spiegato Savorani presentando la nuova edizione, ovviamente attraverso una video-conferenza su piattaforma digitale –. Ci troviamo, come settore e come Paese, di fronte a un calo del Pil drammatico e mai come adesso è necessario darci da fare per recuperare. Siamo convinti che il rilancio dell’edilizia sia la strada principale che il governo deve perseguire e, in questo contesto, la ceramica è il materiale adatto per realizzare l’edilizia del futuro: più sostenibile e più salubre».

Istanze vecchie e nuove (pre e post Covid) trovano nella ceramica una risposta: proprietà antisismiche, di risparmio energetico e idrico, ma anche facilità di pulizia e resistenza ai processi di sanificazione, spesso condotti con prodotti chimici aggressivi, a cui le superfici dovranno essere sottoposte sempre più di frequente, soprattutto nei luoghi pubblici.

«Queste nuove esigenze vedranno le nostre aziende protagoniste nei prossimi mesi e anni, per trovare un equilibrio e un adattamento degli ambienti al Covid 19», osserva Savorani, ricordando la forza di questo settore in Italia: : 230 aziende attive nella produzione di piastrelle, ceramica sanitaria, stoviglie, laterizi, materiali refrattari e ceramica tecnica, con un fatturato di 7,1 miliardi nel 2019.

Aziende che negli ultimi 5 anni hanno investito 2,2 miliardi di euro nell’industria 4.0 e che dell’innovazione hanno fatto la propria startegia di sviluppo nel mondo: l’industria delle piastrelle, che da sola vale 5,4 miliardi di euro e si concentra per il 91% in Emilia Romagna, realizza all’estero l’85% del fatturato.

Ci riesce non solo grazie alla rete capillare e ormai storica dei distributori, ma anche – sempre di più attraverso la leva del contract. Da qui la scelta di inaugurare, proprio quest’anno, un nuovo padiglione, la Contract Hall. «Ospiterà 11 studi internazionali di architettura – spiega Emilio Mussini, vicepresidente di Confindustria ceramica con delega alla promozione e fiere – e intorno, come in un grande showroom, motlissime categorie merceologiche complemetari, che interessano il mondo del progetto e dei cantieri: dalle cucine all’outdoor, dall’area wellness all’illuminotecnica, dai software di progettazione alle finiture d’arredo».

Mussini spiega anche che, al momento la risposta delle imprese c’è: «Stiamo raccogliendo molte manifestazioni di interesse, anche se molti potenziali espositori e visitatori si domandano se sarà possibile raggiungere Bologna». Le incognite sono ancora molte: tutto dipenderà dall’andamento del contagio e dalle decisioni dei governi sugli spostamenti tra nazioni. Per questo gli organizzatori del Cersaie hanno deciso di prolungare i termin idelle adesioni formali fino al 1° luglio, riservandosi di confermare le date della fiera entro il 15 luglio.

Non si raggiungeranno certamente i 120mila visitatori dello scorso anno, ma un risultato soddisfaciente sarebbe avere in fiera gli operatori europei e, si spera, da Medio Oriente e Asia. Gli Stati Uniti sono comunque coperti dalle fiere locali.

A questo scopo lavora anche BolognaFiere, che in questi mesi sta ristrutturando e ammodernando completamente la sua struttura: «Sarà un quartiere per il 60% nuovo - afferma il presidente Gianpiero Calzolari - dotato di tutti i sistemi e le tecnologie di sicurezza, oltre che a nuove infrastrutture digitali»

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