dibattiti

La complessa eredità degli artisti e la libertà di autenticare

Tra diritto e buone pratiche il ruolo di Fondazioni e Archivi. Annunciato per 2021 il terzo e ultimo volume del Catalogo ragionato di Castellani

di Gabriele Biglia

default onloading pic
Enrico Castellani Superficie rossa, 2009 Acrilico su tela, 120x150 cm Courtesy Fondazione Enrico Castellani

Tra diritto e buone pratiche il ruolo di Fondazioni e Archivi. Annunciato per 2021 il terzo e ultimo volume del Catalogo ragionato di Castellani


6' di lettura

L'autenticità dell'opera d'arte, le buone pratiche di archiviazione e la tutela contro la falsificazione sono stati i temi dell'incontro di approfondimento organizzato dallo Studio Legale Pedersoli , all'interno di un ciclo di incontri dedicati al diritto e mercato dell'arte, al quale hanno partecipato Mattia Pivato, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Matteo Lampertico, gallerista di arte antica e moderna, Francesco Morroni esperto di Sotheby's Italia, e Federico Sardella, direttore della Fondazione Enrico Castellani.

Enrico Castellani Superficie blu, 2009 Acrilico su tela, 120x150 cm Courtesy Fondazione Enrico Castellani

L'autenticità delle opere d'arte
Chi sono i soggetti legittimati ad esprimere pareri in merito all'autografia?
“L'autenticità, dal punto di vista giuridico, potrebbe definirsi in prima istanza come la corrispondenza tra le caratteristiche dichiarate dell'opera d'arte e quelle effettive. Le opere d'arte possono non rimanere autentiche per sempre. La loro autenticità può venire meno attraverso una operazione di restauro male eseguita, la sostituzione di alcune parti dell'opera o attraverso nuovi studi scientifici o diagnostici che ne modificano l'attribuzione” spiega Mattia Pivato, docente di diritto dei sistemi turistici e culturali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Quali siano i soggetti legittimati ad esprimere pareri in merito all'autografia delle opere è una questione tutt'altro che nitida: “Se l'artista è vivente vale anzitutto l'interpretazione autentica. Ci si rivolge all'artista per sapere se l'opera è stata realizzata da lui o meno” prosegue Pivato. “Anche se la storia giudiziaria insegna che artisti in buona o malafede hanno nel tempo cambiato parere sulle proprie opere. Quando l'artista non è più vivente, invece, il diritto di rivendicare la paternità di un'opera può essere fatto valere senza limite di tempo dal coniuge e dai figli e, in loro mancanza, dai genitori e dagli altri ascendenti e dai discendenti diretti; mancando gli ascendenti ed i discendenti, dai fratelli e dalle sorelle e dai loro discendenti ” chiarisce il professore della Cattolica. Ma non si tratta di un diritto assoluto opponibile ad altri che lo rivendichino: “Non esiste un vero e proprio diritto di esclusiva sull'autenticazione di opere d'arte in capo a soggetti prestabiliti e predeterminati. Il certificato di autenticità può essere rilasciato da chiunque sia competente e autorevole e non spetta in via esclusiva agli eredi dell'artista, essendo, secondo la giurisprudenza maggioritaria, una libera manifestazione del pensiero, come tale tutelata ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione. Il parere di autenticità non è una dichiarazione di scienza, chiunque può esprimere un parere rispetto alla paternità di un opera. Anche se la prassi di mercato ci suggerisce il contrario, ossia che il parere di una fondazione o un archivio di riferimento riveste un peso maggiore” afferma Mattia Pivato.

Cosa archivi e fondazioni d’artista possono e non possono fare
Significativa è la sentenza del 2012 relativa ad un caso che ha riguardato la Fondazione Mimmo Rotella La causa verteva su una contestazione sorta in merito alla datazione di un'opera. I giudici hanno stabilito che l'autenticazione effettuata dopo la morte dell'artista praticate dalle fondazioni che si propongono di conservare e promuovere il patrimonio artistico archiviando le opere su richiesta dei proprietari sono semplici pareri tecnici, seppur spesso assai autorevoli, in considerazione della composizione del comitato scientifico e della fiducia loro accordata dal mercato stesso. Trattandosi di semplici pareri, le fondazioni o gli archivi d'artista non possono di norma procedere alla distruzione materiale delle opere reputate false.

I limiti dell'ordinamento nella tutela dai falsi
Cosa fare quando ci si imbatte in un'opera d'arte falsa? “L'ordinamento prevede due rimedi” illustra Pivato. “La risoluzione del contratto per inadempimento, se il venditore /intermediario ha esplicitamente garantito l'autenticità dell'opera e questa si sia rivelata falsa. In questo caso è possibile risolvere il contratto in quanto le qualità promesse non sono state mantenute. Il secondo rimedio è l'annullamento per vizio di volontà (e, segnatamente, per errore essenziale) che si verifica quando l'autenticità non è stata garantita ma supposta in buona fede dall'acquirente.
Se l'articolo 64 del Codice dei beni di culturali pone nei confronti del venditore professionista l'obbligo specifico di fornire il documento che comprova l'autenticità (certificato/ expertise), non dice però che caratteristiche debba avere questa documentazione. Inoltre, non è previsto un provvedimento sanzionatorio nei confronti dell'operatore del mercato se non rispetta quest'obbligo. Secondo l'opinione prevalente, sarebbe da scartare la tesi secondo la quale è nullo l'intero contratto di compravendita, perché si tratterebbe di un rimedio sproporzionato rispetto alla fattispecie” spiega Mattia Pivato.

Un' approfondita due diligence da parte dell'acquirente e del venditore può ridurre il margine di errore nelle transazioni. Ma Francesco Morroni, esperto di Sotheby's , sottolinea come la pressione dei vertici delle case d'asta sugli esperti a fare sì che le operazioni di due diligence si focalizzino sui pezzi più rari e importanti a dispetto di quelli “minori”, può generare una dicotomia tra lotti di fascia alta e lotti di fascia medio-bassa: “Concentrando i controlli sui pezzi più importanti, crescono le minacce su quelli di qualità medio-bassa. Ci sono infatti settori molto complessi dove i falsi sono difficili da individuare, come i reperti archeologici, i bronzi cinesi, gli avori, i vetri di design degli anni '30 o i mobili antichi” avverte Morroni.

La complessa eredità degli artisti
Il Moderno è percepito come un segmento del mercato dell'arte meno problematico rispetto a quello dell'arte antica, ma, come chiarisce il gallerista Matteo Lampertico: “Ci sono delle eccezioni che rendono il lavoro dei galleristi non così immediato come sembrerebbe. Se il concetto di autenticità prevede che l'opera sia autenticabile, occorre tenere conto che vi sono opere che non posso essere autenticate. Pensiamo ai dipinti di come Jean-Michel Basquiat, di Andy Warhol, di Keith Haring le cui fondazioni di riferimento hanno chiuso i battenti”.
Ci sono poi artisti che hanno situazioni complesse come Giorgio de Chirico (1888- 1978). Il pittore non solo retrodatò molte composizioni al periodo Metafisico, ma sconfessò bizzarramente molti suoi quadri autentici, lasciando agli esperti una intricata matassa in parte ancora da sbrogliare. Il Catalogo generale, composto da otto volumi divisi in tre tomi dati alle stampe tra il 1971 e il 1987, curati dal critico e storico dell'arte Claudio Bruni Sakraischikì che istituì nel 1986, insieme a Isabella Pakszwer Far, vedova dell'artista, la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, è molto discusso per via della supposta presenza di tele false. Nel 2009 Paolo Baldacci e Gerd Roos hanno fondato l' Archivio dell'Arte Metafisica con l'obiettivo di mettere ordine al confuso corpus pittorico del Maestro, entrando in più occasioni in collisione con la Fondazione.
Altri maestri come Filippo De Pisis, invece, non hanno difeso la propria produzione mentre erano in vita. “Dalla morte De Pisis nel 1956 possiamo contare ben sei esperti che nel corso degli anni hanno rilasciato pareri in merito all'autenticità delle opere del pittore, creando un quadro di incertezza che ha portato alla depressione delle sue quotazioni di mercato. Solo in tempi recenti, sessant'anni dopo la morte del pittore, è stato costituito dagli eredi un archivio” precisa Matteo Lampertico.

Gli interessi dietro l’opera
Gli archivi e le fondazioni che si fanno garanti dell'autenticità delle opere sono talvolta portatori di interessi economici di rilievo che possono generare contenziosi legali e asimmetrie su chi sia legittimato ad esercitare il diritto di autenticare, rendendo complicato per gli operatori del mercato dell'arte capire quali siano le istituzioni più autorevoli a cui rivolgersi. Pensiamo alla Fondazione Mario Schifano (ora Fondazione M.S. Multistudio ), creata poco dopo la morte dell'artista, e all' Archivio Schifano fondato nel 2003 dalla vedova dell'artista Monica De Bei Schifano una volta uscita dalla Fondazione per dissidi “concernenti l'origine e la valenza di un apprezzabile quantitativo di opere del Maestro”. La Fondazione Mario Schifano (Fondazione M.S. Multistudio) ha perso la causa contro gli eredi e non può più utilizzare il nome dell'artista, sebbene la sentenza della Corte d'Appello di Milano (n. 1654 del 18 aprile 2017) - come riportato nel sito della Fondazione - gli riconosca “una consolidata autorevolezza nel rilascio non esclusivo di “expertises” dell'opera di Schifano e che non gli può essere vietato di rilasciare pareri o autenticazioni dato il vasto patrimonio di conoscenza che la Fondazione ha accumulato negli anni sulla opera del noto pittore”.

Un caso La Fondazione Enrico Castellani, invece, è stata costituita dall'artista nel 2013 dando continuità al prezioso lavoro di archiviazione iniziato alla fine degli anni '90 da Renata Wirz che ha portato alla stampa dei primi due volumi del Catalogo ragionato delle opere di Enrico Castellani nel 2012. “Dai primi anni 2000 Castellani ha scelto di non rilasciare più autentiche delle sue opere in prima persona, lasciando che queste venissero firmate dalla signora Wirz a fronte di una sua approvazione” racconta Federico Sardella, direttore della fondazione. Dopo la recente scomparsa dell'artista e della compagna Renata Wirz le autentiche vengono firmate dal presidente Lorenzo Wirz Castellani e compilate dal direttore. “La perizia prevede un esame autoptico dell'opera oltre, se necessario, a una perizia grafotecnica. Recentemente è stato costituito un Comitato Scientifico perché, anche se non è ancora successo, è sempre più frequente che il parere espresso venga contestato, in prima battuta soprattutto quando un'opera viene dichiarata non riconducibile alla mano dell'artista”. Per la primavera del 2021, sempre con Skira Editore, è prevista l'uscita del terzo e ultimo tomo del Catalogo ragionato nel quale saranno comprese le opere su tela, gli altorilievi, le sculture realizzate dal 2006 al 2016 e le opere registrate presso l'Archivio della Fondazione Enrico Castellani e non comprese nei due tomi precedenti.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti