nELLO Xinjiang

La Cina installa una app segreta per spiare i turisti

Una inchiesta del Guardian svela che la polizia cinese in servizio alla frontiera tra la regione dello Xinjiang e il Kirghizistan avrebbe installato una applicazione sugli smartphone dei visitatori per monitorarne le ricerche


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    2' di lettura

    Una app segreta, installata di nascosto ai turisti per controllarli. Non è la trama di un thriller ma quello che ha scoperto il Guardian sulla base di un’inchiesta condotta in partnership col New York Times, la Süddeutsche Zeitung, l’Ong Privacy International e altri enti. Secondo quanto riportato dal giornale inglese, la polizia di frontiera cinese avrebbe segretamente installato un’applicazione di sorveglianza sui telefonini dei visitatori entrati nel Paese nella regione a maggioranza musulmana dello Xinjiang,
    attraverso il confine col Kirghizistan.

    Attraverso la app le autorità di Pechino possono monitorare i visitatori e anche scaricare i loro dati personali. Ma non sono solo i turisti a essere spiati: «Nella regione dello Xinjiang - rivela il Guardian - il governo cinese ha limitato le libertà della popolazione musulmana locale, installando telecamere per il riconoscimento facciale sulle strade e nelle moschee e, a quanto si dice, costringendo i residenti a scaricare software per monitorare i loro telefoni». Maya Wang, ricercatore cinese presso Human Rights Watch, spiega infatti che: «I residenti dello Xinjiang, in particolare i musulmani, sono sottoposti a una sorveglianza multidimensionale 24 ore su 24 nella regione».

    Al momento dei controlli di frontiera, la polizia cinese prende i cellulari dei turisti, li porta in un’altra stanza, e installa un’applicazione che estrae e-mail, testi e contatti. Edin Omanović, della Ong Privacy International, ha descritto i risultati dell’inchiesta come «altamente allarmanti in un Paese in cui scaricare l’app o l’articolo sbagliato potrebbe farti finire in un campo di detenzione».

    Ma cosa cercano sul telefonini dei turisti le autorità cinesi? Secondo il Guardian, si cercano termini associati all’estremismo islamico e manuali sull’uso delle armi. Tuttavia, l’applicazione di sorveglianza cerca anche informazioni su una vasta gamma di altro materiale - dal digiuno durante il Ramadan alla letteratura del Dalai Lama, e la musica di una band metal giapponese chiamata Unholy Grave. Nella “lista nera” è finito anche un manuale di auto-aiuto dello scrittore americano Robert Greene intitolato “The 33 Strategies of War”.

    Secondo quanto riporta il Guardian, nella maggior parte dei casi l’app viene disinstallata prima della restituzione del telefono, ma alcuni viaggiatori l’hanno trovata ancora sul loro telefonino. I turisti che entrano nella regione dello Xinjiang sono tanti: circa 100 milioni di persone ogni anno, secondo le autorità cinesi.

    I turisti intervistati dal Guardian dichiarano che al checkpoint era stato chiesto loro anche di consegnare i numeri di pin e che i telefonini vengono poi restituiti dopo circa un’ora. «Questo è l’ennesimo esempio del perché il regime di sorveglianza nello Xinjiang sia uno dei più illegali, pervasivi e draconiani del mondo», ha detto Omanović.

    L’uso della app illegale è stato scoperto dopo che alcuni viaggiatori hanno notato qualcosa di sospetto sul proprio smartphone e si sono rivolti ai giornalisti. L’analisi di quel software da parte del Guardian, del Süddeutsche Zeitung, della Ruhr-University Bochum e della società tedesca di sicurezza informatica Cure53 ha portato alla luce la app nascosta.

    «Le autorità cinesi sono state contattate per eventuali osservazioni - scrive il Guardian - , ma non è pervenuta alcuna risposta al momento della pubblicazione».

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