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La Cina fa i conti con la decrescita del settore dei servizi

Agosto chiude con un calo del Pmi manifatturiero a 50,1 dal 53,3 di luglio, mentre i servizi frenano a 47,5 (da 53,3) sotto quota 50.

di Rita Fatiguso

(Reuters)

3' di lettura

La ripresa cinese frena con la contrazione dell’attività del settore dei servizi che scende sotto quota 50, la linea di demarcazione che separa la crescita dalla decrescita. L’indice ufficiale dei responsabili degli acquisti non manifatturieri (Pmi), che misura il sentiment nei settori dei servizi e delle costruzioni, è sceso a 47,5. Il Pmi manifatturiero ufficiale, invece, è a 50,1 ad agosto, da 53,3 a luglio. Pechino inizia ad accusare il colpo dei contagi e della regolamentazione restrittiva nel settore dell’economia digitale.

Nuovo stop dopo il rallentamento dei profitti

Dopo il rallentamento della crescita dei profitti industriali segnalata ad agosto, la Cina aggiunge ulteriori prove alla perdita di slancio economico dell’economia.

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La repressione normativa cinese degli ultimi mesi sta già creando danni alla sua economia, lo dimostra il fatto che l’indice ufficiale dei responsabili degli acquisti nel settore non manifatturiero cinese (PMI) in agosto ha tagliato la soglia psicologica di quota 50, scendendo a 47,5.

L’indice ufficiale del settore manifatturiero invece ha retto anche se di poco, in agosto è sceso a 50,1 ad agosto, dal 53,3 di luglio.

Entrambi gli indicatori hanno dimostrato un progressivo calo negli ultimi mesi, man mano che i contagi riprendevano quota e le leggi in materia di sicurezza dati iniziavano a produrre effetti.

Frenata record per il settore dei servizi

L’attività del settore dei servizi in Cina si è contratta ad agosto al secondo livello più basso mai registrato nell’era post pandemica, aggiungendo ulteriore evidenza di un rallentamento dell’economia.

Le cifre diffuse dall’Istituto nazionale di statistica cinese sono state ancora al di sotto della previsione di un sondaggio degli analisti di Bloomberg che aveva previsto un calo a 51,9.

È la cifra più bassa da quando l’indice è crollato al minimo storico di 29,6 a febbraio 2020 dopo che la Cina ha iniziato ad attivare i blocchi per controllare la diffusione iniziale della pandemia di coronavirus.

Il rallentamento è stato guidato da un forte calo dell’indice dei servizi da 52,5 a 45,2, attribuito alla reimposizione delle restrizioni sul coronavirus e ai consumatori che sono diventati più cauti.

L’indice delle costruzioni, tuttavia, è rimbalzato a 60,5 ad agosto da 57,5.

Il peso della diffusione dei nuovi contagi

“L’ ondata di epidemie in molte province ha inferto un duro colpo al settore dei servizi che è ancora sulla via della ripresa”, ha detto Zhao Qinghe dell’Istituto nazionale di statistica, anche se “le aziende sono ottimiste sul recupero del settore dei servizi nel prossimo futuro perchè i contagi sono sotto controllo, mentre si stanno avvicinando sia il Festival di metà autunno e la Festa nazionale di ottobre”.

L’indagine ha anche evidenziato segnali negativi di una carenza di offerta, ma la domanda globale di beni cinesi sembrerebbe nuovamente in calo. Secondo Zhao, tuttavia, “le aziende manifatturiere hanno una visione positiva delle prospettive poiché l’impatto delle epidemie e delle inondazioni della variante Delta si sta attenuando; gli ultimi sondaggi suggeriscono che l’economia cinese si è contratta perchè le interruzioni del virus hanno pesato pesantemente sull’attività dei servizi. Anche l’industria ha continuato a soffrire i “colli di bottiglia” della catena di approvvigionamentoche sono peggiorati.

La speranza generalizzata è che la situazione a settembre possa svoltare e invertirsi, con le regioni cinesi che hanno iniziato ad allentare le misure di contenimento. Ma il calo dei PMI è un segnale che non va ignorato.


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