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Omicron continua a mutare: l’ultima variante è osservata speciale

Dalla sua comparsa sono emersi più di 230 discendenti, per Ba.2.75.2 evidenziata la fuga immunitaria

di Nicola Barone

Coronavirus: bollettino del 23 settembre 2022

3' di lettura

Da quando ha fatto la sua apparizione, lo scorso novembre, tutte le variazioni più significative del virus discendono da un solo lignaggio, Omicron. Una delle più fresche sottovarianti, denominata Ba.2.75.2, mostra la capacità di aggirare le risposte immunitarie meglio di tutte le forme precedenti. Per ora rappresenta una quota infinitesimale del numero complessivo dei casi nel mondo, ma dagli esperti viene osservata con grande attenzione proprio in ragione di alcune sue caratteristiche potenzialmente rischiose.

Il monitoraggio dell’Oms

L’attuale circolazione di Sars-Cov-2 è «caratterizzata da sottolignaggi di Omicron e da un’ampia diversificazione genetica. Sono emersi più di 230 discendenti», “figli” di Omicron, la variante che è stata protagonista indiscussa del 2022 pandemico, «e più di 30 ricombinanti». Queste varianti sono sotto monitoraggio e valutate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla base di criteri di costellazioni genetiche di mutazioni, di aumento della prevalenza in un’area geografica, nonché di qualsiasi evidenza di cambiamenti fenotipici.

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Mutazioni a gran velocità

L’alto numero di lignaggi conferma del resto quanto osservato anche da Marco Cavaleri, responsabile della strategia per le minacce sanitarie e i vaccini dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), che nei giorni scorsi aveva evidenziato come Sars-Cov-2 fosse «ancora piuttosto imprevedibile».

Un dato rilevante, aveva appunto fatto notare Cavaleri, è che «sta mutando a una velocità pazzesca e continua a farlo». L’Oms nel suo focus sulle varianti spiega che tutti questi lignaggi prodotti sotto il cappello della famiglia Omicron «hanno diverse mutazioni aggiuntive, ma la maggior parte non merita preoccupazione, nemmeno sulla base delle attuali conoscenze di siti genetici rilevanti».

Ba.5 dominante nel mondo

Per l’Oms a livello globale, dal 19 agosto al 19 settembre 2022, sono state condivise tramite il database Gisaid oltre 120mila sequenze virali. Fra queste, quasi 119.500 erano Omicron, che pesa per il 99% di tutte le sequenze virali riportate a livello globale negli ultimi 30 giorni. In casa Omicron, a partire dalla settimana epidemiologica 35 (29 agosto-4 settembre 2022), i lignaggi discendenti raggruppati sotto Ba.5 mostrano la prevalenza relativa più alta (76,6%), seguiti dal gruppo Ba.4 (7,5%).

Nello stesso periodo, le altre “sorelle” - cioè il gruppo di Ba.3, il gruppo di Ba.2 (esclusa la Centaurus Ba.2.75) e quello di Ba.1 sono diminuite nella prevalenza globale scendendo a meno dell’1%. L’Oms spiega che ad oggi 6 ceppi sono attualmente classificati come sottovarianti Omicron sotto monitoraggio.

I rischi di una “fuga immunitaria”

Il capitolo Ba.2.75, cioè la sottovariante di Omicron 2 battezzata Centaurus, viene affrontato a parte. E l’Oms spiega che «Ba.2.75 è monitorata a causa di 9 ulteriori mutazioni osservate nel picco rispetto al suo lignaggio “genitore” Ba.2»; 4 sono all’interno del dominio di legame del recettore (Rbd) e almeno una di queste mutazioni Rbd «è stata associata a fuga immunitaria» nelle varianti precedenti. «La prevalenza globale di Ba.2.75 - precisa l’Oms - è bassa (1,26% alla settimana 35), ma è aumentata nelle ultime settimane». Intanto un totale di 48 Paesi hanno segnalato il rilevamento di Centaurus. La maggior parte delle sequenze riportate provengono dall’India.

Fauci: sappiamo che non lo elimineremo

Come detto anche Centaurus ha già “figliato” e appunto uno dei suoi lignaggi discendenti, Ba.2.75.2, mostra 3 ulteriori mutazioni sulla Spike. Le altre sottovarianti emergenti sotto monitoraggio sono evoluzioni di Ba.5.1 (con aggiunta di altre mutazioni), Ba.5.2, Ba.5.2.1 e così via. Si tratta di sottolignaggi con mutazioni nelle posizioni Rbd con effetti fenotipici (come fuga di anticorpi, modifiche all’affinità di legame con il recettore Ace2, e così via).

Anche in questo caso l’Oms precisa che a prevalenza di queste sottovarianti Omicron sotto monitoraggio è ancora bassa, ma in aumento nelle ultime 4 settimane. Se Ba.2.75.2 dovesse diffondersi di qui in avanti ciò potrebbe attenuare l’efficacia dei booster di nuova autorizzazione. «Non siamo dove dobbiamo essere se vogliamo parlare di convivenza con il virus perché sappiamo che non lo elimineremo», ha detto Anthony Fauci. «La domanda che ci poniamo è riusciremo a eliminarlo dal nostro Paese o dalla maggior parte del mondo? E la risposta è improbabile, perché è altamente trasmissibile e anche l’immunità indotta dal vaccino o dall’infezione è transitoria».

Molti monoclonali non più efficaci

Da un po’ di mesi ormai molte terapie a base di anticorpi monoclonali stanno perdendo la capacità di neutralizzare le sottovarianti Omicron e quindi non sono più utilizzate, secondo quanto chiarito da Cavaleri. «Anche se la relazione tra l’attività antivirale determinata in laboratorio e l’impatto che questa ha sull’efficacia clinica non è pienamente compresa, sarebbe comunque prudente privilegiare l’uso di antivirali e monoclonali che stanno mantenendo inalterata la loro attività contro le varianti in circolazione, come Paxlovid, cioè la pillola anti-Covid di Pfizer, e Velklury, cioè l’antivirale remdesivir».

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