Nuove qualifiche

La chance delle specializzazioni per dare servizi migliori ai clienti

di Antonello Cherchi e Valentina Maglione

2' di lettura

Le specializzazioni degli avvocati, seppure ancora in parte ostaggio dei ricorsi, iniziano a muovere i primi passi dopo il decreto 163 dell’anno scorso che le ha riorganizzate. E se per alcuni professionisti si tratta di far valere un titolo di specialista già acquisito attraverso un corso di formazione o di vederselo riconosciuta per “comprovata esperienza”, altri dovranno decidere se e a quale formazione puntare per diventare esperti - e presentarsi come tali- in un determinato settore. Il primo passo è capire se vale la pena specializzarsi.

«Lo considero un fattore altamente qualificante - spiega Luca Giacobbe, titolare insieme a Matilde Tariciotti dello studio Giacobbe, Tariciotti & Associati a Roma- perché le imprese e la pubblica amministrazione richiedono figure altamente specializzate. Un esempio: ora si parla molto di Pnrr, il piano di ripresa e resilienza, e anche noi lo stiamo studiando soprattutto per quanto riguarda il versante della digitalizzazione: va da sé che per tradurlo in pratica la Pa non potrà non rivolgersi a profili con alte professionalità».

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Per Giacobbe «le specializzazioni non devono spaventare l’avvocato generalista, una figura che continuerà a esistere. I due profili possono continuare a coesistere, anche se il mercato chiede sempre più specialisti. In questa prospettiva, l’esame di Stato, ora generalista, forse dovrebbe essere ripensato così da permettere a un giovane di potersi orientare già dopo la laurea».

Anche per Jacopo Sanalitro, fondatore a Firenze dello studio Sanalitro Taddei Associati - la specializzazione «è nell’ordine delle cose. La normativa e il diritto diventano sempre più complessi ed è impossibile seguire tutto: per essere competenti bisogna specializzarsi. La qualifica di esperto è un elemento di trasparenza nei confronti della clientela, tanto più che il titolo non equivale a un’esclusiva, nel senso che chi non ce l’ha non è tagliato fuori». Tutto si gioca, secondo l’avvocato, sulle procedure per acquisire la specializzazione: «La verifica dei corsi e della comprovata esperienza è fondamentale, altrimenti si finisce per riconoscere il titolo di specialista anche a chi non lo è. Anche per questo la formazione dovrà essere pratica e non teorica».

La specializzazione deve servire «a migliorare il servizio professionale», conferma Mauro Longo, che nel 1990 ha fondato, insieme a Barbara Morbinati, lo studio legale Morbinati & Longo, attivo nei settori del contenzioso civile e tributario e del risarcimento del danno, e diventato, dal 2018, una delle poche società per azioni nel panorama legale italiano. «Abbiamo deciso di uscire dalla logica del servizio legato all’artigianalità e di darci una struttura più solida e moderna - spiega - per rendere un servizio migliore ai clienti. Il tema della specializzazioni è in linea con il nostro percorso. Ma è necessario che la specializzazione non si riduca a un bollino formale. Piuttosto, deve essere un’occasione per guardare al futuro, fare formazione vera, dare uno strumento in più ai giovani e favorire le aggregazioni tra professionisti versati in ambiti diversi. E rendere così un servizio all’economia in generale».

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