GUERRA DEI DAZI

La Cina conferma la tregua commerciale con gli Usa: via alla «fase-uno»

Il governo cinese ha cancellato le sue tariffe per domenica 15 dicembre e spera di ampliare l’intesa con gli Stati Uniti dopo la firma del primo patto. Le borse festeggiano l’intesa tra le prime due potenze mondiali

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

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(Ap)

Il governo cinese ha cancellato le sue tariffe per domenica 15 dicembre e spera di ampliare l’intesa con gli Stati Uniti dopo la firma del primo patto. Le borse festeggiano l’intesa tra le prime due potenze mondiali


3' di lettura

NEW YORK - Pechino risponde di sì all’offerta di Washington per arrivare a siglare al più presto l’accordo sulla cosiddetta“Fase-uno”. Da giorni d’altronde i ministri cinesi, in diverse occasioni, continuavano a inviare segnali di pace e auspici di una pronta risoluzione della querelle commerciale tra le due prime potenze mondiali che da venti mesi tiene aziende e mercati con il fiato sospeso.

Pechino conferma i passi avanti
In un briefing alla stampa a Pechino slittato di mezz’ora rispetto a quanto comunicato, esponenti del ministero delle Finanze, degli Esteri, dell’Agricoltura e del Commercio hanno confermato anche da parte loro che i negoziati per raggiungere l’accordo commerciale sulla cosiddetta “Phase-one” sono andati avanti e i progressi sono significativi. Pechino ha fatto sapere che ha cancellato i controdazi del 5 e 10% previsti domenica 15 dicembre sui prodotti made in Usa. Le Borse continuano ad accelerare sulle buone notizie che arrivano dal fronte commerciale tra Usa e Cina.

Trump smentisce le cifre
Da parte americana, Donald Trump ha smentito le anticipazioni del Wall Street Journal sulle percentuali dell’offerta di cancellazione dei dazi esistenti. Secondo le indiscrezioni scaturite dalla Casa Bianca, da più fonti, dopo l’incontro con i consiglieri economici nel quale il presidente ha firmato l’offerta di pace inviata ai cinesi, Washington è pronta a sospendere l’entrata in vigore dei nuovi dazi del 15% su 160 miliardi di dollari di beni di consumo domenica 15 dicembre alle 12 e un minuto. E inoltre offre una «sostanziale riduzione» dei dazi esistenti sui 360 miliardi di prodotti made in China già tassati.

Dal 15% al 50% di sconto
L’agenzia Dow Jones ieri per prima ha parlato di un taglio del 50% dei dazi esistenti. Più tardi, dopo l’incontro il consigliere presidenziale, il sinologo Michael Pillsbury alla stampa ha riferito di tagli dei dazi esistenti tra il 15% e il 25%. Ma il presidente frena. Anche perché prima ancora di firmare l’accordo si è trovato di fronte il fuoco di fila di parlamentari dei due schieramenti, come Marco Rubio o Chuck Schumer, che temono la perdita di “potere contrattuale” da parte americana con la riduzione dei dazi per le negoziazioni future.

Accordo storico
Il capo negoziatore americano Robert Lighthizer, una delle colombe diplomatiche che ha convinto il presidente ad aprire ai cinesi, parla di «accordo storico che chiede alla Cina riforme strutturali e cambi nel suo regime verso la proprietà intellettuale, il trasferimento di tecnologia, l'agricoltura, i servizi finanziari e i tassi di cambio». L’Ufficio del Rappresentante al commercio precisa però a scanzo di equivoci che resteranno in vigore i dazi del 25% su 250 miliardi di dollari di 'Made in China' e quelli al 7,5% su 120 miliardi di import cinese. Per ora quindi, a quanto è dato sapere, non si parla di taglio dei dazi esistenti ma solo di stop ai nuovi dazi, come anche confermato di nuovo pochi minuti fa da Trump.

Il doppio successo del presidente Usa
Il terreno è scivoloso. E le aperture del presidente americano infatti rischiano di suonare agli occhi dei conservatori americani come una sconfitta, mentre potrebbero essere lette come una vittoria dai nazionalisti cinesi. Le borse per ora festeggiano. E Trump, in una settimana si porta a casa il successo per il nuovo trattato commerciale con il Messico e Canada che riequilibra i conti con gli Usa. E si porta a casa, inoltre, con l’accordo con la Cina un’altra vittoria in chiave elettorale con i suoi farmers, già favoriti dall’accordo con il Canada, che godranno dei maggiori acquisti agricoli e delle esenzioni tariffarie in arrivo dalla Cina.

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