gestione dei team

La comunicazione interna? Importante come la relazione con il cliente

Trasferire all’esterno le virtù della propria impresa o del proprio prodotto è percepito come un dogma dalla stragrande maggioranza delle imprese, ma non accade altrettanto verso i propri dipendenti e collaboratori

di Gianni Rusconi

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(AFP)

Trasferire all’esterno le virtù della propria impresa o del proprio prodotto è percepito come un dogma dalla stragrande maggioranza delle imprese, ma non accade altrettanto verso i propri dipendenti e collaboratori


3' di lettura

Quale può essere la strada maestra per gestire in modo efficace i team di lavoro aziendali? Le ricette possono essere diverse, e senza chiamare in causa leadership o altre virtù di “comando” la risposta passa necessariamente da una pratica spesso bistrattata: la comunicazione. Se trasferire all’esterno le virtù della propria impresa o del proprio prodotto è percepito come un dogma dalla stragrande maggioranza delle imprese, in quanto attività ritenuta indispensabile per accrescere la propria «brand awareness» e coinvolgere attuali e potenziali clienti, l’attenzione verso un altro fondamentale interlocutore di ogni azienda, e cioè i propri dipendenti e i collaboratori, non è sempre adeguato. Anzi.

Eppure, poter contare su un’efficace comunicazione interna può essere una chiave per il successo, soprattutto se pensiamo ai molteplici cambiamenti che stanno trasformando il modo di lavorare. Considerare i dipendenti come veri e propri ambasciatori del brand, in altre parole, è la strada da seguire, o per lo meno è quella che suggerisce Alessandro Nebuloni, amministratore delegato di Lato C, concept agency milanese.

Partiamo dalla vostra esperienza: cosa vi chiedono esattamente le aziende, da dove si parte?
Le aziende che si rivolgono noi, come Sanofi o Novo Nordik, hanno di norma una necessità molto precisa: desiderano migliorare la collaborazione tra i team e migliorare, in generale, la produttività e il clima dentro l’organizzazione. Noi partiamo da queste esigenze concrete e mettiamo in campo azioni che possano aiutare a raggiungere questi obiettivi e ad aumentare l’engagement della propria forza lavoro, avvalendoci del contributo dei manager e dei top manager che sono sempre più attenti al benessere dei propri collaboratori. Creare valore attorno al lancio di un nuovo prodotto o reinterpretare le occasioni interne di una convention, per esempio, sono opportunità tattiche con le quali aprire un percorso di ampio respiro sul quale poi costruire il proprio sistema di comunicazione interna.

Ha citato i manager: che ruolo giocano e come bisogna coinvolgerli?
Hanno un ruolo fondamentale nel percorso di evoluzione della comunicazione interna, ma è molto importante che tutti, in azienda, siano coinvolti in questo processo. Non possiamo pensare che la comunicazione possa essere semplicemente calata dall’alto, perché il risultato sarebbe il fallimento. Dobbiamo fare in modo che questi temi escano dagli uffici marketing e comunicazione e interessino, in modo sempre più concreto, anche chi si occupa di risorse umane e chi sta al vertice degli organigrammi aziendali.

Comunicare bene è sempre sinonimo di maggiore produttività?
Comunicare bene è uno dei fattori che garantiscono maggiore efficienza e produttività. Chi si sente parte di un progetto, e ne condivide obiettivi e valori, è quasi sicuramente più motivato a lavorare meglio. Questo si può tradurre, da un lato, anche in una riduzione di turnover e assenteismo e, dall’altro, nell’aumento di collaborazione tra colleghi e nel miglioramento di performance dell’intera struttura.

La diffusione dello smart working può diventare un limite per il successo di una strategia di potenziamento dell’engagement?
Credo non sia un limite, anzi. Certo, occorre un netto cambio di mentalità da parte di tutti, ma ormai non è inusuale che un nostro collaboratore lavori da casa, da una spiaggia o da un bar. Tendiamo tutti ad essere sempre più multitasking e costantemente connessi e questo impatta moltissimo sulla nostra vita privata, oltre che su quella professionale. La tecnologia ci fornisce un grande supporto, e mi riferisco a strumenti per condividere documenti o per rimanere in contatto con colleghi dislocati in ogni parte del mondo, e dobbiamo essere in grado di sfruttarla al meglio.

Un ultimo punto: c’è, in azienda, un problema di competenze da risolvere nel campo della comunicazione? Servirebbero figure ad hoc?
C’è, in generale, un problema di competenze. Però mi accorgo, parlando con clienti e partner, che qualcosa si sta muovendo e che stiamo andando, piano piano, nella giusta direzione. La comunicazione, interna ed esterna, è un asset strategico e deve essere affidata solo a professionisti adeguati, perché il rischio di commettere errori e compromettere la reputazione e l’immagine è elevatissimo.

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