ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùScuole chiuse a Shangai

La Cina alle prese con la più grande ondata di omicron: fabbriche a rischio chiusura

Complice l’allentamento la situazione è critica in diverse città, con aziende a supply chain in difficoltà. A Pechino metà della popolazione contagiata

Covid, in Cina corsa a farmaci e kit di analisi

2' di lettura

La Cina si trova ad affrontare la più grande ondata di infezioni covid dall’inizio della pandemia, complice la decisione di allentare le pesanti restrizioni in vigore fino a pochi giorni fa. Questo sta avendo conseguenze sulla operatività delle aziende.

Il rischio è la chiusura di alcune linee di produzione e di una ulteriore pressione sulla catena del valore globale, già in difficoltà dopo pandemia e guerra. Gli analisti, scrive il Financial Times, prevedono comunque che questa fase sarà complicata nel breve termine ma poi accelererà l’uscita della Cina dall’isolamento pandemico.

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Pur con le differenze del caso, come diffusione esponenziale dei contagi ricorda le peggiori ondate in occidente da quando si è diffusa la contagiosissima variante omicron. Pechino è la più colpita: alcune stime dicono che la metà dei 22 milioni di abitanti si è contagiata.

Scrive il quotidiano finanziario che il governo ha chiesto a imprese a controllo statale come China Resources e Sinopharm di aumentare la produzione di farmaci per la febbre dopo che gli abitanti di Pechino hanno vuotato gli scaffali delle farmacie.

Shangai ha ordinato la chiusura della maggior parte delle sue scuole con l’obbligo di seguire le lezioni online. La misura in vigore da lunedì riguarderà anche gli asili nido e i centri per l’infanzia.

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Le aziende che operano nei servizi stanno optando per il lavoro da casa, misura più complicata se non impossibile nelle fabbriche. Il Financial Times cita il caso di una fabbrica di circuiti stampati nella provincia orientale dello Shandong dove solo il 20% del personale è venuto a lavorare venerdì, il resto si è ammalato di Covid.

«Uno dopo l’altro è risultato positivo. Sono preoccupato di dover chiudere la fabbrica», ha detto l’amministratore delegato al quotidiano inglese, secondo il quale in questa nuova fase le imprese sono anche orfane di regole da poter applicare nel contrasto ai contagi.

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