Spinta alle sopraelevazioni

La città futura trova spazio in altezza tra orti, piazze sociali e megastore

I tetti occupano fino al 25% dell’area territoriale di un agglomerato urbano. Si moltiplicano studi e progetti per farli vivere come spazi sia residenziali sia aggregativi e culturali

di Maria Chiara Voci

Il progetto Cordoba di Mexico City

3' di lettura

Rigenerare una città sopra la città: si chiama “Roofscape Urbanism” (letteralmente, l’urbanistica dei tetti) ed è una disciplina che si sta affermando, con sempre maggior successo, a partire dalle grandi metropoli mondiali per ripensare il tessuto costruito.

Il recupero inizia dall’alto

Anziché partire dalle fondamenta, il recupero inizia dall’alto: in ambienti urbani sempre più densi, le coperture degli edifici esistenti rappresentano uno spazio inutilizzato da “popolare” innestando nuove funzioni e aprendo grandi opportunità di sviluppo dei centri abitati. I tetti occupano fino al 25% dell’area territoriale di una città: una risorsa che non può essere ignorata, specie a fronte di proiezioni che indicano come entro il 2050 il 70% della popolazione si concentrerà a vivere nelle aree urbane. Occorre attivare nuovi livelli di fruizione del patrimonio esistente, innestando funzioni fra le più disparate: da quella classica di nuove metrature residenziali o per servizi, per ampliare lo sguardo dai classici terrazzi a veri e propri giardini a uso collettivo, a piazze e luoghi sociali, centri culturali, infrastrutture sostenibili e persino coltivazioni agricole a chilometri zero. «L’intervento sui piani di copertura rappresenta oggi, a livello internazionale, uno scenario attraverso il quale sperimentare l’applicazione di strategie a scala urbana finalizzate al perseguimento di obiettivi di sostenibilità energetico-ambientale oltre ad essere un ambito per l’applicazione di nuovi modelli di sviluppo per la valorizzazione economica del patrimonio edilizio esistente – spiega Guido Callegari, professore associato di Tecnologia dell’architettura al Politecnico di Torino –. Nella sola Europa abbiamo 24 miliardi di mq da recuperare, il 75% dei quali è residenziale. La traiettoria da assumere in ambito europeo è funzionale all’applicazione della strategia “Renovation Wave” per promuovere l’efficientamento energetico».

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Le città europee all’avanguardia

Molte città europee lo hanno compreso da tempo. Prima di tutti la Francia e la municipalità di Parigi. La capitale d’Oltralpe, infatti, si è dotata di un vero e proprio “Règles de construction d’extension vers le haut” che incoraggia l’espansione in altezza, per raggiungere fino a 10mila nuove unità abitative l’anno. Il lavoro di ricerca condotto dall’Atelier Parisien d’Urbanisme ha analizzato la capacità di Parigi di svilupparsi in sopraelevazione ed è arrivato a comprendere come almeno il 10% degli appezzamenti della città possano essere trovati in altezza, sfruttando in particolare gli edifici che affacciano su strade ampie e con affacci angolari.

Anche il Governo britannico ha approvato nel 2020 il Town and Country Planning Regulations che concede la possibilità di aggiunta di due piani agli immobili costruiti. E ancora, la Spagna nel Libro Blanco per la sostenibilità nel ridisegno urbano propone proprio il roofscape design come risposta per intervenire sul patrimonio, adeguarlo ai nuovi standard normativi.

La recente pandemia potrebbe spingere questa tendenza: l’accesso per la collettività degli abitanti allo spazio aperto che si ricava su un tetto di un fabbricato diventa una nuova opportunità di vita en-plein-air. «Analizzando quanto è stato realizzato negli ultimi 20 anni, si possono isolare diverse tipologie di intervento» spiega Gustavo Ambrosini, professore associato di Composizione architettonica al Politecnico di Torino e fondatore dello studio Negozio Blu Associati che, a Torino, ha realizzato i progetti di Eataly e Green Pea, il mega store sostenibile di Oscar Farinetti. «Questo non vuol dire sopraelevare tutta la città, i tessuti storici sono ovviamente delicati; ma può significare agire con interventi di “agopuntura urbana”, per innestare metrature e funzioni in modo mirato, così come avviare importanti azioni di ripensamento e recupero di una struttura, posizionando supporti anche fisicamente rilevanti». Non solo residenziale e privato, ma anche edilizia popolare e housing sociale, fabbricati, scuole e musei.

Costi ampiamente ripagati

«Gli ampliamenti verticali del patrimonio edilizio esistente privilegiano l’utilizzo di processi off site, tecnologie stratificate a secco – prosegue Callegari – per ridurre i tempi e le fasi di lavorazione, favorire la transizione verso l’economia circolare e con un controllo sui costi finali dell’opera attualmente molto competitivi. Una sopraelevazione – conclude Callegari – in alcuni casi determina nuove funzioni collettive ripagando i costi dell’intervento magari mettendo sul mercato delle nuove unità immobiliari o costituendo “spazi polmone” o “spazi transitori” per la ristrutturazione di altre unità abitative ».

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