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La Cina ferma la «guerra del sorgo», ma l’agricoltura Usa non è ancora al riparo dai dazi

di Sissi Bellomo

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(Biosphoto)


2' di lettura

La guerra del sorgo è già finita, ma l’agricoltura americana non si è ancora messa in salvo da possibili dazi. Diversi prodotti della terra sono stati indicati come potenziali bersagli di ritorsione nella liste che Unione europea e India hanno depositato alla Wto: in quella di Bruxelles figurano mais e riso, in quella di New Delhi l’olio di soia.

Solo poche ore prima la Cina aveva revocato le pesanti restrizioni imposte un mese fa all’import di sorgo dagli Stati Uniti: un dietrofront che è stato interpretato come un gesto distensivo durante i colloqui sulle relazioni commerciali attualmente in corso con Washington.

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Ufficialmente il ministero del Commercio cinese ha giustificato con motivi di «interesse nazionale» il ritiro delle «misure temporanee anti-dumping», che obbligavano gli importatori di sorgo Usa a depositare il 178,6% del valore della merce: l’imposizione si sarebbe dimostrata troppo onerosa per gli allevatori locali, che già devono confrontarsi con un forte ribasso dei prezzi della carne di maiale. Il cereale è impiegato soprattutto nei mangimi animali, oltre che per la distillazione di un liquore cinese. Le somme finora depositate, ha precisato il ministero, saranno rimborsate.

In realtà la misura – benché sia durata poco e benché riguardasse un prodotto di nicchia – si è dimostrata un efficace avvertimento per Washington. A poche ore dall’entrata in vigore, lo scorso 17 aprile, diversi carichi di sorgo americano in Cina sono stati costretti a cambiare rotta perché respinti dagli acquirenti. La stessa sorte è toccata nelle settimane successive ad almeno una ventina di carichi, secondo la Reuters. Molti sono stati rivenduti altrove, soprattutto in Arabia Saudita, Giappone e Spagna, a prezzi fortemente scontati. Archer Daniels Midland (Adm), uno dei colossi americani dell’agribusiness, ha ammesso di aver perso 30 milioni di dollari a causa della vicenda.

Ci sono state anche ripercussioni sul mercato del mais: il prezzo del sorgo negli Usa è infatti crollato dopo lo stop degli acquisti da parte della Cina, che assorbe l’80% dei raccolti americani, e molti distillatori di etanolo hanno fatto incetta, spiazzando per l’appunto forniture di mais.

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