gli effetti della guerra commerciale

La Cina teme altri dazi Usa e lo yuan cade ai minimi da 10 anni

di Vito Lops

(REUTERS)

2' di lettura

La guerra commerciale innescata tra Stati Uniti e Cina sta già facendo danni. E non solo per i due Paesi direttamente coinvolti. Il dato sul Pil dell’Eurozona del terzo trimestre diffuso oggi - con una crescita dell’1,7% contro il +1,9% atteso, segnando il tasso di crescita trimestrale livello più basso degli ultimi quattro anni - dimostra che anche l’Europa non è indenne dalle schermaglie tra la più grande potenza mondiale di oggi e quella che si candida ad esserlo nel prossimo decennio.

Anche la Cina sta pagando caro l’attacco degli Usa. Da inizio anno la Borsa di Shanghai cede oltre il 20%, una soglia da tenere in considerazione perché per molti analisti corrisponde all’ingresso in un “mercato Orso”.

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L’attacco degli Usa potrebbe non esaurirsi. Secondo indiscrezioni di stampa l’amministrazione Trump potrebbe annunciare entro l'inizio di dicembre dazi sui restanti 257 miliardi di import cinesi non ancora coperti dai precedenti aumenti tariffari. Tutto dipenderà da come andranno i colloqui di fine novembre fissati tra il presidente americano, Donald Trump, e quello cinese, Xi Jinping.

IL CAMBIO DOLLARO YUAN

Quanti yuan per un dollaro. (Fonte: Bloomberg)

IL CAMBIO DOLLARO YUAN

Intanto la Banca centrale cinese non sta a guardare. Questa mattina il dollaro ha toccato il livello più alto da 10 anni nei confronti della divisa cinese. Un dollaro vale oggi 6,96 yuan: quota 7 è quindi a un passo. Questo anche perché nella notte la People’s Bank of China ha ridotto la banda di oscillazione dello yuan dello 0,3%, portando il cambio immediatamente a 6,957.

La svalutazione dello yuan (siamo quasi al 10% da quando in primavera è iniziata la guerra commerciale con gli Stati Uniti) non è l’unica arma per Pechino. Altri rumors indicano che la Cina starebbe valutando di dimezzare le tasse sulle auto al fine di dare vigore alla domanda interno. Per questo motivo da ieri i titoli del settore auto (in particolare quelli europei e giapponesi fortemente esposti al mer cato cinese) stanno correndo in Borsa.

Inoltre, e questa sarebbe la terza mossa, altri rumors indicano che le autorità di vigilanza cinesi vorrebbero cercare di favorire piani di riacquisto di azioni proprie (buy-back) e operazioni di fusione e acquisizione per le società quotate, garantendo la liquidità degli scambi.

Intanto anche l’euro sta soffrendo. Oggi è scivolato ai 1,135, i minimi da inizio anno. La notizia del ritiro (dal 2021) della cancelliera tedesca Angela Merkel (oltre al rallentamento in corso dell’economia a fronte di una Bce che per ora si sta mostrando intransingente nel voler interrompere il quantitative easing) stanno penalizzando il cambio.

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