Osservatorio mipaaf

La cooperazione baluardo del made in Italy agroalimentare

di Annamaria Capparelli


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(Camilla Morandi / AGF)

3' di lettura

Le cooperative agroalimentari rappresentano un baluardo della difesa del made in Italy. Mentre su etichette ed origine è ormai un corso un acceso dibattito che rischia anche di spaccare la filiera su alcuni prodotti, come la pasta, per il sistema cooperativo legame con il territorio, approvvigionamenti dai produttori locali, sostenibilità in tutte le sue declinazioni (economica, ambientale e sociale) sono nel Dna delle imprese. Il 99% della materia agricola lavorata arriva, infatti, dai produttori agricoli italiani e addirittura per il 74% gli approvvigionamenti sono a carattere locale, rappresentato da prodotti della zona dove opera la cooperativa. E il 2% di importazioni è costituito da forniture che vengono utilizzate, soprattutto dalle grandi imprese cooperative, per completare la gamma. Per esempio per i succhi che richiedono l'aggiunta di ananas o mango non prodotti in Italia. Complessivamente le coop lavorano e dunque valorizzano oltre il 32% della materia prima agricola per un valore di oltre 16 miliardi.

Le indicazioni dell'Osservatorio istituito dal Mipaaf
È questo il valore aggiunto della cooperazione evidenziato dal decimo rapporto realizzato dall'Osservatorio cooperazione agricola italiana 2016, istituito presso il ministero delle Politiche agricole, sostenuto dalle quattro organizzazioni di rappresentanza, Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Unicoop e illustrato da Ersilia Di Tullio, responsabile cooperazione di Nomisma e da Corrado Giacomini, coordinatore del comitato tecnico scientifico. L'universo delle oltre 4.700 imprese garantisce occupazione a più di 90mila addetti e realizza un fatturato di 35 miliardi, pari al 23% del giro d'affari complessivo dell'agroalimentare. Non punta alla filiera, ma come è stato sottolineato, è la filiera stessa, per la capacità di garantire il ciclo completo dal campo alla tavola.

In aumento, anche se lento, fatturato e occupazione
La radiografia tracciata dal rapporto segnala una crescita lenta (ma si tratta del 2016) con un incremento del fatturato (0,6%) e dell'occupazione (0,9%), ma è soprattutto sulla struttura del sistema che si è focalizzata l'analisi che intende fornire un'indicazione per una strategia di valorizzazione del core business (a partire dalla mutualità) del mondo coop finalizzata a cercare spazi sui mercati esteri, la vera frontiera del made in Italy. Ma una priorità è anche il superamento dell'andamento a due velocità, tra grandi e piccole coop e soprattutto tra il Nord e il resto del paese.

Andamento a due velocità, Sud ancora indietro
Il 45% delle coop delle regioni settentrionali genera infatti l'82% del fatturato che va dunque al traino di Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige e Lombardia che da sole pesano per il 76 per cento. Un gap che si evince dalla dimensione media delle coop:13,6 milioni al Nord contro 2,1 milioni nel Sud. Mentre è sempre più evidente che “il piccolo è bello” non vale affatto per il sistema cooperativo. La spinta infatti arriva dalle prime 25 imprese, le più strutturate e operative nei settori chiave (vino, lattiero caseario e ortofrutta) che hanno registrato nel triennio 2014-2016 ottime performance su tutti i fronti, dal valore aggiunto, alle retribuzioni per finire all'export. A guidare la crescita del fatturato è il vino (+10%), seguito da ortofrutta (+6%) e latte (+4%). Anche per quanto riguarda la patrimonializzazione, un tallone d'Achille per tutte le imprese, le coop presentano i migliori progressi con un calo, almeno dei tre settori principe, degli oneri finanziari sul fatturato. La cooperazioni dunque senza perdere i suoi connotati, primo tra tutti la mutualità che supera di gran lunga i requisiti minimi fissati dalla legge, per accedere alle agevolazioni, è sempre più protesa sul mercato e dunque sempre più impresa. Anche in questo caso svolgendo una funzione di sostegno solidale nei confronti delle mini aziende che da sole non avrebbero gli strumenti per misurarsi nei grandi circuiti esteri. Vino, ortofrutta e latte si confermano settori export oriented, con un aumento di quasi il 20% segnato nel periodo tra il 2015 e il 2016 dai formaggi, dell'8,8% dal vino e dal 4,7% dall'ortofrutta.

Mercuri: in crescita gli investimenti in innovazione
Il presidente di Fedagri e dell'Alleanza delle coop agroalimentari, Giorgio Mercuri, ha sottolineato anche il trend positivo degli investimenti e ha ricordato che il 60% delle risorse finanziarie dei Piani di sviluppo rurale sono state spese da progetti del mondo cooperativo. «Non basta - ha detto - avere prodotti di qualità e con l'origine italiana, bisogna competere con i mercati. Origine e sostenibilità sono un valore aggiunto, ma poi il confronto si gioca sui prezzi e per questo la competizione si basa sugli investimenti, sull'innovazione, sulla riduzione dei costi e sulla formazione degli agricoltori».

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