ASSEMBLEA DI FEDERCHIMICA

La chimica made in Italy fa scuola a livello internazionale

di Cristina Casadei


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5' di lettura

Nel lessico unico che le formule chimiche hanno in tutto il mondo, l’Italia viene considerata anno dopo anno, sempre più un punto di riferimento. Non ci sono molte altre spiegazioni per interpretare l’export di chimica italiana che nel primo quadrimestre è cresciuto del 9,5%, con punte in Cina dove la crescita è stata del 34,5% e in Russia, dove è stata del 20,1%. Il neopresidente di Federchimica, Paolo Lamberti, che ieri ha raccolto il testimone da Cesare Puccioni ed è stato eletto dall’assemblea con il 99,8% dei consensi, considera i dati delle vendite all’estero come la dimostrazione «dell’impegno delle nostre imprese su innovazione e internazionalizzazione, con una crescita dei valori esportati, +22% tra il 2010 e il 2016, rilevante e, soprattutto superiore a quella di gran parte dei concorrenti europei».

Cresce l’export, mentre il mercato interno non ha particolare slancio, ma nel complesso la produzione fa passi avanti e per il primo semestre, l’Ufficio studi di Federchimica ha stimato un più 3%.

Sono dati, questi, che aiutano a capire bene perché Lamberti ieri ha usato la parola continuità per caratterizzare il debutto del suo mandato, spiegando che nasce «nel segno della continuità come valore e del cambiamento come condizione necessaria per contribuire, come settore industriale, alla vera ripresa del sistema paese: la chimica ha le caratteristiche per svolgere questo ruolo». Gliele riconosce lo stesso presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia per il quale «l’industria chimica è una delle grandi punte avanzate dell’industria del Paese».

L’andamento di questo comparto, secondo Boccia, «dimostra che intervenendo su politiche per un’industria ad alto valore aggiunto, ad alta intensità di investimenti, ad alta intensità di produttività si può costruire una dimensione di crescita in cui si incrementa l’export e quindi l’occupazione e si attiva quello che abbiamo definito il circolo virtuoso dell’economia: più investimenti, più occupazione, più prodotto interno lordo e quindi più consumi».

IL SETTORE IN ITALIA

Dati 2016, dati in miliardi di euro. (Fonte: Federchimica)

Il dietro le quinte della chimica italiana è fatto, tra gli altri, dall’analisi e dall’investimento nei due fattori che più di tutti oggi sono determinanti per competere: dati e formazione che «sono e saranno sempre più le determinanti della competitività, cioè del successo di un’impresa, ma di fatto di una nazione - sostiene Lamberti -. I dati sono la nostra nuova e più importante materia prima, la formazione è fondamentale per favorire il cambiamento». La globalizzazione «impone di saper giocare su tutti i tavoli: sull’innovazione ma anche sui processi produttivi, che devono restare flessibili ma che devono anche fare un salto di tecnologia», continua il neopresidente di Federchimica, forte anche dei risultati tangibili che la ricerca e l’innovazione hanno consentito di raggiungere in termini di sostenibilità: negli ultimi 25 anni il settore ha diminuito le emissioni di gas serra del 68%. L’innovazione continua che rappresenta una peculiarità della chimica fa sì che «per la chimica Industria 4.0 non sia solo un incentivo fiscale, ma una vera, grande opportunità».

IL CONFRONTO EUROPEO

Variazione % delle esportazioni 2010 - 2016. (Fonte: Federchimica)

IL CONFRONTO EUROPEO

Industria 4.0 ha tra le sue leve primarie il capitale umano e i dati della chimica fanno emergere uno spaccato molto particolare: dei 108mila addetti delle 2.810 imprese i laureati sono il 19%, quasi uno su cinque, e di questi il 5% si occupa di ricerca & sviluppo. Nel confronto europeo l’Italia è seconda solo dietro alla Germania per numero di imprese attive nella ricerca.

A proposito di Europa per Lamberti «abbiamo bisogno di più Europa e all’Europa serve un’industria chimica forte, decisiva per la ripresa del continente e del ruolo che può giocare sul mercato globale. Dobbiamo fare una vera battaglia per un recepimento più armonizzato delle direttive, oggi attuate nei 28 paesi in modo difforme, cosa che finisce per vanificare il valore aggiunto del mercato unico». Parole raccolte dal presidente del parlamento europeo Antonio Tajani che si è soffermato sull’esito del voto francese e sulla Brexit. «Il voto francese - dice Tajani - esprime una richiesta di cambiamento, la sconfitta dei populismi. I francesi come gli austriaci, gli spagnoli gli olandesi e i tedeschi nelle elezioni locali chiedono un cambiamento, chiedono una Europa diversa e chiedono all’Europa di proteggerli di fronte alle tre grandi sfide: lotta al terrorismo, alla immigrazione clandestina e alla disoccupazione giovanile». Quanto alla Brexit «vogliamo raggiungere un quadro complessivo sulla separazione entro il 2018 per poi avviare la trattativa per quelle che saranno le relazioni tra Regno Unito e Unione europea dopo la separazione».

Ritornando in Italia, le imprese chimiche constatano ancora che «i vincoli imposti dal sistema paese nel rilascio delle autorizzazioni non sono più tollerabili. Per non dire della difformità di regole sul territorio». Diventa così «improcrastinabile una vera policy per la semplificazione normativa e l’efficienza della Pubblica amministrazione che avrebbe un potenziale propulsivo enorme per l’economia del paese».

Industria 4.0 ha tra le sue leve primarie il capitale umano e i dati della chimica fanno emergere uno spaccato molto particolare: dei 108mila addetti delle 2.810 imprese i laureati sono il 19%, quasi uno su cinque, e di questi il 5% si occupa di ricerca & sviluppo. Nel confronto europeo l’Italia è seconda solo dietro alla Germania per numero di imprese attive nella ricerca.

A proposito di Europa per Lamberti «abbiamo bisogno di più Europa e all’Europa serve un’industria chimica forte, decisiva per la ripresa del continente e del ruolo che può giocare sul mercato globale. Dobbiamo fare una vera battaglia per un recepimento più armonizzato delle direttive, oggi attuate nei 28 paesi in modo difforme, cosa che finisce per vanificare il valore aggiunto del mercato unico». Parole raccolte dal presidente del parlamento europeo Antonio Tajani che si è soffermato sull’esito del voto francese e sulla Brexit. «Il voto francese - dice Tajani - esprime una richiesta di cambiamento, la sconfitta dei populismi. I francesi come gli austriaci, gli spagnoli gli olandesi e i tedeschi nelle elezioni locali chiedono un cambiamento, chiedono una Europa diversa e chiedono all’Europa di proteggerli di fronte alle tre grandi sfide: lotta al terrorismo, alla immigrazione clandestina e alla disoccupazione giovanile». Quanto alla Brexit «vogliamo raggiungere un quadro complessivo sulla separazione entro il 2018 per poi avviare la trattativa per quelle che saranno le relazioni tra Regno Unito e Unione europea dopo la separazione».

Ritornando in Italia, le imprese chimiche constatano ancora che «i vincoli imposti dal sistema paese nel rilascio delle autorizzazioni non sono più tollerabili. Per non dire della difformità di regole sul territorio». Diventa così «improcrastinabile una vera policy per la semplificazione normativa e l’efficienza della Pubblica amministrazione che avrebbe un potenziale propulsivo enorme per l’economia del paese».

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