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La Cina rimuove i limiti sui tassi di interesse delle carte di credito

La Banca centrale toglie i tetti al massimo scoperto a partire da quest’anno per incentivare la concorrenza tra gli operatori

di Rita Fatiguso

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La Banca centrale toglie i tetti al massimo scoperto a partire da quest’anno per incentivare la concorrenza tra gli operatori


2' di lettura

La Banca centrale cinese ha rimosso i limiti superiore e inferiore sui tassi di interesse delle carte di credito a partire dal 1° gennaio come parte di una mossa strategica per consentire ai mercati di fissare i tassi.

La misura punta a favorire una maggiore concorrenza tra banche convenzionali e rivali fintech, riducendo i costi per i clienti.

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Gli scoperti di conto

Secondo la nuova politica, le società di carte di credito possono impostare i propri tassi di interesse per i saldi mensili non pagati, noti anche come scoperti di conto.

In precedenza, il limite superiore era un tasso di interesse giornaliero dello 0,05%, equivalente a un tasso annualizzato del 18,25%, e il limite inferiore era 0,7 volte il limite superiore o un 12,775% annualizzato.

Secondo un avviso emesso alla fine del 2020, gli operatori di carte di credito devono divulgare completamente i tassi di interesse annualizzati e assicurarsi che i titolari della carta conoscano e accettino i tassi.

La competizione fintech

La mossa è anche un segnale che le autorità di regolamentazione stanno cercando di aiutare le carte di credito a riguadagnare lo status di mainstream nel mercato del credito al consumo.

La rimozione dei limiti ai tassi di interesse è un’ ulteriore riforma del Governo di Pechino, che tuttavia avrà probabilmente scarso impatto sui maggiori fornitori di carte di credito, ma che dovrebbe avvantaggiare gli emittenti più piccoli.

UnionPay ha consolidato la sua presa sul settore delle carte bancarie ma nel frattempo Ant Financial e Tencent dominano il mercato dei pagamenti mobili.

L'arrivo degli stranieri

Le tre big statunitensi Amex, Visa e Mastercard hanno faticato a farsi strada in Cina, il governo cinese ha tergiversato i per anni sull'apertura del mercato dei pagamenti con carta di credito alle società straniere, anche dopo che l'Organizzazione mondiale del commercio ha stabilito nel 2012 che China UnionPay gestiva un monopolio.

American Express è diventata l'anno scorso la prima società di carte di credito statunitense a ottenere il via libera per una società propria in Cina cosa che è successa, in un altro settore, anche a Goldman Sachs seppure con simili modalità, dopo aver costruito la propria rete di pagamenti in Cina attraverso una joint venture con LianLian Group, il suo partner locale.

La Banca centrale cinese ha dato l'approvazione preliminare per gestire i pagamenti in yuan. In tutti gli altri mercati del mondo, AmEx elabora le transazioni attraverso la propria rete, il cui hub è a Phoenix, in Arizona. Ma in Cina i movimenti sono stati gestiti dal gigante dei pagamenti controllato dallo Stato China UnionPay.

Fino all’anno scorso, quando Amex ha compiuto il grande passo superando le forche caudine del co-branding con UnionPay.

Strategie differenziate

Anche Mastercard e Visa si sono mosse. Mastercard ha formato una partnership con diverse entità cinesi per soddisfare la sua domanda in Cina, mentre Visa ha presentato domanda per formare un'entità interamente controllata per l’oepratività cinese.

Le joint venture cinesi in questo campo sono state duramente criticate dall'amministrazione Trump, secondo cui la Cina farebbe sì che le società costituiscano joint venture in determinati settori, quindi poi le costringerebbe a trasferire preziosa tecnologia.

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