da +1,5% a +1,4%

La Commissione abbassa le stime di crescita Ue nel 2020. Italia stabile in coda

La Commissione europea ha preso atto del rallentamento economico e dell'aumento dei rischi congiunturali, riducendo la sua previsione di crescita dell'Unione europea per il 2020. A proposito dell'Italia, l'esecutivo comunitario vede «rischi pronunciati», ma ha comunque confermato le sue stime di crescita pubblicate in primavera. I dati giungono dopo che la Banca centrale europea ha aperto la porta a un nuovo allentamento monetario per via della frenata dell'economia

dal nostro corrispondente Beda Romano


Ue taglia previsioni di crescita dell'Italia, Tria minimizza

2' di lettura

La Commissione europea ha preso atto del rallentamento economico e dell'aumento dei rischi congiunturali, riducendo la sua previsione di crescita dell'Unione europea per il 2020. A proposito dell'Italia, l'esecutivo comunitario vede «rischi pronunciati», ma ha comunque confermato le sue stime di crescita pubblicate in primavera. I dati giungono dopo che la Banca centrale europea ha aperto la porta a un nuovo allentamento monetario per via della frenata dell'economia.

«Tutte le economie nazionali dell'Unione europea dovrebbero crescere quest'anno e il prossimo – ha spiegato in un comunicato il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis –, anche se la crescita robusta in Europa centro-orientale contrasta con il rallentamento in Germania e in Italia. La forza della nostra economia è messa alla prova dalla persistente debolezza industriale, provocata dalle tensioni commerciali e dall'incertezza politica».

Confermate le stime sull’Italia
Sul fronte italiano, le previsioni della Commissione europea non cambiano: la crescita è stimata allo 0,1% nel 2019 e allo 0,7% nel 2020. A pesare è sempre una domanda internazionale debole, un mercato del lavoro poco dinamico e un aumento del risparmio. «L'attività economica non dovrebbe rimbalzare in modo significativo da qui alla fine dell'anno», si legge nel rapporto comunitario. Al tempo stesso, il recente calo dei rendimenti obbligazionari potrebbe aiutare il finanziamento delle banche. I dati di crescita di Bruxelles – in estate non vengono pubblicate cifre su deficit e debito - sono leggermente diversi da quelli del governo Conte, almeno per quanto riguarda l'anno prossimo (la stima governativa è dello 0,6%, ma sconta un aumento dell'IVA). L'inflazione, secondo Bruxelles, rimarrà sotto controllo: dello 0,8% nel 2019 e dell'1,0% nel 2020, grazie in particolare a prezzi del petrolio piuttosto bassi e a un travaso limitato dei salari sui prezzi finali, a causa di una domanda domestica debole.

Riviste al ribasso le stime sulla Ue
Sul versante europeo, la Commissione ha preferito rivedere leggermente al ribasso la sua stima di crescita per il 2020, dall'1,5 all'1,4% (stabile il 2019, all'1,2%). Come già in primavera, l'esecutivo comunitario nota la dicotomia tra una Europa orientale particolarmente dinamica e una Europa occidentale indebolita invece dalle difficoltà tedesche. La Germania dovrebbe crescere dello 0,5% quest'anno e dell'1,4% nel 2020, mentre continua a fare i conti con la crisi del suo settore auto. Sempre secondo l'esecutivo comunitario, le prospettive globali restano preoccupanti, “i rischi prevalentemente negativi”. Tra i fattori in gioco Bruxelles cita l'incerta politica commerciale americana, l'acceso confronto tra Stati Uniti e Cina, e le crescenti tensioni in Medio Oriente (con la recentissima decisione dell'Iran di rivedere l'Accordo sul nucleare del 2015, aumentando il livello di arricchimento dell'uranio oltre le soglie previste dall'intesa).Il rallentamento ha indotto a metà giugno la Banca centrale europea ad aprire la porta a un nuovo allentamento monetario. Nel frattempo proprio questa settimana i ministri delle Finanze hanno stabilito che la posizione di bilancio della zona euro debba rimanere “complessivamente neutrale”. L'espressione potrebbe essere criticata da chi crede siano necessari nuovi stimoli keynesiani, ma è volutamente ambigua e permette nei fatti ai paesi di aggiustare i conti pubblici a seconda delle circostanze.

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