ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl dialogo con l’estero

La Cina taglia gli investimenti vietati e punta a superare le tariffe Usa

La Commissione per le riforme pubblica una nuova lista delle attività off limits in contemporanea con la ripresa del dialogo Usa-Cina sul commercio

di Rita Fatiguso

Onu, botta e risposta tra Usa e Cina

3' di lettura

La negative list, pubblicata per la prima volta nel 2018, subisce un’ulteriore sforbiciata. Si restringono gli investimenti considerati vietati dalla Cina, sia agli operatori stranieri sia a quelli locali. Una sorta di “regalo” agli investitori, specie nel settore dei servizi e della finanza; la Commissione per le riforme Ndrc l’ha rilasciata nello stesso giorno in cui, dopo i colloqui di Zurigo tra i vertici della diplomazia america e cinese, Katherine Tai e Liu He, i negoziatori del Trade Pact si sono incontrati via video. Pechino punta a cancellare le pesanti tariffe eredità dell’era Trump ancora in vigore.

La nuova sforbiciata alle opportunità

La Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma e il Ministero del commercio cinese hanno rivisto la lista degli investimenti proibiti alle aziende straniere e cinesi introdotta nel 2018 e da allora periodicamente aggiornata.

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Si potranno formulare osservazioni fino a giovedì prossimo, quando la lista diventerà definitiva. Ciò che conta è che tutto ciò che non è incluso nella lista può essere oggetto di un investimento. La Cina ha superato in tal modo la vecchia classificazione degli investimenti attuata attraverso il catalogo degli investimenti che, invece, includeva quelli permessi.

In linea con gli ultimi sviluppi del Governo cinese è stato tuttavia introdotto il divieto di investire in criptocurrency e nei media privati: un divieto, quest’ultimo, che rappresenta una novità per quanto riguarda le aziende di Pechino.

Liu He, Katherine Tai capi negoziatori del Trade dialogue

La videochiamata tra i negoziatori Tai ed He

Colpisce il tempismo del rilascio della nuova lista: è stata resa pubblica proprio nel giorno dell’incontro virtuale tra il vicepremier Liu He e la rappresentante commerciale degli Stati Uniti Katherine Tai, un incontro che Washington ha definito un “test” per capire se l’impegno diretto possa aiutare a risolvere il problema delle pratiche commerciali di Pechino.

La video call di venerdì che si inserisce nel solco del dialogo di Zurigo tra i vertici della diplomazia dei due Paesi è stata la seconda conversazione tra i due negoziatori ed è arrivata dopo che Tai ha annunciato in un discorso che la Casa Bianca avrebbe riavviato un processo per eliminare alcune tariffe dell’era Trump. La Cina punta all’abolizione totale delle tariffe. «Durante il loro scambio di opinioni, i due negoziatori hanno riconosciuto l’importanza delle relazioni commerciali bilaterali e l’impatto che hanno, non solo sugli Stati Uniti e sulla Cina, ma anche sull’economia globale»: la dichiarazione congiunta a fine colloquio sintetizza così la ripresa del dialogo.

La nuova lista dei servizi cross-border

Pechino in alcuni settori ha già innovato. Tra le novità cinesi da tenere in conto c’è la lista del ministero del Commercio cinese (Moc) entrata in vigore il 26 luglio, una negative list per il commercio transfrontaliero dei servizi nella provincia dell’isola di Hainan, il primo per il commercio di servizi nel Paese applicato nel porto franco.

Nel settore dei servizi finanziari, il nuovo strumento permette agli stranieri di richiedere conti in titoli e future, nonché apre alle qualifiche per fornire servizi di consulenza su titoli e investimenti a termine. Per le aree non incluse nell’elenco, i fornitori di servizi nazionali ed esteri dovranno avere condizioni di parità e godere di pari accesso al mercato nel porto di libero scambio di Hainan.

Secondo il ministero il livello di apertura del commercio di servizi transfrontalieri ad Hainan va oltre gli impegni sottoscritti dalla Cina per entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio ed è persino superiore a quello dei principali accordi di libero scambio firmati.

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