Innovazione

La città dell’aerospazio di Torino attira 1,1 miliardi d’investimenti

Le cifre di quello che per ora è ancora uno studio di fattibilità illustrate all’apertura di Defence e Aerospace Meetings

di Filomena Greco

Al Dubai Air Show la star è il convertiplano Aw609 di Leonardo

3' di lettura

Vale un miliardo e cento milioni di investimenti e potenzialmente attiva ricadute sul territorio per oltre tre miliardi di euro. Torino prova ad accelerare sul dossier della Città dello Spazio, progetto che vede allineati i principali protagonisti, Leonardo con le aree inutilizzate di corso Marche, Politecnico di Torino, Regione e Comune, accanto a Camera di commercio di Torino e Distretto dell’aerospazio, con il sostegno di Api e industriali.

Il presidente di Finpiemonte Partecipazioni, Francesco Zambon, mette in fila le cifre di quello che per ora è ancora uno studio di fattibilità e lo fa durante l’evento di apertura di Defence e Aerospace Meetings, l’appuntamento che ogni due anni riunisce a Torino imprese del settore provenienti da tutto il mondo.

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Il Programma di intervento riguarda un’area da 184mila metri quadri con un mix di attività, dalla produzione ai laboratori, fino alle residenze e agli spazi per start up e incubatore Esa Bic, da poco insediato in città. Per il 50% si tratta di spazi relativi a funzioni pubbliche o di interesse generale. «Guardando al Pnrr – spiega Zambon – i diversi interventi del progetto sono di fatto coerenti con quanto prevedono sette linee di investimento del Piano, per un totale di 13,3 miliardi. Questo vuol dire che sarebbero sufficienti l’8% delle risorse del Pnrr coerenti con il progetto per coprire i costi dell’intervento».

«Qui vogliamo fare sviluppo industriale» sottolinea Marco Zoff, Managing director Divisione Velivoli di Leonardo che indica le principali linee di sviluppo del progetto: ricerca e innovazione, in collaborazione stretta con le Pmi e le start up, formazione di eccellenza, con Politecnico e Its Aerospazio e meccatronica, e infine rigenerazione urbana, con un intervento che punta a restituire alla città un’area ad oggi inaccessibile, integrata lungo la direttrice della metro, con un parco e due aree museali dedicate a tecnologie e all’esplorazione spaziale. «Per Leonardo il Piemonte ha numeri importanti, con 400 fornitori di filiera, 250 dei quali molto qualificati, 1.200 addetti tra diretti e indiretti. Nell’area di corso Marche abbiamo il cuore dei nostri laboratori che avranno il compito di mantenere livelli di eccellenza per i prossimi 30-50 anni».

L’obiettivo è accelerare il trasferimento tecnologico e rafforzare il sistema industriale che ruota intorno ai big player, oltre a Leonardo, Thales Alenia Space, Avio Aero, Altec, Collins Aerospace. «Dobbiamo rimanere i migliori e i più competitivi, da soli non possiamo farcela – aggiunge Zoff – serve un ecosistema che metta insieme ricerca applicata, Pmi e fornitori, accademia, un luogo fisico dove poter lavorare insieme». In campo ci sono i fondi assicurati da Regione e Politecnico, ma senza una spinta del Pnrr sarà complicato fare passi avanti. «Dobbiamo convincere il Governo che questa iniziativa non rappresenta una minaccia per il distretto dell’aerospazio lombardo e laziale, l’obiettivo è lavorare in rete» dicono fonti della Regione Piemonte.

«Il Piemonte – spiega il presidente Alberto Cirio – vuole continuare a investire e crescere nell’aerospazio, mercoledì avremo un incontro come Regioni su questo tema». La partita politica resta aperta ma intanto il progetto prende corpo e raddoppia gli spazi rispetto all’ipotesi iniziale perché integra nel piano dell’Open hub dedicato all’aerospace la possibilità di rilanciare l’aeroporto Aeritali, a ridosso dell’area, dove poter svolgere attività sperimentali e di testing. «Questo progetto rappresenta un’importante occasione di crescita per la filiera piemontese – sottolinea Fulvia Quagliotti, presidente del Dap, Distretto Aerospaziale Piemonte – che conta 350 aziende con un giro d’affari stimato in 7 miliardi ma nel quale il contributo delle imprese più piccole è ancora limitato, intorno al 15%».

Gli industriali insistono sui tempi e chiedono di fare in fretta. Lo sottolinea Dario Gallina, presidente della Cdc di Torino, lo ribadisce Giorgio Marsiaj presidente dell’Unione industriale di Torino: «Consideriamo decisiva questa grande sfida, l’Unione si rende disponibile per incentivare e riorientare i processi che potranno far crescere le imprese in filiali trasversali come aerospace e automotive, ma bisogna cogliere l’occasione e accelerare».

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