Toyota e la sharing economy

La competizione sarà sui servizi: il consumatore cerca esperienze

Le soluzioni (e le partnership) del gruppo per assicurare ai clienti il confort e il supporto delle migliori tecnologie

di Corrado Canali


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Toyota Rav4 ibrida plug-in

3' di lettura

Se l’elettrificazione da un lato e la guida autonoma dall’altro cambieranno i canoni tradizionali dell’auto, anche i costruttori preparano una mutazione genetica spostando l’attenzione dal prodotto ai servizi e quindi al consumatore che diventerà il vero protagonista nel ciclo di vita del prodotto e fulcro di un’esperienza che non sarà di solo conducente.

Al Salone di Tokyo in ottobre, uno dei più importanti player al mondo, Toyota lo ha spiegato indicando che la connettività, le esigenze di minor impatto ambientale e l’influenza della “sharing economy” garantiranno delle nuove fonti di business. Del resto per Toyota le prestazioni di un’auto sono già oggi plasmate dal software e non più solo dalla meccanica, mentre le aspettative degli utenti in materia di mobilità sono ormai le stesse di settori come l’hi-tech. Così come il valore di un’auto dipenderà da fattori quali confort, intrattenimento ed esperienze a elevato contenuto tecnologico.

Sarà, secondo Toyota misurabile sulla base della qualità dell’esperienza offerta. Senza contare che l’auto elettrica al di là delle emissioni ridefinirà il contenuto tecnologico dell’auto con meno componenti rispetto ai motori a combustione interna tradizionali. Inoltre, se oggi sono le persone a guidare le auto, in futuro saranno le auto a guidare le persone. Questo per Toyota significa che si genererà un’esperienza totalmente nuova per il consumatore all’interno dell’abitacolo: da guidatore a passeggero. A tutto ciò si aggiunge che le auto autonome saranno una ulteriore rivoluzione del settore, con un dirompente impatto per l’intera società.

Un dato su tutti: secondo l’agenzia americana che si occupa di ridurre ai minimi termini l’incidentalità, l’Nhtsa, il 94% degli incidenti in Usa sono dovuti a errore umano. Questo vuol dire che la guida autonoma ha il potenziale di risparmiare 3 mila vite umane al giorno. Ma questa rivoluzione comporta anche il fatto di dover gestire un’enorme quantità di dati, dunque con un livello di complessità per nulla banale. Lo si intuisce dal lancio al Salone di Los Angeles della versione plug-in della Rav4, l’ammiraglia a “guida alta” del costruttore giapponese.

Un processo quello avviato da Toyota che è tanto più complesso perchè punta a coinvolgere il suo brand di lusso, Lexus, ma anche gli altri costruttori giapponesi che per diversi motivi sono ormai parte integrante del “mondo” Toyota. Se infatti Lexus ha annunciato la decisione di affiancare la sua gamma ibrida con modelli elettrici puri come la UX 300e presentata nell’altra rassegna di fine anno, quella di Guangzhou in Cina che arriverà in Europa a fine 2020.

Lexus Ux 300e

Anche Mazda che dopo aver avviato 2015 un’alleanza con Toyota estesa poi a Denso che ha come l’obiettivo progettare una piattaforma modulare per auto a batteria, ha svelato il suo primo progetto concreto l’elettrica MX-30 lanciata al Salone di Tokyo, ma destinata a sbarcare anche in Europa nel 2020. Altro “dialogo” quello iniziato con Suzuki nel 2017 che al più presto porterà a collaborazioni concrete. Toyota infatti fornirà la sua piattaforma ibrida a Suzuki che la utilizzerà per due modelli elettrificati per l’Europa: un suv e una station wagon derivate dalla Rav4 e dalla Corolla. In cambio Suzuki metterà a disposizione dei motori per veicoli compatti.

Mazda MX-30

Infine la collaborazione con Subaru si rafforzerà dopo l’acquisizione da parte di Toyota di un’ulteriore quota di capitale del brand Subaru salita dal 16,83 al 20%. Non a caso i due costruttori entro due anni realizzeranno insieme un inedito crossover compatto a propulsione elettrica. Come dire che il grande gruppo giapponese dell’auto ipotizzato da Toyota sta per prendere forma. Resta, a questo punta da capire, cosa deciderà di fare la Honda da sempre gelosa della propria diversità, ma che in futuro potrebbe accettare la corte di Toyota o decidere di legarsi all’altra cordata, quella di Nissan e Mitsubishi ed entrare così nell’Alleanza con Renault.

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