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La Corte dei conti europea chiede pieno accesso ai documenti Bce sulle banche

di Isabella Bufacchi


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4' di lettura

Più trasparenza e dunque pieno accesso a «qualsiasi documento» sulla vigilanza bancaria europea ritenuto necessario: è quanto torna a chiedere la Corte dei conti europea nei confronti della Banca centrale europea in qualità di istituzione competente in via esclusiva per la vigilanza sulle grandi banche degli Stati membri della zona euro: la Bce opera infatti attraverso il Meccanismo di vigilanza unico (Mvu) costituito nel 2014 come pilastro dell’Unione bancaria mentre la Bce non ha responsabilità sul Single resolution board, il meccanismo di risoluzione unico.

Cosa chiede la Corte dei conti europea
La Corte dei conti europea (Eca European court of auditors), custode delle finanze dell’Ue, ha fatto sapere lunedì 14 gennaio con un duro comunicato di aver «chiesto ai legislatori dell’Unione di intervenire affinché la Bce conceda pieno accesso ai documenti per l’espletamento di audit sulla vigilanza bancaria»: lo ha fatto inviando una lettera al Parlamento europeo. E con l’ennesimo appello al Consiglio della Ue. La vigilanza bancaria «comporta rischi significativi per le finanze pubbliche», secondo la Corte la quale sostiene di non poter svolgere audit adeguati su tali attività «a meno che la Bce non modifichi la propria politica in materia di diritti di accesso». La Corte chiede, se ritenuto necessario, di modificare la normativa attuale, perchè ritiene di non poter accedere «a qualsiasi documento da essa ritenuto necessario». Chiaramente la Corte non intende avere accesso ai documenti riguardanti lla politica monetaria della Bce, come ha chiarito il presidente dell’Eca, il tedesco Klaus-Heiner Lehne.

Enria (Mvu) apre a più trasparenza
Il vero mittente della richiesta della Corte è tuttavia Andrea Enria, dallo scorso primo gennaio presidente Consiglio di vigilanza del Mvu e dunque primo responsabile della vigilanza bancaria europea: dalla sua presidenza avviata da pochi giorni potrebbe emergere una nuova disponibilità a considerare le argomentazioni della Corte e dunque comunque un dialogo più aperto con la Eca rispetto alla ex-chair Danièle Nouy. Un portavoce della Bce, interpellato dal Sole24Ore, ha detto che «la supervisione bancaria Bce è aperta a cooperare sulle questioni sollevate (dall’Eca ndr) e resta pronta a continuare a relazionarsi con l’Eca». Enria, nella sua audizione al Parlamento aveva già indicato l’importanza della trasparenza dell’Ssm nei confronti degli stakeholders.

I nodi della questione
Trovare un punto di equilibrio però non sarà facile: da un lato la Corte preme per avere più informazioni, e tutelare i conti pubblici europei mettendo il naso su aspetti manageriali e amministrativi, dall’altro lato però la vigilanza bancaria, nello svolgere la sua funzione, è obbligata a trattare in modo confidenziale i dati delle singole banche. La Corte ha comunque espresso la sua «preoccupazione riguardo all’attuale posizione della Bce in materia di accesso ai documenti e alle informazioni, che non consente alla Corte di svolgere adeguatamente il proprio lavoro». Secondo Klaus-Heiner Lehne, presidente dell’Eca, «è essenziale che la Corte disponga di pieni poteri di controllo sulle attività di vigilanza della Bce dati i notevoli rischi che i fallimenti bancari comportano per le finanze pubbliche e la complessità dei nuovi meccanismi di vigilanza».

Il pregresso
In una risposta scritta a una richiesta del Parlamento, la Corte sottolinea che in tre occasioni le è stato negato l’accesso a informazioni importanti. Durante l'audit del 2016 sul Meccanismo di vigilanza unico, la Corte ha incontrato serie difficoltà nell'ottenere documenti probatori di audit. Nel corso dei lavori per la relazione speciale del 2017 sul Comitato di risoluzione unico, quest'ultimo ha insistito per eliminare qualsiasi dato proveniente dalla Bce. Infine, nel gennaio 2018, per la redazione della relazione della Corte sul ruolo della Bce nella gestione delle crisi in relazione alla vigilanza bancaria, la Bce ha nuovamente negato l’accesso ai documenti necessari allo svolgimento dell’audit come inizialmente pianificato.

Lo status quo delineato dalla Corte dei Conti
Dall’entrata in vigore del Meccanismo di vigilanza unico, la Banca centrale europea è competente in via esclusiva per la vigilanza sulle grandi banche degli Stati membri della zona euro. L’Mvu dispone di un sistema comune composto dalle autorità nazionali competenti e dalla Bce. In totale, vi sono circa 130 banche di questo tipo, che rappresentano circa l’80 % delle attività bancarie dell’Ue. La vigilanza sulle banche piccole e medie è affidata direttamente alle Banche centrali nazionali. Tuttavia, la Bce detiene la responsabilità finale in materia di vigilanza e garantisce l’uniformità dei criteri di vigilanza. A seguito dell’istituzione dell’Mvu, anche le responsabilità in materia di vigilanza bancaria sono cambiate, sottolineano alla Corte dei conti europea: la responsabilità dell'audit sull’attività di vigilanza bancaria diretta esercitata dalla Bce – ossia sulle banche più grandi – non compete più alle istituzioni nazionali di controllo, ma è inclusa nel mandato di audit della Corte dei conti europea. «La competenza sottratta alle istituzioni nazionali di controllo non è stata adeguatamente compensata, data l'attuale posizione della Bce riguardo al mandato di audit della Corte dei conti europea ossia, l'accesso negato alle relative informazioni», affermano con vigore alla Corte basata a Lussemburgo.

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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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