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La collezione corporate di Jacobacci & Partners, parla la curatrice Elena Re

di Gabriele Biglia


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Elena Re ed Enrica Acuto Jacobacci durante il talk “Arte e Proprietà Intellettuale”, Arte Fiera 2019

4' di lettura

La corporate collection di Jacobacci & Partners è un'ampia raccolta di opere d'arte contemporanea con una storia particolare che porta il nome “Arte e Progetto”. ArtEconomy24 ha intervistato Elena Re, critico d'arte e curatore indipendente, che racconta come è nata e si è sviluppata questa collezione aziendale: “La collezione si ispira all'identità dell'azienda. Fondata a Torino nel 1872, la Jacobacci & Partners è una delle principali realtà europee nella tutela della proprietà intellettuale. Innovazione e creatività sono un patrimonio da salvaguardare in ogni sua forma, con sensibilità e impegno. Proprio per questo Enrica Acuto Jacobacci – ceo dell'azienda – ha scelto 15 anni fa di dare avvio a una corporate collection, innescando un dialogo tra l'arte contemporanea e il lavoro quotidiano svolto nella tutela delle idee. Così è nata la collezione “Arte e Progetto” di cui sono curatrice. Il fascino di questa prestigiosa realtà ha dunque orientato il mio lavoro: una collezione che prende vita nelle sedi dell'azienda, dove la “progettualità” è il vero cuore pulsante”.

Quale filosofia guida la selezione delle opere?
Nella sede di Torino è sovrana la progettualità intesa come “ingegno” riposto in ogni singolo lavoro. Ci sono opere site specific, come le installazioni di Ferdi Giardini, Paolo Grassino e Johannes Pfeiffer. Oppure lavori con uno spiccato approccio costruttivo, come un veicolo di Gianni Piacentino, un progetto di Giuseppe Uncini o una maquette di Frank O. Gehry. In varie sedi abbiamo poi opere di Bruno Munari, artista che Enrica Jacobacci e io adoriamo proprio per il suo impegno nel trasmettere a tutti – con stupefacente semplicità e bellezza – idee complesse e profonde.

Nel 2005 avete coinvolto il fotografo Mario Cresci che ha sviluppato un progetto proprio per la sede di Torino. Cosa può raccontarci di questa esperienza?

Per l'apertura della sede di Corso Emilia 8 – un complesso di archeologia industriale che in passato ha accolto il Gruppo Finanziario Tessile – il progetto con Mario Cresci è stato qualcosa di speciale. Ho impostato il mio lavoro ragionando su quattro parole chiave (contesto, edificio, memoria, identità) e ho condotto una ricerca per recuperare materiali affascinanti a partire dai quali Mario ha realizzato il suo lavoro. Il quartiere, l'edificio storico, il cantiere di restauro, i vecchi documenti e l'attuale realtà di lavoro… Ecco che il racconto della Jacobacci & Partners emerge, attraverso la carica poetica dell'artista. Queste splendide fotografie sono allestite negli spazi della sede e le abbiamo pubblicate nel libro «Omaggio all'Ingegno».
Un'altro progetto importante è quello realizzato per la sede di Parigi.
Si tratta di un progetto un progetto che insieme a Enrica Jacobacci ho vissuto con particolare intensità. Lì è l'atmosfera del contesto che ha aggiunto ispirazione alla mia proposta. Un edificio del XIX secolo al 32 di rue de l'Arcade, tra la Gare Saint-Lazare e la Madeleine. Ho visitato quel luogo carico di fascino e suggestioni letterarie quando ancora c'era il cantiere di restauro. Così nel 2017 è nato «Objet trouvé». L'oggetto trovato dall'artista, assaporato e rielaborato all'interno dell'opera, come la madeleine di Proust. Su questo tema abbiamo realizzato un nuovo nucleo di collezione e un libro, ma soprattutto un progetto culturale in sintonia con il lavoro quotidiano svolto nella sfera degli oggetti e delle idee.

Ad Arte Fiera Jacobacci & Partners ha istituito il “Premio Arte e Progetto” che è stato assegnato all'opera “Untitled”, 2018 dell'artista Bernd Ribbeck presentato dalla galleria Norma Mangione. L'opera è entrata a far parte della collezione. Come è nata l'idea di istituire questo premio?
Per l'apertura della sede bolognese si è voluto dare spazio all'arte, con un progetto che a partire dagli uffici di Galleria del Leone 2 sarebbe approdato ad Arte Fiera . L'idea di realizzare per l'edizione 2019 il “Premio Arte e Progetto” è nata dal dialogo con Simone Menegoi, direttore artistico della fiera. Si è pensato a un premio-acquisizione per un'opera destinata proprio alla sede di Bologna. La giuria – composta da Eva Brioschi, Stefano Collicelli Cagol, Andrea Viliani e dalla sottoscritta – ha selezionato questo lavoro di Bernd Ribbeck, dove il pensiero e la progettualità sono ingredienti che emergono con forza.

Sempre a Bologna, nell'ambito di ART CITY, Jacobacci & Partners ha presentato un nucleo di 20 fotografie di Luigi Ghirri dedicate agli interni. Nel 2003 l'azienda acquistò anche una ventina di fotografie realizzate da Ghirri per la Ferrari. Quale rapporto lega la corporate collection a questo grande artista?
Ghirri è un artista che amo profondamente. Dal 2001, come critico e curatore indipendente, ho contribuito al progetto di valorizzazione della sua opera. Ho realizzato libri e curato mostre, sia in Italia che all'estero. Considerando la corporate collection, è stato per me naturale proporre questo artista straordinario di cui peraltro Enrica conosceva molto bene il valore. Perché nel lavoro di Ghirri non c'è solo la bellezza. C'è prima di tutto un “progetto” dalla portata universale: il desiderio di rinnovare lo sguardo. In questo sta il vero legame con la nostra collezione.

Luigi Ghirri è celebrato dalla retrospettiva “The Map and the Territory” che dal Museo Reina Sofia di Madrid si è ora trasferita a Parigi, al Jeu de Paume. Per la tua esperienza con l'Archivio Ghirri, quanto è importante il ruolo dell'archivio nella gestione, tutela e valorizzazione dell'opera di un artista?
Il ruolo dell'archivio è a dir poco essenziale. Un archivio gestito con professionalità e impegno è una vera benedizione per l'opera di ogni artista. L'esempio di Ghirri in tal senso è illuminante. Paola Ghirri dal 1974 ha condiviso arte e vita con Luigi. Nel 1992, quando lui purtroppo se ne è andato prematuramente, Paola ha preso in mano la situazione con grande coraggio. E ha costituito un gruppo di lavoro fatto di competenze diverse, attive su più piani. Dal 2011 anche Paola non c'è più, ma la loro figlia Adele sta sviluppando con sensibilità e determinazione questo progetto. E siamo tutti con lei.

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