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La Cina non riesce a frenare l’indebitamento delle famiglie

Crescita boom al 62,2% del debito non finanziario, alle spalle di quello delle imprese e degli enti locali - Secondo il Rapporto La Cina nel 2022 dell’Iccf è un serio ostacolo alla ripresa dei consumi interni

di Rita Fatiguso

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3' di lettura

La Cina non riesce a riattivare come dovrebbe i consumi delle famiglie che, al contrario, si indebitano per limitare gli effetti delle quarantene da Covid, della guerra russo-ucraina, nonchè dell’inflazione, del dollaro rampante e del crollo del mercato immobiliare. Secondo i dati della Banca centrale il debito delle famiglie è salito dal 18% del 2008 al 56,1% a fine 2019, per salire al 62,2% a fine 2020. Il quadro congiunturale è evidenziato dal 13esimo Rapporto La Cina nel 2022 del Centro studi Iccf (Italy China Council Foundation) che evidenzia come la leva degli investimenti resti alta, con un’ulteriore compressione della capacità di spesa.

Shanghai fuori dal lockdown

Il peso degli investimenti

L’obiettivo strutturale dell’economia cinese è storicamente quello di incidere dal lato della domanda interna passando da una società basata su produzione e import-export a una incentrata sui consumi interni. La quota di investimenti sul Pil, in costante crescita dagli anni ’90, è salita fino a un massimo di 44,3% nel 2010. Pari al 42% nel 2020, rimane elevata, evidenziando che la meta del ribilanciamento nell'ultimo decennio è stato modesto, con una percentuale dei consumi privati al 38% nel 2020 che resta significativamente inferiore a quella di altre economie allo stesso livello di sviluppo.

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Risultato: la crescita degli investimenti ha comportato un rapido aumento dell’indebitamento non solo di imprese e governi locali, ma anche delle famiglie ed ha compresso la dinamica dei consumi privati. L’indebitamento totale del settore non finanziario è salito dal 141% a fine 2008 a un picco di 270% a fine 2020, per poi scendere al 264% a fine 2021.

L’educazione è cruciale per le famiglie cinesi

I dati della Banca centrale

Secondo i dati della Banca centrale cinese l’indebitamento delle famiglie è salito dal 18% nel 2008 al 56,1% a fine 2019, per arrivare al 62,2% a fine 2020 (72% se si includono anche i prestiti sovvenzionati del fondo per le abitazioni).

Il Rapporto del Centro Studi Iccf, che si è avvalso del contributo degli economisti di Intesa San Paolo, rileva che le trasformazioni intervenute nel tessuto sociale e produttivo sono state causa sia di un forte incremento delle disuguaglianze sociali (sia all’interno delle aree urbane, sia tra aree urbane e aree rurali e tra le regioni costiere e le regioni più interne) sia di un fortissimo inquinamento ambientale.

Inoltre la restrizione del credito al settore immobiliare degli ultimi due anni ha avuto lo scopo di imporre una maggiore disciplina di bilancio alle società di un settore fortemente indebitato, riducendo il rischio finanziario per evitare un eccessivo aumento dei prezzi delle abitazioni. Per le autorità contenere la speculazione nel mercato immobiliare è diventato un obiettivo strategico di importanza nazionale, strumentale al raggiungimento sia della “prosperità comune” sia di una maggiore indipendenza tecnologica. Tuttavia, l’elevato costo delle abitazioni, seguito dalle spese mediche e per l’istruzione, pesa enormemente sulla vita delle famiglie, disincentivando i matrimoni.

Il mattone driver della ripresa

Il futuro dell’immobiliare

D’altro canto la Cina ha bisogno di incanalare più credito verso altri settori più produttivi considerati strategici per lo sviluppo nel medio e lungo termine. Alcuni studi ritengono che in ogni caso il settore immobiliare sia entrato in una fase di rallentamento strutturale a causa del freno all’urbanizzazione e dell’invecchiamento della popolazione, con l’effetto di frenare la dinamica del Pil nei prossimi anni, condizionando la domanda di materie prime da parte della Cina.

Secondo il Rapporto di fronte alla saturazione del mercato in molte aree urbane, la dinamica degli investimenti immobiliari sarà sostenuta in larga parte dalla domanda di ristrutturazione e sostituzione degli immobili. In ogni caso, il contributo di questo tipo di domanda rimarrà solido considerando il cambiamento delle preferenze dei consumatori verso abitazioni di migliore qualità. Ma è evidente come la rapida crescita economica, essenzialmente finanziata con un forte aumento del credito (bancario e non bancario), abbia alimentato squilibri sul mercato interno.

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