industria

La ceramica italiana ritorna ai livelli pre-crisi

di Ilaria Vesentini

2' di lettura

Bisogna tornare indietro al 2008 per ritrovare i livelli produttivi raggiunti lo scorso anno dall’industria ceramica italiana: 415 milioni di metri quadrati di piastrelle fabbricate, +5,4% sul 2015 e circa 50 milioni di mq in più rispetto all'annus horribilis 2009. E non c’è traccia nell’ultimo ventennio del boom di investimenti messi in pista dai ceramisti italiani nel 2016: 400,4 milioni di euro, +14% sul 2015, terzo incremento record consecutivo.

«E quest’anno, alla luce degli incentivi del Governo, è data per certa un’ulteriore accelerazione del processo di riqualificazione e riposizionamento della nostra manifattura, che sta avviandosi con decisione verso il modello di Fabbrica Ceramica 4.0», afferma Vittorio Torelli, presidente di Confindustria Ceramica, anticipando i dati dell’Indagine statistica 2016 presentati ieri pomeriggio all’assemblea annuale dei soci.

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RISULTATI E PREVISIONI

Produzione e vendite di piastrelle in ceramica, in mln di mq. (Fonte: Prometeia)

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In crescita a ritmo doppio rispetto alle dinamiche degli ultimi anni sono anche le vendite di piastrelle made in Italy, salite del 4,5% a volume e del 5,9% in valore (sono aumentati anche i prezzi medi), a quota 5,417 miliardi di euro. Il balzo in avanti ha interessato sia l’export (che vale l’85% dei ricavi complessivi, 4,59 miliardi di euro, +6,3% sul 2015) sia le vendite interne, (829 milioni di euro, +3,7%). Numeri che decretano «la fine dell’era glaciale iniziata nel 2009 per il nostro settore e un nuovo contesto di fiducia, che dobbiamo all’introduzione nel 2011 dei dazi antidumping, senza i quali saremmo rimasti schiacciati dalle importazioni non fair dalla Cina - sottolinea il direttore dell’associazione, Armando Cafiero - e senza i quali oggi non saremmo qui a investire in tecnologia con questa intensità». Da qui l’attenzione che l’industria ceramica sta focalizzando sulla procedura antidumping al riesame di Bruxelles, che dovrebbe concludersi entro il prossimo settembre e portare al rinnovo per altri cinque anni delle misure che nell’ultimo lustro hanno permesso di ridurre del 77% l’import cinese.

«Il mercato italiano conferma l’inversione di tendenza, anche se gli 83 milioni di mq di piastrelle che assorbe sono meno della metà dei 170 milioni pre crisi - aggiunge Borelli - ma il nostro ottimismo è spinto dall’intonazione positiva di tutti gli indicatori, compreso lo stop all’emorragia occupazionale (19mila addetti nelle 147 aziende di piastrelle, ndr) così come il tutto esaurito già registrato per il 35° salone Cersaie che aprirà a Bologna il prossimo 25 settembre».

In un contesto generale positivo di ripresa di Pil e commercio mondiale e di ripartenza del mercato domestico dell’edilizia, restano le preoccupazioni legate alle bollette-zavorra per imprese altamente energivore come quelle ceramiche, che scontano un gap competitivo per gli oneri generali di sistema dell’energia elettrica: «Chiediamo da tempo l’adeguamento dell’articolo 39 per ricomprendere un parametro di Trade intensity», ricorda il presidente.

Al made in Italy di piastrelle vanno sommati anche i dati della produzione ceramica realizzata in 16 fabbriche estere, in mano a società italiane, tra Nord America ed Europa (85 milioni di mq e 856 milioni di euro di ricavi) nonché altri 776 milioni di euro di giro d’affari legati alla produzione di ceramica sanitaria, stoviglieria e materiali refrattari, gli altri segmenti rappresentati da Confindustria Ceramica, tutti intonati positivamente, che portano il totale fatturato del comparto a oltre 7 miliardi di euro.

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