La sentenza della corte costituzionale

La Consulta boccia il decreto salva Ilva (ma l’altoforno resta in attività)

di Domenico Palmiotti

Una manifestazione di lavoratori all’Ilva di Taranto (Ansa)

3' di lettura

A tre anni di distanza (luglio del 2015) dal Decreto legge con cui il governo Renzi consentì che l’altoforno 2 dell’Ilva di Taranto continuasse a funzionare nonostante che a giugno vi fosse stato un incidente mortale, la Corte Costituzionale, con sentenza emessa oggi, boccia quel provvedimento legislativo. È «incostituzionale», dicono i giudici. Ma il disco rosso dalla Consulta non avrà alcun riflesso sul siderurgico e non perchè il pronunciamento arriva dopo tre anni, ma perchè l’Ilva, già a settembre dello stesso anno, aveva ottenuto il dissequestro condizionato dell’impianto impegnandosi a fare una serie di lavori di messa in sicurezza in base a un piano accettato dalla Procura.

Quell’incidente all’altoforno 2
Ripercorriamo i fatti. Giugno 2015: mentre controllava la temperatura della ghisa liquida, Alessandro Morricella, 35enne operaio di Martina Franca, viene investito da un potente getto a elevata temperatura. Riporta gravissime ustioni su quasi tutto il corpo e muore dopo alcuni giorni. La Procura fa scattare il sequestro senza facoltà d’uso dell’altoforno 2 e indagadieci persone (attualmente c’è un processo). Il gip Martino Rosati convalida il sequestro, contesta all’Ilva carenze impiantistiche, ma l’azienda impugna il provvedimento. Il caso esplode e interviene di nuovo il governo, che già aveva deliberato altri decreti sull’Ilva. In quell’estate del 2015 lo stabilimento marciava infatti con due altiforni su quattro operativi: il 2 e il 4. Fermare il 2 e scendere a un solo impianto in attività, avrebbe significato fermare tutta l’acciaieria. Si arriva così al decreto legge del Governo che si appella alla continuità produttiva di una fabbrica ritenuta strategica per l’economia nazionale. L’esecutivo dispone che l’azienda faccia i lavori di messa a norma. È il gip Rosati a impugnare il decreto davanti alla Consulta (decreto che riguarda anche Fincantieri, in quei giorni alle prese con una vicenda analoga) e oggi la stessa Consulta ha stabilito che il legislatore ha «privilegiato unicamente le esigenze dell0iniziativa economica e sacrificato completamente la tutela addirittura della vita, oltre che dell’incolumità e della salute dei lavoratori».

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I dubbi sulla procedura
La Consulta, inoltre, eccepisce sulla procedura seguita: norma varata con decreto, poi abrogata con la Legge di conversione di un altro decreto, quindi reinserita in un articolo di quest’ultima legge «con una clausola che manteneva per il passato gli effetti già prodotti». È vero che ad aprile 2013, quando si pronunciò sull’eccezione di costituzionalità sul primo decreto Ilva (governo Monti) sollevata dalla magistratura di Taranto, la Consulta disse che il legislatore può intervenire per consentire la prosecuzione dell’attività in stabilimenti di interesse strategico nazionale, ma a condizione che si rispettino e si bilancino tra loro le esigenze del lavoro e della salute. Stavolta però, nel decreto del 2015 - è il parere della Consulta -, tale principio fondamentale non è stato osservato. Di qui l’incostituzionalità.

L’azienda commissariata: «Niente effetti»
Sulle prime, l’alt della Consulta ha creato preoccupazioni a Taranto. Poi è stato chiarito il perimetro nel quale incide la sentenza e soprattutto assicurato che così come non si fermò tre anni fa, neppure stavolta l’altoforno 2 verrà bloccato. Proprio perchè il nodo è stato sciolto indipendentemente del decreto. Spiega infatti Enrico Laghi, uno dei tre commissari Ilva: «La sentenza della Corte Costituzionale non incide minimamente sulla operatività dell’impianto. Pur in presenza del Decreto legge, oggi giudicato incostituzionale, per il dissequestro dell’altoforno avevamo scelto di intesa con la Procura di Taranto la via ordinaria prevista dal codice di procedura penale. Le norme del decreto, dunque, avrebbero rappresentato solo una soluzione alternativa, che non è stata però perseguita. Per questo motivo - conclude Laghi - non c’è nulla da temere per Ilva dalla sentenza della Corte Costituzionale». Ma Cinque Stelle e Verdi rilanciano: tutta le gestione del caso Ilva, con i vari decreti, è incostituzionale, affermano i pentastellati. E i Verdi: ora si riveda l’immunità penale per gli acquirenti dell’Ilva.

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