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La «chiave» dei notai a garanzia delle criptovalute

di Dario Aquaro

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2' di lettura

Trasparenza e solidità sono due caratteristiche della “catena dei blocchi”. Ma le blockchain pubbliche, aperte (tipo Bitcoin, per intendersi), nate libere dal giogo di un’autorità centrale e fondate su un database distribuito, scontano ancora un deficit in termini di tracciabilità, identità e sicurezza. Le obiezioni non riguardano l’essenza e la validità della tecnologia, cioè le operazioni crittografate, il consenso partecipato o le modalità di scrittura sul registro. Ma interessano, ad esempio, la capacità di garantire l’effettiva provenienza delle criptovalute, l’associazione tra un’identità “in codice” e una legalmente riconosciuta o l’effettiva volontà delle parti nell’eseguire una transazione. Problemi che coinvolgono i software di salvataggio e trasferimento (wallet ) e le piattaforme di compravendita (exchange): basti pensare ai casi di furto, smarrimento o trasferimento involontario di virtual asset.

Per superare questi scogli, il Notariato si fa avanti con un primo progetto operativo a sostegno di chi si muove sulle reti distribuite pubbliche. Un servizio di multisig (multi-firma) per criptovalute: l’intervento di una chiave “terza”, affidata ai notai, per validare le operazioni. Così da evitare che gli spostamenti dei fondi avvengano con la sola firma della chiave privata (la password) dell’utente. «Stiamo individuando i partner tecnologici e partiremo nei prossimi mesi», dice il presidente di Notartel, Michele Nastri.

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Già attivi da tempo nello studio della blockchain, e forti dell’esperienza della gara di idee svolta lo scorso ottobre, i notai hanno in programma una serie di progetti. Quello del multisig è ora in cima alla lista. Nastri, che fa parte del gruppo di esperti di blockchain riuniti al tavolo del Mise, spiega che «l’obiettivo è tutelare gli asset e la loro trasferibilità, e dunque prevenire i furti di identità. Ma anche ribadire il ruolo notarile quale punto di riferimento per la conservazione dei dati, inclusi quelli non presenti sulla chain, e la trasmissione ereditaria». Un aspetto fondamentale, quest’ultimo, messo in luce dalle varie cronache che raccontano di portafogli digitali inaccessibili dopo la morte degli investitori, unici titolari della chiave d’accesso.

E qui si intrecciano le riflessioni sull’identità (anonimato) nelle reti permissionless e le procedure antiriciclaggio: altro tema sul quale i notai sono in prima fila.

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