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Omicidio Khashoggi, per la Cia Mbs approvò l’operazione per assassinare il dissidente saudita

Rese pubbliche per decisione di Joe Biden le conclusioni di quattro pagine del rapporto dei servizi segreti americani sull’efferato omicidio del 2018

di Marco Valsania

Usa: omicidio Khashoggi fu approvato dal principe saudita

4' di lettura

Mohammed bin Salman, il 35ennne uomo forte e principe ereditario dell'Arabia Saudita noto come Mbs, approvò l’operazione che portò al l'assassinio del dissidente Jamal Khashoggi nel 2018. La conclusione, nero su bianco, è del rapporto dell'Ufficio del Direttore Nazionale dell'Intelligence americana, che coordina e supervisione tutti e 18 le agenzie dei servizi segreti. Il testo, preparato da tempo ma finora rimasto top secret anche se le sue conclusioni erano filtrate, è frutto anzitutto del lavoro dei servizi segreti per eccellenza, la Cia.

Il rapporto e il j’accuse

Il rapporto, nelle quattro pagine rese pubbliche e che escludono molti dettagli rimasti top secret, arriva alle conclusioni citando, in particolare, sul forte controllo dell’apparato decisione saudita da parte di Mbs. Coinvolti nell’operazione erano stati anche uno stretto consigliere di Mbs e membri della sua squadra personale di sicurezza. L’autorizzazione data da Mbs avrebbe previsto una cattura o uccisione del dissidente. “Valutiamo che il principe ereditario Mohammed bin Salman approvò una operazione a Istanbul, in Turchia, per catturare o uccidere il giornalista saudita Jamal Khashoggi”, si legge nel testo rilasciato da Avril Haines, direttore nazionale dell’intelligence dell’amministrazione di Joe Biden. Il documento afferma inoltre che il leader saudita non si è limitato a prendere di mira Khashoggi: “Ha sostenuto il ricorso a misure violente per zittire dissidenti all’estero, compreso Khashoggi”.

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Ricalibrare i rapporti

Biden ha promesso di “ricalibrare” i rapporti e l'impegno con Riad, nelle parole del suo portavoce Jen Psaki. Ha già fermato la vendita di armi e il supporto logistico alle attività belliche dell'Arabia Saudita nella guerra civile dello Yemen, definita una “catastrofe umanitaria”. Ora ha tenuto fede all'impegno a pubblicare le pagine declassificate del rapporto su Khashoggi. Ha inoltre avuto la prima conversazioni bilaterale solo con l'attuale ottuagenario re saudita Salman e non con l'erede prescelto e leader di fatto Mbs. Durante la campagna elettorale aveva apostrofato l'Arabia Saudita come un “pariah” sul palcoscenico internazionale.

Relazioni pericolose

Rimane tuttavia da vedere come in concreto Biden si comporterà: tradizionalmente Washington ha sposato la causa dello scomodo alleato, con i sauditi che hanno fornito greggio e stabilizzato il mercato petrolifero in cambio di forniture di armi e protezione strategica. Washington ha contato su Riad anche in funzione di contenimento iraniano e cercato di far fronte comune nella lotta al terrorismo. Lo sforzo di ricalibrare, stando agli osservatori, non vuole portare a eccessive tensioni o rotture.

Trump e Mbs

Le relazioni erano di sicuro diventate particolarmente strette sotto il predecessore di Biden alla Casa Bianca, Donald Trump. Nonostante le controverse azioni saudite anche prima del dramma del dissidente, aveva mantenuto relazioni molto calde con Mbs. Aveva scelto Riad quale meta del suo primo viaggio presidenziale all'estero nel 2017, celebrando il Paese come un leader regionale e del mondo islamico e quale cruciale alleato americano (nonché grande acquirente di arsenali e generatore di ordini per la difesa Usa). Trump, come tuttavia Barack Obama prima di lui, aveva sostenuto con convinzione anche le operazioni militari saudite nello Yemen in chiave anti-iraniana. E, stando ai critici, vedeva in generale in Mbs l'esempio di leader autoritario con cui aveva spesso mostrato affinità.

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Un assassinio efferato

La tragedia oggi tornata sotto i riflettori era in realtà emersa da tempo in tutti i dettagli agghiaccianti. Khashoggi, cittadino saudita che viveva in Virginia negli Usa e opinionista del Washington Post, era divenuto una spina nel fianco di Mbs, critico delle sue tendenze autoritarie e repressive sotto l'egida degli sforzi di modernizzare l'economia del Paese. In un fatidico giorno, il 2 ottobre nel 2018, entrò al Consolato saudita a Istanbul in Turchia, dove era stato attirato con la scusa di ritirare documenti per il suo matrimonio con una cittadina turca, e non ne uscì più, almeno non vivo. Una squadra di forse 15 agenti di Riad, con tanto di esperto di medicina legale, lo uccise, forse con una overdose, facendo poi a pezzi il corpo che non è mai stato ritrovato.

Processi di facciata

Inizialmente il regime di Mbs negò ogni accusa. In seguito, davanti a crescenti prove, ammise che suoi agenti dell'apparato di sicurezza erano stati sì responsabili dell'atto, ma avevano agito di propria iniziativa, senza alcuna autorizzazione dall'alto. La tesi fin da subito fu considerata del tutto inattendibile: una simile, sofisticata operazione non avviene senza copertura e numerosi dei protagonisti erano strettamente legati a Mbs e al suo entourage. Tribunali sauditi condannarono cinque degli assassini alla pena capitale sentenze poi commutate a vent'anni di carcere. Altre tre agenti hanno ricevuto pene minori.

Il rapporto Onu e i sospetti della Cia

Un rapporto dell'Onu sulla tragedia nel 2019 raggiunse la conclusione che l'omicidio era stato una “premeditata esecuzione extragiudiziale” della quale l'Arabia Saudita è responsabile nell'ambito delle leggi internazionali sulla violazione dei diritti umani. E filtrarono conclusioni simili anche dell'intelligence statunitense, ora rilasciate in forma redatta. L'allora direttore della Cia, Gina Haspel, già due mesi dopo l'omicidio fece tappa in Turchia e al ritorno tenne un briefing a porte chiuse con senatori americani, democratici e repubblicani, dal quale i parlamentari uscirono convinti delle responsabilità di Mbs. Il Congresso passò poi una legge per richiedere la pubblicazione di stralci del rapporto di intelligence, una richiesta che fu tuttavia ignorata dall'amministrazione Trump citando rischi di compromettere fonti dei servizi e scarso interesse pubblico.

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Gli aerei privati di Mbs

Ulteriori indicazioni del coinvolgimento di Riad sono venute fuori ancora di recente: Cnn ha rivelato che gli aerei privati usati dalla squadra per portare a termine la missione erano in forze a una società, Sky Prime Aviation, che era stata sequestrata da Mbs nelle sue manovre di potere.


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