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La chiave? Innovation hub e Competence center

Oltre agli incentivi previsti dal Piano Transizione 4.0, l'obiettivo del Governo è rinsaldare le relazioni tra imprese, università e Pa per accelerare la digitalizzazione

di Chiara Bussi

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(sdecoret - stock.adobe.com)

Oltre agli incentivi previsti dal Piano Transizione 4.0, l'obiettivo del Governo è rinsaldare le relazioni tra imprese, università e Pa per accelerare la digitalizzazione


3' di lettura

Incentivi, ma non solo. Il rilancio della competitività delle imprese nell’ambito del Recovery Plan italiano passerà anche dagli ecosistemi per l’innovazione.

Viene confermato il ruolo strategico delle applicazioni di Industria 4.0, con un «forte potenziamento» (come ha detto a chiare lettere il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri) del piano Transizione 4.0 per incoraggiare gli investimenti delle imprese. Conterrà un mix di interventi tra i quali la conferma di un credito di imposta che punta a raggiungere una platea più ampia, con incentivi su tre anni. Ma per promuovere il trasferimento tecnologico saranno centrali strumenti già esistenti, come i Competence Center (CC) e i Digital Innovation Hub (Dih), sempre più interconnessi.

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«La Commissione Ue – dice al Sole 24 Ore il sottosegretario allo sviluppo economico Gian Paolo Manzella - ci spinge alla creazione di ecosistemi industriali dell’innovazione, in cui gli attori dello sviluppo lavorano insieme. In quest’ottica quella dei Competence Center 4.0 è una scelta di policy importante. Perché riuniscono imprese, università, amministrazioni attorno a un’idea chiara: contano sempre più competenze e processi digitalizzati e il tessuto produttivo va aiutato a fare questo salto». I CC, inoltre, sono «a un passo verso la costruzione di una rete del trasferimento tecnologico nazionale che ha una sua specificità: nasce sul concetto di aggregazione di strutture e competenze già esistenti. Si sono voluti evitare errori del passato, con la creazione ex novo di strutture poi non sostenibili». Il rapporto tra il Recovery Plan e i CC è «centrale».Per questo, aggiunge Manzella, «è chiaro che il ruolo dei Competence Center sarà rafforzato».

Oggi il loro quadro è «definito». Sono otto e si rivolgono a un ampio bacino di utenza con logiche non di confini geografici ma di specializzazione (robotica, automotive, aerospazio, agricoltura 4.0, cybersecurity, Big Data). Il bilancio complessivo «è buono: sei hanno iniziato le attività da circa un anno e mezzo, mentre due – MedITech (con sede a Napol) e Cyber 4.0(a Roma) – hanno cominciato a operare da circa sei mesi. Su questi c’è un’azione di recupero da affrontare, e ci stiamo già lavorando. Ma sono i numeri complessivi a dire che l’iniziativa sta crescendo». Finora sono 290 le imprese coinvolte nei partenariati e 126 i progetti di innovazione, già finanziati per 9 milioni. La sfida dei prossimi mesi, conclude Manzella, «è rafforzare la collaborazione tra tutti i soggetti della rete».

Tra gli 8 Competence Center c’è il Made di Milano: 2.200 mq con isole tecnologiche focalizzate sui temi portanti di Industria 4.0, come la manifattura additiva, i robot collaborativi, gli esoscheletri o l’area cyber. «Una grande palestra dove le imprese toccano con mano e imparano a usare le nuove tecnologie», spiega il presidente Marco Taisch. La galassia Made conta 48 imprese partner e 4 atenei. «Sono in corso – spiega Taisch – oltre 20 progetti di trasformazione digitale e nel giro di tre mesi contiamo di avviarne un’altra ventina».

Un altro organismo dell’ecosistema di innovazione è la rete dei Dih, i Digital Innovation Hub di Confindustria: 22 soggetti distribuiti su tutto il territorio, con attività di sensibilizzazione e formazione, accompagnamento nella valutazione della maturità digitale e orientamento. Finora sono state organizzate oltre 700 iniziative tra seminari, incontri individuali, visite studio che hanno coinvolto circa 15mila imprese. E sono più di mille i test di valutazione con lo strumento elaborato dal Politecnico di Milano, promosso da Confindustria, per adottare una modalità unica di monitoraggio della digitalizzazione delle aziende.

«Nonostante le difficoltà di questi mesi - sottolinea Andrea Bianchi, direttore Politiche Industriali di Confindustria - i Dih hanno proseguito la loro attività di sensibilizzazione e orientamento delle imprese. Un ruolo, svolto con competenza e professionalità, che sta dando risultati importanti in termini di volumi di attività e qualità delle iniziative».

Accanto al lavoro con le singole imprese si fa strada un dialogo strutturato con le filiere produttive per accelerare i processi di innovazione dell’intera catena di fornitura. Come i progetti con Ansaldo Energia, Leonardo e ABB. «Mentre l’accordo siglato ad aprile con i Competence Center - prosegue Bianchi - ha dato vita a iniziative di collaborazione sui territori». I Dih, inoltre, «si sono proiettati in una dimensione europea, partecipando alla manifestazione di interesse promossa dal Mise per la selezione degli Edih italiani che potranno partecipare ai bandi Ue e faranno parte del network europeo degli Edih». Le potenzialità di sviluppo dei Digital Innovation Hub, conclude Bianchi, «sono evidentemente molto elevate e per questo possiamo immaginare un ruolo anche nell’attuazione del programma Next Generation EU, affiancando le imprese nella definizione di progetti e orientandole verso l’ecosistema dell’innovazione».

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