AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùIl voto di Seul

La Corea del Sud sceglie Yoon, conservatore e falco in politica estera

Il neo presidente vuole rafforzare la deterrenza militare contro i missili di Pyongyang con l’aiuto degli Stati Uniti

di Gianluca Di Donfrancesco

Il neo presidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol

4' di lettura

È il conservatore Yoon Suk-yeol il vincitore delle elezioni che si sono svolte il 9 marzo in Corea del Sud. Il nuovo presidente presterà giuramento il 10 maggio e prenderà il posto dell’uscente Moon Jae-in, del Partito democratico, il cui candidato Lee Jae-myung è stato battuto seppur di misura. Yoon resterà in carica cinque anni, la durata di un unico mandato, come previsto dalla Costituzione.

Ex procuratore generale

Novizio della politica, 61 anni, laureato alla Seul National University, dove studia l’elite del Paese, Yoon ha servito come procuratore generale sotto Moon, fino a quando non si è scontrato con il presidente uscente per le indagini sulla corruzione che ne hanno investito il Governo. I conservatori hanno puntato su di lui, contando di cavalcare l’indignazione degli elettori.

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Liberista in economia e falco in politica estera, dovrà governare un Paese profondamente diviso lungo linee ideologiche, generazionali, di reddito e genere, alle prese con la difficile ripresa post-Covid e l’aumento vertiginoso dei prezzi delle case. Sul fronte estero, Seul fronteggia le rinnovate minacce della Corea del Nord, in un contesto internazionale sempre più polarizzato dall’aggressività della Cina. Il voto è stato in gran parte visto come un referendum su Moon, uscito bocciato. Alta l’affluenza alle urne: ha votato il 77% degli aventi diritto.

Tra Washington e Pechino

La Corea del Sud cerca un equilibrio difficile che le consenta di rafforzare il rapporto con gli Stati Uniti, il suo principale alleato, senza però inimicarsi la Cina, il suo primo partner commerciale. L’aggressività di Pechino, al tempo stesso, la spinge a cercare legami più forti con il Giappone e con le altre nazioni che si sentono minacciate. Il nuovo presidente «dovrà affrontare una situazione di politica estera e di sicurezza estremamente difficile, la lotta per l’egemonia nella regione si è riaccesa», spiega Kim Heung-kyu, direttore dell’Istituto di politica Usa-Cina dell’Università di Ajou.

Yoon ha detto di voler acquistare altri sistemi missilistici dagli Usa per contrastare la Corea del Nord, nonostante il rischio che questo possa spingere la Cina, che se ne sente minacciata, a ritorsioni economiche. Yoon vorrebbe poi ampliare le consultazioni con gli Stati Uniti sulla deterrenza nucleare, rafforzare la partnership trilaterale con Washington e Tokyo e unirsi alla Quadrilaterale composta da Stati Uniti, Australia, Giappone e India. Quest’ultima è una cooperazione dichiaratamente volta a contenere la Cina e l’adesione di Seul non può che innervosire Pechino.

Nel complesso, la Corea di Yoon si prepara a una svolta netta rispetto alla cautela seguita dall’ex presidente Moon, che ha sempre esitato ad affiancare Washington nel confronto con Pechino.

L’atomica di Pyongyang

La Corea del Nord ha intensificato i test missilistici negli ultimi mesi, una minaccia costante per la stessa sussistenza di Seul. Il team di Yoon ha annunciato che il Governo cercherà di riprendere i colloqui con Pyongyang e di stabilire un canale di dialogo permanente a tre, tra le due Coree e gli Stati Uniti. Il nuovo presidente, però, vuole anche rafforzare la deterrenza militare e ha affermato che gli attacchi preventivi potrebbero essere l’unico modo per contrastare i nuovi missili ipersonici di Pyongyang, se questa si mostrerà pronta a lanciarli.

Aiuti per la ripresa

In economia, Yoon sostiene un approccio di mercato, che lascia al settore privato il compito di creare posti di lavoro. Promette di ridurre il peso della burocrazia sulle aziende. Ha proposto di destinare 50mila miliardi di won (40 miliardi di dollari) ai piccoli commercianti e ai lavoratori autonomi colpiti dalla pandemia di Covid-19, compresa l’erogazione di sostegni in contanti per 43mila miliardi di won. Ha anche detto che abbasserà le tasse su capital gain e immobili.

La Corea del Sud è decima al mondo per dimensioni del Pil. La sua economia è cresciuta dell’1,1% nel quarto trimestre del 2021, rispetto ai tre mesi precedenti, secondo i dati pubblicati il 3 marzo dalla dalla Bank of Korea, accelerando rispetto allo 0,3% dell’ultima rilevazione. Su base annua, il Pil è salito del 4,2%. Per tutto il 2021, la crescita è stata del 4%, dopo la moderata contrazione dello 0,9% nel 2020. Si tratta del balzo più forte dal 2010. La Corea del Sud è stata uno dei Paesi a soffrire meno la recessione globale innescata dal Covid-19 e tra i primi a recuperare il terreno perduto. Il Pil pro-capite è salito nel 2021 del 10%, a 35.168 dollari. Per il 2022 è prevista una crescita del Pil più moderata.

La questione immobiliare

L’aumento del prezzo delle case è stato uno dei temi chiave della campagna elettorale. Durante i cinque anni di mandato del presidente uscente Moon, i prezzi degli immobili sono aumentati in modo astronomico, lasciando molte famiglie nell’impossibilità di acquistare un’abitazione. Yoon ha promesso la costruzione di 2,5 milioni di case nei prossimi cinque anni (500mila a Seul).

Stop alle politiche di genere

La Corea del Sud è un Paese con un ampio divario retributivo di genere, con le donne sottorappresentate nei vertici della politica e delle imprese. Yoon, però, ha deciso di cavalcare il risentimento dei giovani maschi, secondo i quali le recenti politiche di genere sarebbero una discriminazione al contrario, figlie di un femminismo esasperato. Il nuovo presidente ha annunciato l’abolizione del ministero per le Pari opportunità.

Gigante dei chip

In chiave economica e ormai sempre più geostrategica, la Corea del Sud è cruciale anche per la forte produzione di semiconduttori, grazie a giganti come Samsung e SK Hynix, leader al mondo nei memory chip e rispettivamente al primo e terzo posto in assoluto per ricavi (dati Gartner). Con il 20% sul totale, i chip sono la prima voce dell’export del Paese.

Samsung ha un piano di investimenti nei semiconduttori da 150 miliardi di dollari entro il 2030: 17 miliardi dovrebbero servire per una nuova fabbrica negli Stati Uniti. L’apporto di Samsung è fondamentale per dare corpo alle ambizioni di Joe Biden e potenziare l’industria dei chip americana. Il Governo uscente di Moon ha annunciato sgravi fiscali e prestiti agevolati per le sue 150 imprese del settore, che investirà nel complesso 450 miliardi di dollari entro il 2030.

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