siderurgia

La Cina rallenta e affonda il prezzo del minerale di ferro

di Sissi Bellomo

(AFP)

2' di lettura

Era stato protagonista di un rally inaspettato e a giudizio di molti insostenibile. Ora il minerale di ferro ha invertito la rotta e il suo prezzo sta precipitando rapidamente: il ribasso è stato di oltre il 10% negli ultimi 4 giorni e sul mercato spot cinese il valore delle forniture - che ad agosto aveva superato 80 dollari per tonnellata - è sceso sotto quota 70 dollari, fino a un minimo di 68,58 $ per il minerale al 62% in consegna al porto di Qingdao (rilevazioni Metal Bulletin).

Benché la Cina abbia stupito nei mesi scorsi, con importazioni da primato, l'offerta di certo non scarseggia. E i prezzi si erano probabilmente spinti oltre i livelli giustificati dai fondamentali.

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Il mercato ne ha improvvisamente preso coscienza e la prima reazione è stata un’ondata di vendite che ha investito prima di tutto i futures alla Dalian Commodity Exchange, borsa particolarmente frequentata dagli spericolati trader cinesi, ma i ribassi non sono esclusivamente frutto di speculazione. E anziché segnalare l'ennesima fase di volatilità potrebbero essere preludio di una correzione duratura dei prezzi.

A dare la sveglia definitiva agli operatori è stata la Reserve Bank of Australia (Rba), la banca centrale australiana, che martedì ha prefigurato una caduta dei prezzi della materia prima, che è tra le principali voci di esportazione del Paese. Tra le cause, non solo l’ormai risaputa «continua espansione dell’offerta globale», ma anche il fatto che «in Cina la produzione di acciaio pro capite è probabilmente vicina al picco e la crescita della produzione siderurgica cinese in futuro non aggiungerà molto alla domanda di minerale di ferro».

La Rba non è isolata nel suo pessimismo. Diversi analisti stanno abbassando le previsioni di prezzo, tra cui quelli di Citigroup che in un report pubblicato mercoledì indicano di aspettarsi una discesa a 53 $/tonn. nel 2018, quando – a fronte di una frenata dei consumi cinesi – l’export australiano salirà da 841 a 880 milioni di tonnellate e quello brasiliano da 385 a 407 milioni.

Da Pechino sono già arrivati segnali di raffreddamento dell’attività industriale e degli investimenti in infrastrutture. E ieri Standard & Poors’ ha tagliato il rating sovrano cinese, citando i rischi per l’economia legati all’eccessivo indebitamento.

Molte acciaierie cinesi peraltro dovranno rallentare l’attività con l’arrivo dell’inverno e del piano antismog, che entrerà in vigore in 28 città:  tra il 15 novembre e 15 marzo secondo Wood Mackenzie gli impianti delle aree interessate funzioneranno al 50% della capacità o meno. Inevitabilmente questo peserà sulle importazioni di minerale di ferro, nonostante le misure ambientali abbiano portato anche alla chiusura di diverse miniere locali.

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