post-pandemia

La Cina senza contagi “locali” da 24 giorni, ora Xi deve farla ripartire

II Paese “zero” deve riorganizzare la sua economia per poter essere più autosufficiente in un mondo post-pandemico pieno di incertezze e ostilità

di Biagio Simonetta

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(REUTERS)

II Paese “zero” deve riorganizzare la sua economia per poter essere più autosufficiente in un mondo post-pandemico pieno di incertezze e ostilità


3' di lettura

Ventiquattro giorni consecutivi senza contagi locali (a fronte di due “importati” dall’estero), le scuole di Pechino che riaprono, una vita che prova a tornare alla normalità. La Cina, Paese “zero” della pandemia, sembra anche il primo a poter mettere la parola fine su questa storia. E mentre si azzardano parate per “festeggiare” la vittoria contro il coronavirus, Xi Jinping si prepara alla fase più difficile del suo lungo mandato: la ripartenza.
Negli ultimi giorni, il presidente cinese ha ispezionato gli immensi campi di mais, ha visitato le acciaierie che fanno i conti col crollo dei profitti, ha fatto tappa in alcuni poli tecnologici alle prese con i crescenti divieti americani. Il leader cinese, insomma, ha utilizzato i suoi recenti viaggi per sottolineare la strada da seguire: il Paese del Dragone deve riorganizzare la sua economia per poter essere più autosufficiente in un mondo post-pandemico pieno di incertezze e ostilità.

La Cina ha bisogno che la sua gente spenda di più e che i suoi produttori siano più innovativi, ha detto Xi a più riprese nelle ultime settimane.

Obiettivo indipendenza

L'obiettivo dichiarato è quello di alleviare la dipendenza dalle economie straniere, col mirino ben puntato su quella americana. Del resto, se le tensioni fra Washington e Pechino dovessero inasprirsi ulteriormente, potrebbero mettere a forte rischio l'accesso cinese ai consumatori, agli investitori ma anche al know-how a stelle e strisce. Ed è per questo che il Presidente della Repubblica popolare sta conducendo una campagna con messaggi ben precisi: «Il mondo è entrato in un periodo di turbolenza e trasformazione. Ci troviamo di fronte a un ambiente esterno con venti contrari. E dobbiamo fare passi avanti nelle tecnologie di base il più rapidamente possibile», ha detto Xi più volte nei vari incontri tenuti durante gli ultimi giorni.

La “doppia circolazione” cinese

Il modello di sviluppo individuato dal leader per questa fase di ripartenza è stato ribattezzato a “doppia circolazione”. La Cina, secondo il suo presidente, per ripartire deve fare affidamento su un robusto ciclo di domanda interna e innovazione, come motore principale dell'economia, pur mantenendo i mercati esteri e gli investitori come secondo motore. E del resto, questo, è un obiettivo chiaro da una quindicina d'anni. La Cina, almeno dal 2006, ha intenzione di fare della spesa dei consumatori interni la quota maggiore dell'attività economica, riducendo la dipendenza dalle esportazioni e dalla costruzione di infrastrutture.

«Questa politica ha molto a che fare con il mutevole ambiente internazionale della Cina, in particolare il deterioramento delle relazioni sino-americane», ha detto Yao Yang , il decano della Scuola nazionale di sviluppo presso l'Università di Pechino, al New York Times. «Il Paese deve prepararsi per lo scenario peggiore, in cui gli Stati Uniti isolano la Cina in alcune aree tecnologiche».

Xi ha fatto sapere che la “doppia circolazione” darà forma al prossimo piano di sviluppo quinquennale della Cina, che sarà in gran parte finalizzato entro dicembre e lanciato il prossimo anno. È probabile che una riunione dei leader del Partito Comunista nelle prossime settimane possa rivelare maggiori dettagli sul piano di Xi.

Il terrore della dipendenza tecnologica

Ma ad oggi il vero terrore è soprattutto incentrato sulla dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Il caso della Smic è emblematico. La Smic (Semiconductor Manufacturing International Corporation) è la principale azienda cinese di semiconduttori. Uno dei colossi asiatici con sede a Shanghai. Nelle ultime ore si sono fatte insistenti le voci di un possibile ban americano contro l'azienda, e il titolo è affondato in borsa. Il motivo è molto semplice: la Smic, che ha clienti in tutto il mondo, è strettamente dipendente dalle economie occidentali, senza le quali dovrebbe bloccare la sua produzione. E un eventuale inserimento nella “entity list” americana si tradurrebbe in un incubo.

Un cambiamento difficile

La strada dell'innalzamento dei consumi interni, insomma, rimane la strategia cardine del rilancio che ha in mente Xi. Ma per aumentare i consumi interni, come fanno notare molti analisti, il governo cinese dovrebbe impegnarsi per ridurre notevolmente la disuguaglianza attuale, trasferendo ricchezza alle famiglie del ceto medio. Perché è improbabile che le persone più povere, condensante perlopiù nella Cina rurale, spendano di più senza la disponibilità di un reddito vero. Un percorso non semplice. La “doppia circolazione” di Xi, invece, potrebbe avere un impatto più immediato sul fronte tecnologico, aumentando gli sforzi per costruire tecnologia interna e ridurre la dipendenza dall'Occidente. Attenzione, però, i funzionari cinesi fanno notare che la nuova strategia non significa che Pechino stia chiudendo la porta agli investitori e ai mercati stranieri. Questa potrebbe essere solo la conseguenza di una rottura totale con gli Stati Uniti. Una evenienza che, ad ogni modo, sarebbe economicamente devastante per entrambe le parti.


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