InchiestaApprofondimento di un singolo argomento che mette a frutto il lavoro di ricerche e significative risorse.Scopri di piùEnergia

La corsa delle centrali a gas: ecco la mappa dei 48 progetti in Italia

Il lato oscuro delle fonti rinnovabili: boom di progetti di impianti termoelettrici incentivati per accendersi quando si fermano sole e vento

di Jacopo Giliberto

"Crisi dei prezzi non era inattesa, ora costruire nuova energia"

5' di lettura

Il lato oscuro, quello meno visibile, della transizione energetica verso le rinnovabili. Decine di nuove centrali a gas, incentivate a caro prezzo per accendersi nell’istante in cui il vento smette di soffiare o il sole viene nascosto da una nuvola. La spinta verde verso la decarbonizzazione ha messo in pista una nuova corsa a una cinquantina di centrali a gas imposte dalla crescita dell’energia verde, quasi 20mila megawatt di potenza con un investimento complessivo che potrebbe aggirarsi su cifre a dieci zeri. È una corsa simile per velocità e dimensione dell’impegno a quella che una quindicina d’anni fa cambiò in modo radicale la struttura della produzione elettrica italiana. In questo caso, sono in corsa le centrali a gas che svolgono quel servizio di accumulo e “backup” delle fonti rinnovabili d’energia — del cui sistema fanno parte e nei cui costi andranno considerate — in attesa che in futuro siano disponibili accumulatori con tecnologie sostenibili per scala dimensionale e costi.

Aspettando gli accumulatori

È il cosiddetto “capacity market”, il mercato della potenza (si veda l’ articolo di Laura Serafini sul Sole 24 Ore del 7 dicembre), cioè gli impianti pronti a erogare ad alto prezzo e in pochi istanti milioni di chilowattora appena viene coperto da una nuvola il sole che attiva i pannelli fotovoltaici o quando cade il vento che agita le braccia eoliche.

Loading...

Secondo la rilevazione delle imprese aderenti ad Anie Rinnovabili, al 30 giugno i grandi sistemi di accumulo tramite batterie di Terna assommavano alla potenza di 60 megawatt pari a 250mila chilowattora di energia. (A titolo di confronto, alla borsa elettrica del Gme sono stati stimati per il fabbisogno della sola giornata del 9 dicembre consumi pari a 906 milioni di chilowattora).

Afferma l’ Aie Agenzia internazionale dell’energia che dovranno entrare nel costo di generazione delle meteopatiche fonti rinnovabili anche questi costi necessari ad assicurarne la continuità, come gli accumuli, gli stoccaggi e le centrale di riserva pronte ad accendersi in loro sostituzione.

LA MAPPA
Loading...

Le aziende in corsa

Sono sulla corsia di arrivo circa 50 progetti di centrali a gas per quasi 20mila megawatt di potenza. Il Sole 24 Ore su dati di mercato e su documentazione ufficiale è riuscito a censirne 48 in vari gradi di sviluppo, dalla prima richiesta di valutazione fino ai lavori autorizzati e in corso. La potenza complessiva dei 48 progetti che è stato possibile dettagliare al Sole 24 Ore è 18.500 megawatt. Sono decine le imprese che hanno proposto questi impianti, fra i quali spiccano per dimensioni e valore i progetti di Enel, Edison, A2A ed Ep.

Quasi 20 progetti si collocano in Alta Italia, come Cassano d’Adda (A2A), Bertonico Lodi (Sorgenia), Ravenna (Eni), San Quirico Parma (Edison).
Tra quelli in Centro Italia spiccano per esempio Piombino (Meta), le cartiere di Porcari in Lucchesia (Smith Paper), Sulmona e Cassino (Meta), Nera Montoro nel Ternano (Engie). Nel Mezzogiorno un’altra ventina, come Benevento (Luminosa), Acerra (Friel), Monopoli (Italgreen) o Pace del Mela nel Messinese (Duferco).

Le tecnologie preferite

Le tecnologie più ricorrenti sono il cosiddetto ciclo aperto, centrali poco efficienti ma istantanee nell’avviamento (una ventina di progetti); ciclo combinato ad alta efficienza (una quindicina); generatori con motori a cilindri e pistoni (una decina di progetti). Un cenno alle tre tecnologie.

Il turbogas a ciclo aperto è, in sostanza, la stessa tecnologia dei motori degli aerei di linea, da cui derivano. Alimentate con metano in sostituzione del cherosene degli aerei, si accendono in un istante e girano al massimo in pochi secondi: ciò che serve per assecondare la rapidità di variazione delle fonti rinnovabili. In genere vengono affiancati più turbogas in modo modulare, da accendere alternativamente secondo l’andamento della domanda elettrica.

Il turbogas a ciclo combinato fa ricorso alle stesse turbine del ciclo aperto ma i fumi roventi che escono dal motore sono usati per generare vapore con cui viene fatta girare una seconda turbina e quindi una seconda dinamo; doppia efficienza energetica e migliore sfruttamento del gas, però anche meno rapidità di reazione, che si misura in minuti. Sono centrali in genere di taglia assai più grande rispetto ai turbogas a ciclo aperto.

I motori endotermici a cilindri e pistoni sono versioni gigantesche degli stessi motori delle automobili o dei camion; in genere sono motori alimentati a gas con 12 oppure 18 o perfino 24 cilindri a V. Come per i turbogas a ciclo aperto, in genere vengono affiancati diversi motori in modo modulare, e vengono accesi o spenti in numero adeguato secondo gli andamenti del fabbisogno elettrico.

I progetti più rilevanti

In particolare, i rifacimenti e i poternziamenti a gas delle centrali dell’Enel traguardano oltre 6.700 nuovi megawatt, come nella decarbonizzazione annunciata per le centrali a carbone di Brindisi Cerano e Civitavecchia e quella appena riconfermata della Spezia, ma anche Venezia Fusina, Trino (Vercelli), La Casella (Piacenza), Montalto (Viterbo), Larino (Campobasso), Rossano (Cosenza).

Per la transizione energetica anche i progetti importanti dell’Edison per Venezia Marghera (dove è stata istallata la nuova turbina ad altissima efficienza realizzata dall’Ansaldo) e Presenzano (Caserta).
La lombarda A2A con circa 2mila megawatt si impegna per abbandonare il carbone a Monfalcone (Gorizia) e progetta la ristrutturazione per la grande centrale di San FIlippo (Messina), mentre riattiva con piccoli e veloci impianti a metano la centrale a carbone nel porto di Brindisi.
Ep rinnova le grandi centrali di Tavazzano (Lodi) e Ostiglia (sull’argine mantovano del Po) e guarda alla centrale di Trapani.
Calenia (Axpo con Hera) ha la procedura in corso per 940 megawattt a Sparanise (Caserta).
E spicca con un gran numero di piccole centrali nuove l’attivismo di Meta Energia.

Gli effetti sul mercato

Giorni fa durante un’audizione con l’autorità dell’energia Arera il direttore generale di una delle primarie società elettriche, Tirreno Power, Fabrizio Allegra, ha descritto lo scenario che si sta componendo sul mercato.

Il capacity market, questo il panorama che dipinge Allegra, svilupperà i suoi effetti a partire da gennaio, «effetti legati alla tempistiche di aggiornamento e livello dello strike price, all’onerosità delle penali per indisponibilità in mancanza di strumenti idonei alla sua mitigazione e alla sperequazione nel trattamento degli impianti esistenti rispetto a quelli nuovi».
Secondo Tirreno Power, tutti questi elementi convergono nel generare una forte pressione competitiva sugli impianti già esistenti a metano a ciclo combinato, i quali nei prossimi anni rischiano di essere estromessi dal mercato dalle nuove centrali a metano a ciclo combinato.

Attualità dagli impianti

Nella centrale termoelettrica Ep di Tavazzano (Lodi) l’Ansaldo Energia ha iniziato i lavori civili per costruire la nuova centrale da circa 800 megawatt. «Il cuore del ciclo combinato è composto dalla turbina a gas GT36 di classe H, da due generatori e da una turbina a vapore», afferma Giuseppe Marino, amministratore delegato di Ansaldo Energia.
L’inizio dell'esercizio commerciale è previsto per il 1° novembre 2023. Intanto Terna ha avviato a Lodi le attività di «razionalizzazione della rete elettrica provinciale connesso alla realizzazione dell’elettrodotto Chignolo Po-Maleo» e sta riprogettando le linee di alta tensione cedute dalle Ferrovie vicino alla centrale di Tavazzano.

Alla Spezia, dove ha ricevuto l'autorizzazione finale dal ministero della Transizione ecologica per chiudere la centrale a carbone, l’Enel segna «un ulteriore passo avanti nell’impegno di Enel per la transizione energetica verso un modello sempre più sostenibile», afferma la società.
Ricorda Nicola Lanzetta, direttore dell’Enel Italia, che «complessivamente, con queste ulteriori autorizzazioni, in Italia avremo dismesso complessivamente circa 1.900 megawatt di capacità a carbone entro la fine del 2021». Protesta intanto un parlamentare di Liberi e Uguali, Federico Fornaro: «La costruzione di una centrale a gas in sostituzione di quella a carbone è in evidente contraddizione con la necessità di accelerare il passaggio alle energie rinnovabili».

Riproduzione riservata ©

  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti