In carica per 8 mesi

La Corte costituzionale elegge Giuliano Amato: è il nuovo presidente

È il giudice costituzionale con maggiore anzianità, rimarrà in carica circa 8 mesi prima del termine del suo mandato di nove anni

(ANSA)

2' di lettura

È Giuliano Amato il nuovo presidente della Corte Costituzionale. Torinese, 83 anni, professore emerito di diritto pubblico comparato, più volte ministro, ha all’attivo due mandati da presidente del Consiglio nel 1992-1993 e nel 2000-2001. Nominato da Giorgio Napolitano il 12 settembre 2013, è il giudice costituzionale con maggiore anzianità, rimarrà in carica circa 8 mesi prima del termine del suo mandato di nove anni.

Giuliano Amato è stato eletto all’unanimità. L’esito è stato comunicato dal segretario generale della Consulta Umberto Zingales. Giudice con maggiore anzianità, Amato è stato vicepresidente della Corte Costituzionale dal settembre 2020 sotto le presidenze di Morelli e Coraggio.

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Come primo atto, il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato ha nominato vicepresidenti le giudici Silvana Sciarra e Daria de Pretis e il giudice Nicolò Zanon.

Il neopresidente della Consulta Amato è nato a Torino il 13 maggio 1938. Professore emerito all’Iue di Fiesole e alla Sapienza di Roma, membro del Parlamento per 18 anni, ministro dell’Interno, due volte ministro del Tesoro e due volte presidente del Consiglio, ha anche presieduto la Commissione internazionale sui Balcani nel 2003-2005 ed è stato vice presidente della Convenzione sul futuro d’Europa nel 2002-2003. È stato presidente della Scuola superiore S. Anna e dell’Istituto Treccani, nonché, dal 1994 al 1997, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). È presidente onorario del Centro studi americani di Roma e presidente della Consulta scientifica del Cortile dei Gentili.

Numerosi i suoi articoli su antitrust, libertà individuali, forma di governo, integrazione europea e su vari temi politici. Amato ha redatto 171 decisioni dal suo ingresso alla Corte costituzionale, nel 2013, fino a oggi. Tra le più significative si ricordano quelle in materia di diritti fondamentali e diritto all’identità personale. In particolare, le pronunce sulla trasmissione ai figli del cognome materno (n. 286/2016 e n. 18 del 2021), la sentenza che ha eliminato la necessità dell’intervento chirurgico per la rettifica anagrafica del genere (n. 221 del 2015) e quella che ha esteso agli stranieri l’accesso al servizio civile (n. 119 del 2015).

In tema di rapporti tra poteri dello Stato, si rammentano le pronunce sul sindacato sui regolamenti parlamentari (n. 120 del 2014) e, da ultimo, sulle ragioni dell’efficienza e tempestività delle decisioni parlamentari in materia economica e di bilancio (n. 60 del 2020) nonché sull’abbinamento tra consultazioni referendarie e amministrative (ordinanza n. 195 del 2020).

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