Big Tech

La Corea sfida Google e Apple: legge contro il monopolio dei pagamenti in-app

Il Parlamento di Seul è il primo paese a costringere i due app store ad aprire a sistemi alternativi, mettendo a repentaglio le loro commissioni

di P.Sol.

Con il Covid guadagni da record per le app, 64,9 miliardi di dollari

2' di lettura

Tempi duri per l'hi-tech in tutto il mondo, non solo in Cina. La Corea del Sud è il primo paese ad andare all'attacco dei sistemi di pagamento degli app store di Google e Apple, i due motori della app economy.

Il Parlamento di Seul ha infatti approvato una legge che vieta ai due colossi di costringere gli sviluppatori ad adottare i loro sistemi di pagamento, aprendo per gli utenti la libertà di scelta del sistema di pagamento per i loro acquisti in-app.

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La Corea è così il primo paese al mondo a prendere contromisure contro il condizionamento che Big G e la Mela esercitano sugli sviluppatori di app, mettendo così a rischio le ricche commissioni sugli acquisti digitali all'interno dei rispettivi store.

Anche Usa e Ue in campo

Negli Stati Uniti, tre senatori ad agosto hanno proposto una legge con contenuti simili a quella coreana, mentre 36 Stati Usa hanno avviato una causa antitrust contro Gogle per il monopolio esercitato nell'app store.

L'Unione europea ha inserito proposte di dispositivi contro la posizionee dei colossi hi-ytech nell'ambito del Digital Markets Act.

La legge coreana prevede anche altrre misure tra cui il divieto per i colossi hi-tech di ritardare senza giustificazione l'approvazione delle app o di rimettere in discussione l'approvazione, provvedimenti sempre rivolti a tutelare gli sviluppatori. Non a caso la legge è stata soprannominata come “prevenzione dall'abuso di potere di Google” dai media coreani.

Nel secondo trimestre di quest'anno Google Play ha rappresentato il 75% dei download di app a livello globale, mentre Apple Store mantiene il primato per I volumi di transazioni con il 65% del totale di spese all'interno dello store.

Le cifre della app economy

I due colossi non dettagliano il giro d'affari dei due store, ma le commissioni arrivano in alcuni casi al 30% delle vendite, un livello che ha provocato una levata di scudi contro gli abusi di posizione dominante.

Le revenue dell'Apple Store sono comprese nella voce più ampia “Servizi” della società della Mela che vale 53,8 miliardi di dollari nell'ultimo esercizio fiscale, mentre i ricavi di Google Play vengono compresi nella voce “Altro” che vale 21,7 miliardi.

Recentemente Apple aveva mostrato di voler scendere a patti permettendo agli sviluppatori di comunicare agli utenti altre opzioni di acquisto al di fuori delle proprie app, dopo aver comunicato una riduzione delle commissioni per le app che generano meno ricavi.

Da parte sua Google ha difeso per bocca di un portavoce il modello dell’app store: «I costi che applichiamo aiutano a mantenere Android una piattaforma gratuita, mettendo a disposizione degli sviluppatori gli strumenti e la struttura per raggiungere miliardi di persone in tutto il mondo. Ragioneremo su come conciliare il funzionamento di un modello che supporti queste piattaforme di alta qualità, in linea con i requisiti di questa nuova legge».


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