Videogames

La Cina ri-cambia idea sui videogiochi (e Tencent rimbalza in Borsa)

I media cinesi, tra cui il quotidiano di punta del Partito Comunista, hanno attenuato le loro critiche all’industria

di L.Tre.

1' di lettura

Prima sono definiti oppio spirituale poi più blandamente un problema di cui il mondo dovrà occuparsi. È durato meno di 48 ore la guerra del Partito comunista cinese ai videogiochi. Tutto inizia martedì quando il principale quotidiano del Pcc pubblica un articolo che definisce i videogiochi come «oppio spirituale» con un effetto dannoso sugli adolescenti. Secondo quanto scritto dall’”Economic Information Daily” quotidiano dell'agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua, i giovani cinesi passerebbero fino a 8 ore al giorno attaccati ai videogiochi.

Tra i titoli citati anche Honor o King, il gioco più popolare in Cina, sviluppato e prodotto da Tencent. La critica trascina a fondo i giganti del videogioco cinesi Tencent e NetEase che in poche ore perdono il 10% alla borsa di Hong Kong. In particolare Tencent oltre a essere l’editore di Honor of King è una delle più floride compagnie cinesi ed è proprietaria di Riot Games (sviluppatore di League of Legends e Valorant). Il giorno dopo una parziale retromarcia che aiuta a recuperare in parte le perdite. Dopo averli definiti delle droghe elettroniche Hu Xijin, editore del Global Times controllato dal governo, ha commentato sul suo account WeChat che l’articolo dell’Economic Information Daily era una notizia «normale», ma il suo tempismo ha portato a «un’interpretazione eccessiva».

Loading...

La sostanza è che la dipendenza dal gioco, ha scritto, è un problema serio, ma risolverlo richiede misure globali. «Non riesco a immaginare che le autorità vietino semplicemente i giochi online una volta per tutte», ha scritto Hu. Quest’ultima frase ha forse dato respiro ai titolo del gaming.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti