Rapporti bilaterali

La Cina cancella il dialogo economico con l’Australia

Salta unilateralmente il meccanismo che ha regolato le relazioni tra i due Paesi, in crisi dall’inizio della pandemìa e peggiorati con lo stop al 5G

di Rita Fatiguso

L’ambasciata australiana a Pechino (AP Photo/Andy Wong)

2' di lettura

Per la prima volta Pechino fa una simile retromarcia con un partner economico di rilievo. Salta a tempo inderminato il meccanismo bilaterale che ha gestito finora il dialogo economico tra Cina e Australia. Una reazione pesante alle azioni di un partner che, però, da un anno e mezzo va in una direzione non condivisa dalla Cina. Prima la richiesta da parte di Canberra di un’indagine sull’origine del coronavirus, per ultimo il no alla rete 5G di Huawei. Una svolta destinata ad aggravare la posizione dell’Australia, il cui primo partner è la Cina. Il dollaro australiano ha perso subito lo 0,6%.

La contromossa della Commissione per le riforme

La NDRC (National Development and Reform Commission), braccio armato del partito comunista per la programmazione economica, ha adottato per la prima volta una misura estrema nei confronti di un interlocutore importante - cancellare il China-Australia Strategic Economic Dialogue, il dialogo bilaterale attivato nel 2014 - , motivando la mossa con l’atteggiamento “ ideologicamente discriminante” dell’Australia.

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Com’è noto Canberra è stata la prima a cancellare due memorandum dello Stato di Victoria nell’ambito del programma BRI (Belt &r Road Initiative), mentre l’accordo sull’affidamento del porto di Darwin per 99 anni a una società cinese è in bilico, anche per ragioni di difesa nazionale. L’accordo, mediato dalle autorità locali del Northern Territory australiano, aveva subito sollevato perplessità, anche per la presenza di basi navali americane.

Il ministro della Difesa, Peter Dutton, ha ammesso che al suo dipartimento è stato chiesto di «rivedere con qualche consiglio» l’accordo del 2015, non escludendo l'ipotesi sull’obbligo di disimpegno a carico della società cinese Landbridge a disinvestire per motivi di sicurezza nazionale.

Pechino ha già imposto dazi a raffica

L’Australia si è detta «delusa» dalla decisione della Cina, ma ha ribadito la volontà di continuare a parlare con Pechino.

Le relazioni bilaterali, tuttavia, sono precipitate dopo che l’Australia ha chiesto un’indagine indipendente sulle origini della pandemia da coronavirus.

La mossa ha innescato dazi a raffica da parte della Cina, primo partner commerciale australiano, in una dozzina di dozzina di settori chiave, dal vino al cotone, all’orzo al carbone, alle aragoste, con enormi problemi per il Pil del Paese.

Il dialogo bilaterale era stato promosso per stimolare il commercio tra le due parti e introdurre i grandi investitori cinesi in Australia. Il primo incontro del 2014 era stato definito da Canberra come un’opportunità per «legami economici più stretti», anche se non risulta che negli ultimi quattro anni ci siano stati incontri di rilievo.

Ma il peso del meccanismo in sè è soprattutto diplomatico, come ha ammesso il ministro del Commercio Dan Tehan, perchè “il China-Australia Strategic Economic Dialogue era un forum importante per dirimere problemi e controversie fra i due Paesi”.

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