LOTTA AI FALSI

La contraffazione pesa 174 euro su ogni taliano (neonati compresi)

di Laura Cavestri


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Merce contraffatta sequestrata (Fotogramma)

3' di lettura

È una tassa “occulta” ed ammonta al doppio del canone Rai. E a un italiano costa 64 euro in più, che a un cittadino medio europeo. È il costo, sul portafoglio di ciascuno di noi, dei danni derivanti dalla contraffazione e dalla pirateria web su 11 settori tra i beni di consumo più diffusi (non l’intera produzione manifatturiera, quindi) passati in rassegna dall’Euipo – l’Ufficio della Ue per la proprietà intellettuale – che annualmente monitora il costo economico della contraffazione nei settori notoriamente vulnerabili alle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. Ovvero, cosmetici e igiene personale, abbigliamento, calzature e accessori, articoli sportivi, giocattoli e giochi, gioielleria e orologi, borse e valigie, musica registrata, alcolici e vini, prodotti farmaceutici, pesticidi e smartphone.
Secondo l’Ufficio Ue per la Proprietà Intellettuale, le perdite annuali dovute alla contraffazione e alla pirateria in questi 11 settori ammontano a 60 miliardi di euro l’anno, pari al 7,4 % di tutte le vendite di questi comparti. Con una stima di perdita diretta fino a 468mila posti di lavoro in Europa e un costo, in media, per ciascun cittadino europeo di 110 euro.

L’Italia
Si stima che in Italia le perdite annuali dovute alla contraffazione e alla pirateria ammontino a 10,5 miliardi, pari al 10,1 % delle vendite negli 11 settori. Nel complesso, quindi, il valore globale delle vendite perse in Italia è pari a 174 euro per cittadino italiano ogni anno (l’anno scorso il valore ammontava a 142 euro). Il che sin traduce – sempre secondo l’analisi Euipo – a oltre 10,5 miliardi di vendite perse (dovute alla contraffazione) e a oltre 76mila posti di lavoro in meno.

I settori
Il settore abbigliamento-calzature-accessori è il più grande tra tutti quelli esaminati in termini di volume delle vendite e di occupazione. Secondo le stime, in tutta la Ue, il settore perde vendite per circa 28,4 miliardi l’ anno, ovvero il 9,7% di quelle complessive. Solo in Italia, le vendite perse nel settore dell'abbigliamento, delle calzature e degli accessori dovute alla contraffazione, sono stimate a circa 6,4 miliardi, pari a circa il 13,7 % del totale.
Dietro all’abbigliamento, però, cresce il fronte dei farmaci. Perdite stimate per 9,5 miliardi in Ue (quasi il 4% del totale) e di 1,3 miliardi in Italia (il 4,7% di tutte le vendite del settore).
Poco invidiabile il terzo posto di smartphone e accessori connessi: nella Ue il “danno” da falsi ammonta a 4,2 miliardi (8,3%) e in Italia a 885 milioni (pari però a ben il 15% delle vendite globali).
Sul fronte di cosmetici e igiene personale, infine, la presenza sul mercato di merci contraffatte porta a una perdita stimata di 7 miliardi in Europa (che equivalgonoal 10,6 % di tutte le vendite nel settore) e a 710 milioni in ITalia (9% del totale).

Indicam: bloccare piattaforme web che vendono prodotti falsi

Le opinioni
«L’Europa – ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Euipo, Christian Archambeau – dipende da settori industriali come questi per la crescita e la creazione di posti di lavoro, e la nostra attività di ricerca mostra come la contraffazione e la pirateria mettano a rischio la crescita e l’occupazione. Quest’analisi dell’Euipo è volta a sostenere i responsabili politici nell'elaborazione di soluzioni a questo problema».
«È innegabile – ha aggiunto Mario Peserico, il presidente di Indicam (l’associazione per la tutela della proprietà intellettuale che comprende 150 brand) – che non si stia adeguatamente contrastando il mercato di prodotti illeciti e ciò per via di norme, come quella che regolamenta l’e-commerce, non adeguate a dare profili di responsabilità agli operatori che oggi dominano il web. Ci auguriamo che la prossima Commissione Europea affronti, accanto a questo tema, anche il tema legato alla mancanza, ad oggi, di medesimi criteri e analisi di rischio tra le Dogane dei diversi Stati membri. Ci auguriamo che l’azione comunitaria arrivi a mettere sotto pressione i Paesi all’origine delle merci false, con attenzione almeno a Cina e Turchia che sono gran parte del problema».

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