verso l’intesa sui dazi

«La Cina non manipola più la valuta». Distensione Usa in vista dell’intesa sui dazi

È la mossa di distensione americana in vista della firma della Phase One sui dazi. Il dipartimento del Tesoro americano fa marcia indietro rispetto alla decisione della Casa Bianca presa cinque mesi fa, in piena guerra commerciale tra Washington e Pechino


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1' di lettura

Alla vigilia della probabile firma, domani 15 gennaio, della Fase One dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, il dipartimento del Tesoro americano ha dato un chiaro segnale di distensione: non accuserà più il governo di Pechino di manipolare la propria valuta, decisione che era stata presa da Donald Trump la scorsa estate e che non aveva fatto che acuire la tensione con i cinesi.

Nei cinque mesi da quella decisione, si è passati dallo scontro frontale alla ripresa dei negoziati sempre più costruittivi a ottobre, che hanno portato alla definizione di un percorso di de-escalation, per mutuare il linguaggio diplomatico-militare, che dovrebbe portare alla firma della Fase 1 dell’accordo commerciale dopo mesi di guerra a colpi di dazi che non hanno sortito l’effetto sperato dal presidente americano ora alle prese con la rielezione.

Se come sembra, sarà firmata questa Fase One, i dazi su marchi come Nike e Apple non partiranno mai. Ma è soprattutto la disponibilità cinese ad acquistare più prodotti agricoli a interessare il presidente Trump in campagna elettorale: è quello degli agricoltori nei campi di grano dell’Iowa il suo bacino elettorale

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