rapporti istituzionali

La commissione banche non apre all’equo compenso: proteste dei professionisti

Respinta la richiesta del senatore de Bertoldi (FdI) di un equo compenso per i professionisti - La presidente Ruocco: pretesa strumentale

di Federica Micardi

(AdobeStock)

4' di lettura

La Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha approvato quasi all'unanimità il regolamento. Una decisione che lascia con l'amaro in bocca i professionisti perché la proposta di prevedere un equo compenso – invece di un rimborso spese – non è passata.
Ad avanzare la richiesta di far applicare la legge sull'equo compenso per le prestazioni degli iscritti agli ordini e collegi professionali era stato il senatore Andrea de Bertoldi (FdI), che aveva sollevato il caso la scorsa settimana. A seguito della denuncia di de Bertoldi molte associazioni professionali in questi giorni avevano fatto sentire la loro voce per perorare la causa dell'equo compenso. Un appello rimasto inascoltato.
De Bertoldi parla di «ennesimo affronto alle professioni» e spiega le sue richieste: «Fratelli d'Italia avrebbe voluto un confronto chiaro, alla luce del sole, ma oltre ad aver impedito la diretta video con un emendamento ad hoc la maggioranza ha evitato il voto sull’emendamento che avevo presentato e che avrebbe consentito, nel pieno rispetto della legge, di applicare l’equo compenso a coloro che presteranno la loro professionalità alle attività della Commissione».

La posizione della Commissione banche
Di tuttaltro tenore la posizione della presidente della Commissione Banche Carla Ruocco (M5S) che ha pubblicato sul suo profilo Facebook un video di spiegazione. Ruocco ricorda l’impegno assunto davanti agli elettori di mantenere “contenuti” i costi della politica. Impegno che intende portare avanti con fermezza. Per Ruocco è inaccettabile l’idea di utilizzare i soldi della Commissione per elargire prebende a consulenti “amici” scelti in maniera discrezionale; «la Commissione lavora per un interesse comune che è quello di tutelare il risparmio nel nostro paese - afferma - è disdicevole, riprovevole e strumentale il fatto che alcune forze politiche si mettano a fare discussioni fuori luogo». Per Ruocco la Commissione banche non è la sede corretta per fare la battaglia sull’equo compenso.

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I parlamentari del M5S presenti in Commissione hanno voluto fare una nota in risposta alle tante proteste arrivate dalle professioni dicendo che: «la normativa dell'equo compenso non si applica a realtà, come la commissione banche, costituite all'interno di un organo costituzionale, ma solo a privati o pubbliche amministrazioni. La strumentalizzazione di Fratelli d’Italia sull’equo compenso, pertanto, lascia il tempo che trova. La scelta che abbiamo fatto risponde all’esigenza che il lavoro dei collaboratori esterni sia esclusivamente diretto alla trasparenza, uno dei principali obiettivi della Commissione d’inchiesta». Per questo la Commissioni ha deciso di approvare l’emendamento presentato dal presidente della Commissione bilancio del Senato, Daniele Pesco e di equiparare il trattamento dei consulenti della commissione banche a quello che già viene applicato da due legislature alla commissione antimafia: cioè principio di gratuità, rimborso spese o in alternativa indennità per contributi specifici svolti per la redazione di testi.

Le proteste del mondo professionale
Il vicepresidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili Giorgio Luchetta parla di “grave precedente”. «Da quanto apprendiamo, la decisione della Commissione banche si basa sull'assunto, obiettivamente inaccettabile, che le collaborazioni esterne non costituiscano anche prestazioni professionali» – afferma Luchetta, che spiega «il principio dell'equo compenso peraltro si basa innanzitutto su norme di derivazione costituzionali e civilistiche che riconoscono il diritto al lavoratore autonomo a vedersi corrispondere un compenso proporzionato alla qualità e alla quantità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e della prestazione fornita. E questo a prescindere dalla natura del soggetto cui viene resa. Oggi questo principio è stato clamorosamente ignorato».

Secondo Walter Anedda, presidente della Cassa di previdenza dei commercialisti il voto della commissione svilisce ancora una volta l'impegno e il valore delle prestazioni professionali ricorrendo a provvedimenti che, nei fatti, vanno contro non solo il rispetto del lavoro altrui, ma anche contro il principio di una retribuzione adeguata sancito dall'art.36 della nostra Costituzione.

I sindacati Adc e Anc, attraverso un comunicato congiunto, oltre a condannare la decisione della commissione ed auspicare un ripensamento evidenziano un assurdo paradosso: «All’interno dei nostri studi di commercialisti non possiamo neanche elaborare a titolo gratuito le dichiarazioni dei redditi dei nostri familiari, senza incorrere nel rischio di diventare “fiscalmente inaffidabile” secondo i parametri Isa».

Per il presidente dell'Aiga, l’Associazione italiana giovani avvocati Antonio De Angelis l’approvazione del regolamento è uno spregio al principio dell'equo compenso e «apre la strada alle collaborazioni a titolo gratuito degli enti locali, problema che da tempo stiamo fronteggiando». «A mio avviso – commenta – una collaborazione è comunque un’attività lavorativa e in quanto tale deve essere remunerata». Per De Angelis la decisione adottata «è in palese contrasto con le norme in materia di equo compenso per i professionisti che il Parlamento ha approvato due anni fa, e che tutti i parlamentari affermano di voler salvaguardare».

Il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella si dice «esterrefatto» della decisione della Commissione banche che «ha deciso deliberatamente di violare una legge dello Stato (e una mozione dello stesso Parlamento), che sancisce il principio dell'equo compenso per le prestazioni professionali, approvando un Regolamento in base al quale i collaboratori esterni dell'organismo prestino la propria attività a titolo gratuito». Stella ricorda alla Commissione che la legge 107/2017 istitutiva della Commissione stabilisce un limite di 150.000 euro l’anno, che può essere incrementato del 30%, per le sue spese di funzionamento. «È evidente – sostiene - che una prestazione professionale possa rientrare in tale capitolo di spesa e, quindi, non si comprende il motivo che ha spinto la Bicamerale a non riconoscere un compenso equo ai collaboratori esterni».

Il presidente di Federnotai Giovanni Liotta, ritiene che la decisione della Commissione banche sia «l’ennesima dimostrazione di quanto sia urgente lavorare di concerto ad una modifica univoca delle norme che disciplinano la materia dell’equo compenso, onde evitare di continuare a procedere in ordine sparso, senza una bussola che ci orienti con sicurezza su un tema così delicato come il diritto dei lavoratori a una retribuzione dignitosa, esattamente come sancito dall’articolo 36 della nostra Costituzione».

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