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La Cina lancia i futures sul greggio e prepara la sfida ai petrodollari

di Sissi Bellomo


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(Imaginechina)

2' di lettura

La Cina, sull’orlo di una guerra commerciale con gli Usa, getta il primo seme di una potenziale sfida ai petrodollari. È fissato per lunedì il debutto dei futures cinesi sul greggio: un evento preparato a lungo, addirittura per un quarto di secolo, e che solo per caso si realizza in un momento così delicato per le relazioni tra Pechino e Washington, ma che a questo punto guadagna una valenza simbolica.

L’eventuale affermazione del petroyuan è tutt’altro che scontata e comunque, ammesso che sia possibile, richiederà molto tempo. Ma l’obiettivo finale della Cina, oggi primo importatore mondiale di greggio e di molte altre materie prime, probabilmente è proprio questo: fare leva sui mercati delle commodities – in cui ha un ruolo cruciale, dato il livello dei consumi – non solo per guadagnare influenza sui prezzi, ma anche per rafforzare lo yuan come valuta internazionale.

I futures sul petrolio, i primi in Cina a poter essere scambiati anche da stranieri, sono un primo, imprescindibile passo.

Ieri le autorità di mercato hanno deciso che entreranno in contrattazione al prezzo di 416 yuan, ossia 65,80 $ al barile, quasi alla pari con il Wti: il riferimento Usa ieri ha chiuso a 65,88 $, in rialzo del 2,5%, sostenuto dalle tensioni geopolitiche e da dichiarazioni del saudita Khalid Al Falih, secondo cui i tagli produttivi dell’Opec Plus potrebbero continuare anche nel 2019. Il Brent vale 70,45 $ (+2,2%).

Per incoraggiare gli investitori stranieri a operare sulla Shanghai International Exchange (Ine) il governo cinese questa settimana ha introdotto anche la completa esenzione fiscale sulle commissioni.

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