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La Cina nel CPTPP, per il ministero del Commercio “è una possibilità”

Pechino sulle orme della new entry Gran Bretagna - E il premier Li Keqiang nella capitale parla alle aziende europee delle opportunità del CAI

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Multilateralismo cinese a tutto campo. Il ministero del Commercio ha detto ufficialmente che Pechino sta considerando di entrare nel Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), il trattato “alternativo” al RCEP siglato a novembre dalla Cina con 15 Paesi per la maggioranza asiatici. E nella capitale il premier Li Keqiang parla online a 300 imprenditori europei sulle opportunità del Trattato Europa-Cina (CAI).

Pechino potrebbe seguire l’esempio di Boris Johnson il premier britannico che ha mosso le pedine per l’inserimento della Gran Bretagna tra i Paesi del Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), noto anche come TPP11 or TPP-11, che ricomprende Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

Nato dal Trans-Pacific Partnership (TPP), mai entrato in forze per l’abbandono degli Usa durante la presidenza di Donald Trump, il CPTPP ha trovato una new entry, la Gran Bretagna post-Brexit. La spinta verso il multilateralismo della Cina ha trovato del resto un conforto nelle ultime uscite del presidente Xi Jinping, specie nel discorso pronunciato in apertura del World Forum di Davos .

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Li Keqiang e le aziende europee

Il premier cinese Li Keqiang si è concentrato, invece, sulle nuove opportunità offerte dal CAI, il Comprehensive Agreement on Investment siglato in via di principio tra Cina ed Unione europea a fine 2020.

Si è rivolto al top delle imprese attive in Cina per illustrare un accordo che a breve troverà un completamento con la pubblicazione anche degli allegati al testo reso pubblico.

Il trattato aiuterà a risolvere i problemi di squilibrio nella bilancia dei pagamenti tra i due blocchi e a ridurre la lista degli investimenti stranieri vietati. L’anno scorso gli investimenti diretti dei 27 in Cinasono stati pari a 117.98 miliardi, quelli cinesi in Europa 80 miliardi, per totale di 197.98 miliardi.

Nella capitale cinese è in corso un evento che coinvolge almeno 300 imprese già presenti in Cina, tra cui quelle italiane. Gianpaolo Bruno, direttore dell’Italian Trade Agency di Pechino ha elogiato l'accordo, sottolineando che il trattato amplierà l'accesso al mercato delle aziende europee in Cina, compresi i servizi sanitari privati ​​e i servizi di trasporto marittimo internazionale, due settori in cui l’Italia può dare un contributo.

Inoltre, l'accordo fornirà l’accesso ai principali mercati strategici europei per le aziende cinesi, incluso il settore manifatturiero.

Aspettative elevate

Anche le aspettative delle imprese tedesche per il trattato sono elevate, con il 40% delle aziende intervistate dalla Camera di commercio tedesca in Cina e KPMG che si aspetta un maggiore accesso al mercato e il 39% che guarda alla parità di trattamento di tutti i partecipanti al mercato. “Il CAI rende ormai irreversibili gli sforzi e le misure della Cina in termini di apertura del mercato alle aziende europee”, ha detto Stephan Woellenstein, presidente della Camera di commercio tedesca nel Nord della Cina.

Secondo il rapporto, il 77% delle aziende intervistate è ottimista sulla Cina rispetto alle altre economie e il 72% ha già pianificato ulteriori investimenti in nuovi impianti, macchinari e ricerca e sviluppo.



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