2,5 miliardi di dollari

La Corte suprema Usa: sì all’uso dei fondi del Pentagono per la costruzione del muro con il Messico

Favorevoli cinque giudici, contrari quattro. Il presidente esulta su Twitter per la vittoria

di Marco Valsania


Trump esulta, potra' usare fondi Pentagono per il muro

3' di lettura

New York - Donald Trump puo' cominciare a spendere senza indugi 2,5 miliardi di dollari per costruire centinaia di chilometri di muro al confine meridionale degli Stati Uniti. La Corte Suprema americana, con una decisione di stretta misura, ha bocciato un blocco dei fondi decretato da tribunali di primo grado e d'Appello mentre la piu' ampia disputa, che riguarda l'autorita' del Presidente di stornare fondi del Pentagono senza il via libera del Congresso, rimane aperto. La vicenda e' presto riassunta: Trump, fallito lo sforzo di ottenere finanziamenti per la sua barriera nel budget, ha invocato il potere esecutivo per strappare le risorse dichiarando che il progetto ha fini di sicurezza nazionale e lotta al narcotraffico, non solo di contrasto all'immigrazione.

La battaglia e' arrivata all'Alta Corte, che ha dato ragione al Presidente: ha concluso che gli avversari, le associazioni Sierra Club e Southern Border Community Coalition sostenute dall'opposizione, non hanno adeguato status giuridico. Ma l'impatto della scelta va ben oltre i duelli legali, o le cifre: la Corte ha consegnato un significativo successo a Trump, suggerendo di fatto che dovrebbe schierarsi con l'amministrazione sull'intero caso. Un aspetto subito chiaro ai protagonisti: “Grande vittoria” ha twittato il Presidente. Lo Speaker democratico della Camera Nancy Pelosi ha invece denunciato “furti” e atti anticostituzionali: “Abbiamo una democrazia, non una monarchia. La Costituzione proibisce al Presidente la spesa di fondi non stanziati dal Parlamento”.

La decisione, che ha contrapposto una maggioranza di cinque giudici conservatori ai quattro piu' liberal, ha anche mostrato come la stessa Corte Suprema sia oggi piu' che mai “giudice” della polarizzazione nel Paese. La massima istituzione giudiziaria americana ha da sempre vasta influenza su politica e societa', con la sua missione di interpretare leggi, precedenti e Costituzione e con l'incarico a vita dei suoi esponenti di nomina presidenziale e confermati dal Senato. La Corte, a cominciare dalla Warren Court del chief justice Earl Warren negli anni Cinquanta e Sessanta, ha giocato un ruolo progressista cruciale nella desegregazione delle scuole e poi sul diritto delle donne all'aborto. Un successivo spostamento a destra ha accelerato il passo sotto Trump: i due giudici che ha finora insediato, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, sono considerati affidabili voti conservatori, in particolare su temi quali l'uso del potere esecutivo. E se Gorsuch ha preso il posto di un leone della destra, Antonin Scalia, Kavanaugh e' subentrato a Anthony Kennedy, ago della bilancia della Corte: nominato da Ronald Reagan, si era rivelato aperto su temi sociali, da pena di morte a liberta' d'espressione e diritti degli omosessuali. Quel voto incerto adesso spetta semmai a John Roberts, attuale Chief justice, piu' conservatore anche se in passato incorso nelle ire repubblicane schierandosi a favore della costituzionalita' della riforma sanitaria Obamacare.

La nuova maggioranza repubblicana quest'anno si e' dimostrata efficace, prima ancora che sul Muro, su altre questioni scottanti quali il “Gerrymandering”, respingendo interventi contro la manipolazione partitica delle circoscrizioni elettorali utilizzata dai repubblicani. Sensibilita' piu' moderate o liberal ha tuttavia ancora mostrato invalidando una condanna a morte in Mississippi dove la procura aveva squalificato giurati afroamericani e respingendo la richiesta anti-immigrati di Trump di inserire una domanda sulla cittadinanza nel censimento. Nel business ha lasciato procedere una denuncia antitrust contro Apple.

Gli equilibri della Corte continueranno a essere messa alla prova. Ha gia' in programma almeno 44 casi nell'anno giudiziario tra ottobre e giugno, da discriminazione a ambiente, da protezioni per gli immigrati a controlli sulle armi. Puo' tornare in agenda la sanita' come il diritto d'aborto, oggi ridimensionato da nuove leggi statali. Sotto il profilo della dottrina si sfidano visioni inclini a considerare contesto storico e implicazioni sociali delle leggi, con lo “Strict Constructionism”, che promette fedelta' alla lettera della Costituzione e limitati interventi. L'alta posta in gioco assicura anche che il futuro della Corte resti al centro della campagna elettorale presidenziale. La prossima nomina potrebbe essere in sostituzione di magistrati liberal, quali l'86enne combattiva icona della lotta per l'eguaglianza Ruth Bader Ginsburg.

La saga del muro e' diventata un simbolo delle tensioni ai vertici della magistratura. L'amministrazione ha strappato un secondo successo sull'immigrazione, questa volta internazionale: un accordo con il Guatemala perché i migranti che vogliano chiedere asilo per ragioni umanitarie negli Usa - oltre un milione forse quest'anno - debbano invocarlo prima in un paese di transito. Il Messico ha rifiutato, il Guatemala, minacciato di sanzioni, ha accettato. Il vero campo di battaglia, per Trump e i suoi critici, rimarra' pero' tutto negli Stati Uniti - e nella Corte Suprema.

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