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La Commissione Ue propone il taglio dei fondi di coesione all’Ungheria

La scelta avviene nel quadro del regolamento approvato alla fine del 2020 il quale condiziona il denaro comunitario al rispetto della democrazia

dal nostro corrispondente Beda Romano

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3' di lettura

BRUXELLES – In un braccio di ferro con Budapest dall'esito ancora incerto, la Commissione europea ha proposto oggi, domenica 18 settembre, di congelare parte dei fondi europei di coesione allocati all'Ungheria. Con l'occasione, Bruxelles ha chiesto al Consiglio di allungare i tempi entro i quali questo deve approvare l'iniziativa comunitaria alla maggioranza qualificata, concedendo in questo modo due mesi di grazia all'Ungheria perché rafforzi lo stato di diritto nel paese.

In conferenza stampa a Bruxelles, il commissario al Bilancio Johannes Hahn ha ricordato che la scelta di chiedere al Consiglio di congelare i fondi europei avviene nel quadro del regolamento approvato alla fine del 2020 il quale condiziona il denaro comunitario al rispetto della democrazia: «Il nostro obiettivo è di proteggere gli interessi finanziari dell'Unione». La proposta riguarda un totale di 7,5 miliardi di euro, un terzo dei fondi allocati all'Ungheria nel periodo 2021-2027.

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Johannes Hahn ha illustrato le debolezze dello stato di diritto in Ungheria, mettendo l'accento sulla poca trasparenza negli appalti pubblici, sulla mancata indipendenza della magistratura e sull'assenza di misure per lottare contro l'eccessiva corruzione. La Commissione europea ha messo in fila le misure che Budapest deve introdurre pur di evitare la sanzione finanziaria. Tra queste, ci sono modifiche al diritto penale e la nascita di una autorità indipendente anticorruzione.

L'esecutivo comunitario ha lasciato la porta aperta a un compromesso con Budapest. La proposta del taglio dei fondi europei verrà notificata al Consiglio entro il 22 settembre. L'organismo che raggruppa i Ventisette avrà un mese per decidere se accoglierla o meno. È però intenzione della Commissione di chiedere al Consiglio di allungare i tempi fino a un massimo di tre mesi, in modo da lasciare all'Ungheria il tempo di venire incontro alle richieste di Bruxelles.«Vogliamo che le misure ungheresi siano in linea con le nostre richieste e sancite nella legge», ha precisato il commissario Hahn. «Torneremo a valutare la situazione il 19 novembre».

Nei fatti, a Budapest è stato concesso un periodo di grazia di due mesi. Negli scorsi giorni, il governo ungherese ha annunciato che il parlamento nazionale approverà la settimana entrante una serie di misure, tra cui la creazione di una nuova autorità anticorruzione. Il portavoce del governo presieduto da Viktor Orbán, Gergely Gulyas, ha confermato sempre oggi che Budapest vuole chiudere la vertenza con Bruxelles entro novembre. «Anche la Commissione europea ha riconosciuto che abbiamo raggiunto insieme risultati positivi in molti campi dopo i recenti colloqui con il governo ungherese», ha dichiarato su Facebook il ministro della Giustizia ungherese Judit Varga. «Ma il lavoro è tutt’altro che finito».

Il braccio di ferro sull'uso del denaro comunitario da parte di Budapest è iniziato nell'aprile scorso quando la Commissione europea inviò una lettera al governo ungherese chiedendo di correggere urgentemente alcuni aspetti della sua legislazione. Le risposte ungheresi, giunte tra agosto e settembre, non hanno convinto l'esecutivo comunitario, che ha quindi deciso oggi di proporre il congelamento dei fondi, come previsto dal regolamento del 2020.

Da tempo, il governo Orbán è sotto pressione a livello europeo. Nei giorni scorsi, il Parlamento europeo a Strasburgo ha approvato una risoluzione in cui definisce l'Ungheria «un regime ibrido di autocrazia elettorale» e vi denuncia «la deriva della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti fondamentali».

A votare contro la risoluzione sono stati sia Fratelli d'Italia che la Lega, sostenendo che l'attuale premier è stato democraticamente eletto.Oltre alla questione relativa al bilancio, è ancora aperta la trattativa tra Bruxelles e Budapest per quanto riguarda il piano di rilancio ungherese (Pnrr), bloccato anch'esso per via di dubbi sullo stato di diritto nel paese dell'Europa centro-orientale. I tempi stringono. I fondi devono essere assegnati entro fine anno, altrimenti il paese perderà il 70% del totale che gli spetta. Poiché l'iter prevede il benestare del Consiglio, la Commissione deve chiudere le trattative entro ottobre.


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