MATERIE PRIME

La Cina guida il rimbalzo della lana merino australiana, ancora bassa la domanda dall’Europa

Tutelata e promossa, dall’associazione The Woolmark Company, ha innumerevoli applicazione anche nello sportswear, come dimostra la partnership con Luna Rossa per le divise della Coppa America

di Giulia Crivelli

3' di lettura

L’immagine più evocata parlando di Luna Rossa e degli altri scafi di questa edizione della Coppa America di vela è quella di un’astronave. In effetti le barche volano, ma sull’acqua. E sarebbe più corretto dire che planano grazie al balzo tecnologico nella progettazione e nei materiali usati, simile a quello fatto per i treni proiettile che “volano” appena sopra le rotaie.

La vetrina della Coppa America

Nelle acque di Auckland si sta decidendo chi, tra Luna Rossa e i detentori di Emirates Team New Zealand vincerà il trofeo sportivo più antico al mondo. La fascinazione per questi scafi e vele di un futuro che è già presente aumenta se si pensa che l’unica energia usata è quella del vento e che tra i materiali scelti per proteggere i velisti ce n’è uno tra i più naturali e longevi che esistano, la lana. O meglio, la lana merino australiana, che l’associazione globale The Woolmark Company è impegnata a proteggere e promuovere. Ben venga la vetrina della Coppa America (la lana merino è componente integrante della divisa del team Luna Rossa, sviluppata con il supporto tecnico dell’associazione), ma il lavoro di Woolmark va ben oltre, nello sport e non solo, e si concentra in particolare sulla sostenibilità sociale e ambientale della filiera della lana merino.

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Ecosostenibilità certificata

Di recente pubblicazione è ad esempio lo studio che dimostra come la lana, sia al naturale sia trattata e lavabile in lavatrice, si biodegrada facilmente in ambienti marini, al contrario delle fibre sintetiche e dei capi che le contengono, che contribuiscono alla formazione di circa il 20%-35% delle microplastiche negli oceani; un singolo indumento in pile di poliestere può produrre più di 1.900 microfibre a ogni lavaggio. «La lana che si ottiene dall’allevamento delle pecore è tra le più antiche fibre usate dall’uomo per creare indumenti: è nota da migliaia di anni, da ancora prima dell’Impero romano o di quello babilonese – spiega Stuart McCullough, managing director di Woolmark –. La sostenibilità non era al centro del lavoro degli stilisti. Oggi possiamo dire, indipendentemente dalla pandemia e dalle riflessioni sul rapporto con la natura, che la sostenibilità è diventata parte integrante non solo del lavoro degli stilisti, giovani e non, ma di ogni passaggio della filiera, dalle materia prime al consumatore finale e questo mette la lana merino in una posizione di vantaggio assoluto».

Tutela della tradizione e del territorio

C’è inoltre un elemento a metà tra la sostenibilità sociale e quella ambientale, che McCullough sottolinea: le pecore che ci regalano la lana merino vivono in Australia da 225 anni (nella foto in alto, un gregge al pascolo) e gli allevatori, che negli ultimi 18 mesi hanno dovuto superare anche l’emergenza siccità e poi quella degli incendi, sono custodi in due modi: da una parte proteggono e tramandano il know how di allevatori e tosatori, dall’altro assicurano che la terra non sia sfruttata e messa in pericolo da altre tipi di agricoltura intensiva.

Le esigenze di trasparenza dei consumatori

«Di cambiamento climatico e inquinamento da plastica, finalmente, si parla ogni giorno e molti enti regolatori, Unione europea compresa, stanno lavorano a nuove etichette che indichino ai consumatori la genesi e il potenziale nocivo di ciò che comprano – ricorda McCullough –. L’obiettivo è sostituire un modello “lineare” di consumo a uno circolare. In realtà non occorre inventare niente, bensì essere più consapevoli e attenti: la lana merino dimostra a tutti che l’economia circolare e la sostenibilità sono già oggi reali. Anzi, lo sono da millenni». Gli effetti economici della pandemia, arrivati dopo l’emergenza degli incendi, hanno colpito anche l’Australia e la supply chain della lana come materia prima. Ma la ripresa della Cina, già a partire dal secondo semestre del 2020, ha aiutato gli allevatori e la filiera della lana merino: «Il mercato cinese è tra i più importanti per la mostra lana e il rimbalzo registrato da mesi aiuta, anche se non può compensare il calo della domanda in Europa e Stati Uniti – conclude McCullough –. L’abbigliamento formale ha sofferto molto, meno quello sportivo e speriamo che sempre più persone si rendano conto delle funzionalità e del valore aggiunto che la lana può dare allo sportswear». Magari con la complicità di Luna Rossa.

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