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Le aziende cinesi sorpassano quelle Usa e diventano padrone dell’economia globale

Gli equilibri globali si stanno spostando. E hanno un nuovo padrone: la Cina. La Fortune Global 500, tradizionale classifica sulle maggiori aziende al mondo per fatturato, certifica che per la prima volta nella storia le aziende cinesi presenti in graduatoria superano quelle americane: 129 contro 121

di Biagio Simonetta


Cina, sale surplus commerciale con Usa

4' di lettura

Gli equilibri globali si stanno spostando. E a quanto pare hanno un nuovo padrone: la Cina. La conferma arriva dalla Fortune Global 500, tradizionale classifica sulle maggiori aziende al mondo per fatturato, stilata dall'omonima rivista americana. Ebbene, per la prima volta nella storia di questa rassegna (che è un appuntamento fisso dal 1990), le aziende cinesi presenti nella classifica superano quelle americane: 129 (comprese 10 taiwanesi) contro 121.

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Un dato abbastanza eloquente, che segna un sorpasso storico. Perché nonostante la Global 500 di Fortune sia redatta da “soli” 29 anni, gli indicatori economici ci raccontano che potrebbe essere la prima volta che la Cina sorpassa gli Stati Uniti dal secondo dopoguerra a oggi.
È vero che le entrate delle compagnie cinesi rappresentano il 25,6% del totale mondiale, ben al di sotto del 28,8% di quelle Usa. Ma è la crescita a fare la differenza: quelle del Paese del Dragone, infatti, corrono molto più veloce.

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Pechino-Washington: una storia infinita
Cina e Stati Uniti si contendono lo scettro del potere economico mondiale un po' da sempre. Nell'ultimo periodo, però, gli equilibri che hanno trainato le due economie per almeno un decennio sembrano essersi incrinati. E la partita che i due Stati hanno deciso di giocare a viso a aperto è tutta incentrata sul fronte tecnologico. I dati, nuovo petrolio che alimenta le economie mondiali e catalizza le attenzioni di ogni governo, hanno trascinato Pechino e Washington in un terreno minato. E da quando il nuovo inquilino della Casa Bianca è Donald Trump, le cose si sono complicate ulteriormente.

La storia più emblematica è quella di Huawei, che nella classifica di Fortune si piazza quest'anno al 61esimo posto, a pochi punti da Microsoft (60esima). Il colosso tecnologico cinese è stato bannado dal governo di Washington, che ha deciso bloccare i rapporti commerciali fra l'azienda di Shenzhen e le big company statunitensi, adducendo accuse pesantissime circa la sicurezza nazionale. Molto di questa partita si giocherà il prossimo 19 agosto, giorno in cui la deroga concessa da Trump a Huawei andrà in scadenza. Le future decisioni diranno molto sul rapporto fra Usa e Cina.

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La nuova strada di Pechino
Da Pechino hanno obiettivi molto chiari. L'immagine della Cina fabbrica del mondo, degli opifici sempre aperti e delle metropoli avvolte dai fumi industriali non funziona più. Il miracolo cinese della manodopera a basso costo appartiene al ventennio che ci stiamo mettendo alle spalle. Davanti c'è un Paese che ha necessità di cambiare e innovare, trainato da giganti tecnologici pronti a competere con i rivali statunitensi sul piano dell'innovazione, oltre che su quello finanziario. Alibaba e Tencent sono le aziende tecnologiche più fiorenti del macrocosmo cinese. La loro capitalizzazione di mercato è ormai costantemente sopra i quattrocento miliardi di dollari. Tallonano da vicino nomi come Google, Facebook e Amazon. E la loro forza non è la manodopera a basso costo, ma l'innovazione. Robotica e intelligenza artificiale sono obiettivi dichiarati, per una sfida che sarà tutta da giocare.

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Cosa dice la classifica
Intanto la classifica Global 500 di Fortune dice che l'azienda più importante al mondo per fatturato è l'americana Walmart, autentico padrone della grande distribuzione, con revenue per oltre 514 miliardi. Quello di Walmart è ormai un dominio ormai consolidato, dato che la sua leadership è tale da sette anni. Alle sue spalle la petrolifera cinese Sinopec Group. Chiude il podio un'altra petrolifera: l'olandese Royal Dutch Shell. Buoni piazzamenti per Volkswagen, Toyota ed Apple rispettivamente nona, decima e undicesima. Mentre Amazon, che fra tutte è quella con maggior capitalizzazione in borsa, si ferma al 13esimi posto, in crescita di cinque posizioni rispetto a un anno prima. Poco più indietro la sudcoreana Samsung, quindicesima. Mentre Alphabet (Google) guadagna quindi posizioni e adesso è 37esima. Solo 184esima Facebook.

L'ascesa di Xiaomi
Uno dei dati emergenti della Global 500 riguarda Xiaomi, azienda tecnologica cinese da molti considerata la Apple del Paese del Dragone. La società con sede a Pechino, a soli 9 anni dalla sua nascita, entra per la prima volta nella classifica di Fortune e si piazza al 468 posto un fatturato di 26,4 miliardi di dollari e un utile netto di oltre 2 miliardi di dollari. L'azienda, inoltre, risulta essere la più giovane in lista per questo 2019. Xiaomi è un autentico caso internazionale, in ambito tech: la produzione di smartphone e smart device a basso costo ne hanno fatto un marchio in rapida espansione. Fra i suoi prodotti di punta anche il monopattino elettrico M365, fra i più venduti al mondo. E la sensazione è che questa società crescerà ancora.

Sei italiane e mezza
Fra le italiane segnaliamo Eni, 83esimo posto con un fatturato di oltre 90miliardi di dollari, Enel, (89esima con circa 89miliardi) e Assicurazioni Generali (92esima e 88miliardi) Molto più indietro Intesa SanPaolo, Poste Italiane e Unicredit. Al 24esimo posto, con un fatturato di oltre 175miliardi, c'è la Exor della famiglia Agnelli, ma ha sede ad Amsterdam ed è da considerare olandese.

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