agricoltura

La coltivazione delle arachidi torna in Campania dopo 60 anni

Il progetto prevede attività sperimentali di innovazione varietale e di processo tecnologico per lo sviluppo di una filiera di produzione

di Maria Rosaria Sica

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Ritorna in Campania la semina delle arichidi

Il progetto prevede attività sperimentali di innovazione varietale e di processo tecnologico per lo sviluppo di una filiera di produzione


2' di lettura

Al via il Progetto “Arachidi in Campania”. Dopo 60 anni torna la coltivazione delle arachidi anche in Campania. Un’iniziativa pilota che vede come protagonisti il Dipartimento di Agraria della Federico II di Napoli, la Vincenzo Caputo srl di Somma Vesuviana, la Coldiretti Campania, la startup Farzati Tech e 4 aziende agricole sannite ed irpine.

Da qualche giorno è partita la semina nel Sannio, in particolare nelle zone di Benevento ed Avellino, un progetto che prevede attività sperimentali di innovazione varietale e di processo tecnologico per lo sviluppo di una filiera di produzione autoctona, dal seme al consumo.

La Campania, leader in Italia fino agli anni '60, si ripropone quindi come area vocata per tale specie, da tempo ormai importata al 95% da Egitto e Usa. All’epoca le arachidi venivano utilizzate solo per l’estrazione dell’olio.

Coldiretti Campania ha aderito convinta all'iniziativa mettendo a disposizione il proprio staff tecnico, mentre la Sis ( Società italiana sementi) di Bologna ha fornito il seme. Il Dipartimento di Agraria di Portici curerà il coordinamento scientifico, mentre Farzati Tech svilupperà, con la propria tecnologia BluDev, la tracciabilità, dal seme al prodotto finito.

L’intento è di immettere sul mercato un prodotto di assoluta sostenibilità, sia in guscio che tostato senza sale, con packaging interamente riciclabile, 100% italiano e certificazione di tracciabilità foodpassport.

«Il progetto – afferma Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – nasce dal costante lavoro di ricerca che la nostra organizzazione porta avanti per cogliere i fenomeni del mercato agroalimentare, puntando a rafforzare la resilienza delle aziende agricole in un momento storico di grandi cambiamenti. La prima semina servirà a testare la resa su terreni scelti per caratteristiche pedoclimatiche adatte all’arachide. Grazie al supporto scientifico dell’Università Federico II di Napoli sarà possibile dare la possibilità agli agricoltori di mettere a reddito una coltura molto richiesta, con marginalità interessanti, anche come valida alternativa a colture in crisi per cambiamenti delle abitudini dei consumatori. È un ritorno all’antico, ma con un approccio moderno, mettendo in piedi una filiera corta che vede insieme i produttori con le imprese del confezionamento e della distribuzione. Un rapporto chiaro e trasparente, come trasparente sarà il prodotto finito sugli scaffali, grazie alla tracciabilità di tutto il processo».

La filiera, dunque, sarà totalmente italiana, sono già diverse le società interessate alla distribuzione su tutto il territorio nazionale, anche attraverso le Gdo. La prima raccolta è prevista a settembre. Un modo anche per contrastare questo particolare periodo emergenziale legato al Covid-19, diversificando le colture. Del resto c’è un ritorno anche in Italia al consumo della frutta secca, soprattutto da parte degli sportivi, per l'alto contenuto di proteine. Non è una novità che la frutta secca sia utile anche per il cervello e la circolazione. Quelle provenienti dall’Egitto, invece, sono ricche di aflatossine, per questo già presenti nella black list di Coldiretti.

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