intelligenza artificiale

La Cina accelera sull’Ai: punta al primato nel riconoscimento facciale

di Guido Romeo


default onloading pic
Reuters

3' di lettura

La ricerca sull’intelligenza artificiale (Ia) è soprattutto europea ma nei prossimi anni parlerà sempre più cinese. L’indicazione emerge dall’analisi “Artificial Intelligence: How knowledge is created, transferred, and used” pubblicata da Elsevier. Gli analisti hanno esaminato oltre 600mila paper pubblicati tra il 1998 e il 2017 mostrando che la ricerca nell'Ai è in piena esplosione con una crescita del 12,9% nel volume di nuovi articoli nel quinquennio 2013-17 rispetto al +0,8% della media generale delle pubblicazioni scientifiche con un netto aumento rispetto al 5% di crescita annua del quinquennio precedente. Questa produzione è ancora dominata dagli enti di ricerca europei (Università di Parigi Saclay, l'Inria francese e l'Imperial College di Londra in testa), ma tende a diventare sempre più cinese. «I dati mostrano che negli ultimi tre anni le organizzazioni accademiche cinesi hanno attratto più cervelli di quelli che hanno perso – sottolinea Dan Olley, Cto di Elsevier – confermando che la Cina si appresta a conquistare la leadership nella ricerca nell’intelligenza artificiale. Se il trend attuale continuerà, dopo il sorpasso sugli Usa nel 2004, il Paese del Dragone potrebbe superare l’Europa già nei prossimi tre anni». Dietro questa crescita c’è una chiara visione strategica di Pechino che nel piano “Made in China 2025” punta a rimpiazzare le importazioni con prodotti cinesi, soprattutto nel settore delle tecnologie avanzate disegnando una road map per fare della Cina il leader mondiale nel settore dell’Ia

Le analisi di Elsevier mostrano che la ricerca cinese è particolarmente competitiva nei settori della visione artificiale e degli algoritmi genetici fuzzy che imitano i processi di evoluzione naturale per individuare i parametri e le strutture migliori. «Il nostro report mostra che le tecnologie di riconoscimento facciale come parte delle strategie di sorveglianza a fini di sicurezza – osserva Dan Olley – siano la prima area di ricerca in Cina». A dominare la scena sono l'Accademia delle scienze cinese che da sola produce lo stesso volume di articoli delle prime cinque istituzioni europee anche se di impatto molto minore. Gli Usa, per quanto superati sul fronte della produzione di ricerca restano i campioni nell'attrazione di talenti e collaborazioni internazionali anche grazie a un settore industriale che rimane il più forte a livello globale. Un altro report, l'Ai index 2018, mostra infatti gli Usa insuperati per numero di brevetti e un aumento di 4,5 volte anno su anno degli investimenti di venture capital in startup di Ia rispetto al raddoppio registrato dalla media dei settori hi-tech. Mentre in Cina ed Europa le prime 5 organizzazioni produttrici di ricerca nel campo dell’Ia sono tutte accademiche, oltreoceano spiccano i nomi di due grandi corporate, Microsoft (al terzo posto nella top5 dopo Carnegie Mellon ed Mit, ma con il più alto impatto a livello globale in termini di citazioni), seguita da Ibm. Gli Stati Uniti sono anche gli unici a mostrare due cluster ben distinti per i settori del riconoscimento della voce e delle immagini. L'Italia si difende abbastanza bene posizionandosi tra i primi 5 paesi europei, dopo Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Al vertice della top 10 italiana spicca la Sapienza di Roma, che supera anche il Cnr, ma le Università di Genova e Trento si confermano poli di eccellenza perché anche se più indietro per volume di pubblicazioni, producono gli articoli più citati nei settori della robotica e della semantica. Tasto dolente - che emerge dall’analisi - è che nonostante la grande attenzione mediatica e politica e la rilevanza sociale di queste tecnologie, la ricerca sull’etica dell'Ia rimane ancora poverissimo di pubblicazioni.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...