xi jinping: «No al protezionismo»

La Cina chiede agli Usa di togliere dazi su 300 miliardi di export

Nel giorno in cui apre la megafiera di Shanghai dedicata all'import. Pechino vuole un gesto di buona volontà da parte degli Stati Uniti prima di firmare la pace commerciale. Di Maio: Italia e Cina mai così vicine

di Stefano Carrer


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Reuters

5' di lettura

E' passato a visitare il padiglione italiano: Luigi di Maio ha offerto al presidente cinese una maglia della nazionale italiana, con scritto il suo nome “Xi Jinping”, in quanto notorio appassionato di calcio. E i due hanno poi brindato insieme con un prosecco. L'intermezzo e' avvenuto nella mattinata inaugurale della CIIE (China International Import Expo), aperta dal presidente con il rinnovo di unapromessa gia' altre volte effettuata. “La porta che la Cina sta aprendo si aprira' ancora di piu' e in modo sempre piu' ampio”, ha detto, replicando l'impegno a ridurre gli ostacoli all'accesso al mercato per gli operatori stranieri, ma senza delineare nuove iniziative particolari. Xi ha comunque rinnovato l'impegno ad accelerare le trattative verso la conclusione di un accordo sugli investimenti tra Cina e Unione Europea. “La Cina dara' maggiore importanza alle importazioni: continueremo a abbassare dazi e costi”, ha aggiunto il presidente, spezzando una lancia in favore del libero commercio internazionale con una critica non tanto velata al concetto di America First promosso dall'Amministrazione Trump: “Dobbiamo tutti mettere il bene comune dell'umanita' al primo posto, piuttosto che mettere l'interesse personale davanti ai comuni interessi di tutti”. E ha proseguito dicendo: “Dobbiamo abbattere i muri, non erigerli, e prendere una ferma posizione contro il protezionismo e l'unilateralismo”. .

Quanto al negoziato commerciale con gli Stati Uniti, fonti di Pechino nelle stesse ore chiedevano a Washington gesti di buona volontà prima di firmare l’accordo di tregua: l’abolizione dei dazi imposti in settembre su 125 miliardi di import da Pechino e la sospensione di quelli che dovrebbero entrare in vigore il 15 dicembre per 156 miliardi di dollari

L’Italia a Shangai. L’Italia è tra i 15 Paesi ospiti d’onore alla maxifiera alla quale partecipano ufficialmente 64 nazioni, anche se le oltre tremila societa' presenti provengono da più di 150 Stati e territori. A rappresentare il nostro governo è il ministro egli esteri Luigi Di Maio, che oggi ha inaugurato il padiglione italiano e tenuto un discorso anche in un simposio sulle sfide dell’economia digitale. «Italia e Cina non sono mai state così vicine», ha detto Di Maio alla cerimonia di apertura della manifestazione, citando la firma nell’aprile scorso del memorandum sulla Via della Seta (Roma è stata la prima a farlo tra i Paesi del G7). Il ministro ha poi sottolineato l’importanza della collaborazione internazionale all’insegna della inclusività, della sostenibilità e della parità di condizioni tra operatori economici. Le 160 imprese espositrici italiane sono presenti sia in forma individuale sia con il supporto della Fondazione Italia Cina, di AICE, di Confindustria Federorafi e della Camera di Commercio italiana in Cina. La presenza italiana tocca tutti gli ambiti d'interesse della manifestazione, con numeri particolarmente elevati nei settori dei beni di consumo, dell’agroalimentare e della tecnologia. Presenti grandi gruppi come Eni, Ferrero, Leonardo, Iveco, e marchi di grande notorieta' quali D&G, Maserati e Alfa Romeo, ma anche numerose imprese piccole e medie aziende. Stasera saranno firmati accordi con colossi cinesi dell'e-commerce

Negoziati con gli Usa . Se e' logico che il governo cinese intenda promuovere un maggior ruolo dei consumi nel dinamiche dell'economia per renderla meno dipendente dagli investimenti nelle infrastrutture e dalla manifattura per l'export, e' anche vero che nell'ultimo anno - dopo la prima edizione della CIIE (dedicata esclusivamente all'import) lanciata con grande fanfara - l'import cinese e' in realta' diminuito, nel quadro del rallentamento generale della performance del Pil. Non solo gli Usa, ma anche l'Unione Europea si e' lamentata per le lentezze nell'attuazione delle promesse di un “level playing field” che consenta una competizione ad armi pari sul mercato cinese. Intanto i negoziati per una schiarita nella guerra commerciale in corso con gli Usa fanno passi avanti: gia' questo mese potrebbe essere firmata la “fase uno” di una intesa, anche se non sono stati definiti gli ultimi punti. In particolare, e' emerso che l'amministrazione Trump sta considerando di venire incontro alle richieste cinesi di togliere i dazi addizionali del 15% introdotti a settembre su merci importate dalla Cina per 112 miliardi di dollari: questa appare la condizione di Pechino per la firma di un cessate il fuoco almeno temporaneo. Ma in cambio da Washington si pretenderebbe una tempistica precisa sui promessi acquisti di prodotti agricoli americani, un rafforzamento delle tutele della proprieta' intellettuale e anche la firma dell'Intesa in territorio statunitense. Xi Jinping dovrebbe dunque andare negli Usa: in tal caso i cinesi preferirebbero che fosse una visita di Stato, per evitare che sembri una Canossa. Sarebbe stato meno complicata una firma in Cile, ma e' intervenuta la rinuncia di Santiago a ospitare il vertice Apec a causa dei persistenti disordini.

Import in calo. Se è logico che il governo cinese intenda promuovere un maggior ruolo dei consumi nel dinamiche dell’economia per renderla meno dipendente dagli investimenti nelle infrastrutture e dalla manifattura per l’export, è anche vero che nell’ultimo anno - dopo la prima edizione della CIIE (dedicata esclusivamente all’import) lanciata con grande fanfara - l’import cinese è in realtà diminuito, nel quadro del rallentamento generale della performance del Pil. Non solo gli Usa, ma anche l’Unione Europea si è lamentata per le lentezze nell’attuazione delle promesse di un “level playing field” che consenta una competizione ad armi pari sul mercato cinese. Intanto i negoziati per una schiarita nella guerra commerciale in corso con gli Usa fanno passi avanti: già questo mese potrebbe essere firmata la “fase uno” di una intesa, anche se non sono stati definiti gli ultimi punti.

Impegno sul clima. Intanto, mentre Washington ha appena notificato all’Onu il suo ritiro dagli accordi di Parigi sul clima, il presidente francese Macron dovrebbe firmare con Xi Jinping a Pechino (anche se si sono già incontrati nelle ultime ore a Shanghai: domani sarà visita di Stato) un accordo che include il termine «irreversibilità» proprio per gli accordi di Parigi per il contrasto ai cambiamenti climatici.

Incontro Xi-Lam.Tra gli eventi della mattinata, è spiccato anche l’incontro a sorpresa tra Xi e la governatrice di Hong Kong Carrie Lam: secondo i media cinesi, il presidente ha espresso alla Lam il suo «alto livello di fiducia» nel fatto che l’amministrazione della regione speciale sia in grado di stabilizzare la situazione, ma le ha anche chiesto di applicare severamente la legge, oltre che moltiplicare gli sforzi per migliorare le condizioni di vita della popolazione. L’incontro sembra smentire le indiscrezioni secondo cui Pechino si appresterebbe a sostituire la Lam con un governatore più energico. D’altra parte, dall’ultimo Plenum del Partito è emersa non solo la conferma del modello “un Paese, due sistemi”, ma anche qualche indicazione secondo cui potrebbero essere modificati certi meccanismi dell’amministrazione di Hong Kong. Le proteste non accennano a diminuire: da ultimo ha fatto impressione la devastazione dell’agenzia ufficiale di stampa cinese.

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