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La Corte Ue boccia l’Italia: Igp Modena tutelata ma “aceto” e “balsamico” sono riproducibili

Sconfitta per il Consorzio di tutela dell'Aceto Balsamico di Modena Igp che aveva contestato l'utilizzo dei termini generici da parte della società tedesca Balema del Baden in Germania

di Giorgio dell'Orefice


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(Fotogramma)

3' di lettura

L'intera denominazione Aceto Balsamico di Modena Igp è tutelata dalla normative europea ma non i suoi singoli termini non geografici ovvero “aceto” e “balsamico” che sono da considerare generici.
E' quanto ha stabilito la Corte di Giustizia Ue chiamata in causa dal Bundesgerichtshof (Corte federale di giustizia, Germania), al quale lo stesso Consorzio di tutela dell'Aceto Balsamico di Modena Igp si era rivolto per contestare l'utilizzo dei termini balsamico da parte della società tedesca Balema GmbH, del Baden in Germania appunto.

Sentenza sfavorevole all’Italia
La Corte federale tedesca ha girato il quesito alla Corte del Lussemburgo che il 4 dicembre ha emesso la propria sentenza. Nel dettaglio il quesito del Bundesgerichtshof inoltrato ai magistrati del Lussemburgo punta a chiarire se la protezione della denominazione “Aceto Balsamico di Modena” conferita dal regolamento relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari riguardi unicamente tale denominazione globale, ossia “Aceto Balsamico di Modena”, o si estenda all'utilizzo dei termini non geografici della stessa, vale a dire “aceto”, “balsamico” e “aceto balsamico”.
E il responso della Corte non è stato favorevole ai produttori italiani. Con la sentenza la Corte dichiara che la protezione della denominazione “Aceto Balsamico di Modena” non si estende all'utilizzo dei termini individuali non geografici della stessa. “La registrazione dell'IGP – si legge in una nota della Corte di Giustizia Ue - e la relativa protezione riguardano la denominazione “Aceto Balsamico di Modena” nel suo complesso, poiché è questa denominazione che gode di una fama indiscussa sia sul mercato nazionale sia su quelli esteri.

Per contro, i termini non geografici di tale Igp, ossia “aceto” e “balsamico”, nonché la loro combinazione e le loro traduzioni, non possono beneficiare di tale protezione, in particolare perché il termine “aceto” è un termine comune e il termine “balsamico” è un aggettivo comunemente impiegato per designare un aceto che si caratterizza per un gusto agrodolce”. “Infine – concludono i magistrati del Lussemburgo - i termini “aceto” e “balsamico” compaiono anche nelle altre due DOP italiane registrate e cioè “Aceto balsamico tradizionale di Modena” e “Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia” senza che il loro utilizzo pregiudichi la protezione conferita all'IGP in questione”. Come dire: se il loro utilizzo è consentito ad altri produttori italiani perché deve essere impedito agli altri?

La replica del Consorzio: sentenza sorpredente, sconfitta per l’Italia
Profondo disappunto e delusione per la sentenza della Corte di Giustizia Ue è stata espressa dal Consorzio dell'Aceto balsamico di Modena Igp.
“Una decisione - ha commentato la presidente, Mariangela Grosoli - che riteniamo totalmente ingiusta, a partire dall'assunto che la parola balsamico indichi ciò che invece non è: sappiamo tutti, in Italia e all'estero, che le caramelle e gli sciroppi ‘balsamici', così come l'aggettivo ‘balsamico' nella degustazione dei vini, non indicano assolutamente un sapore agrodolce, richiamando invece note forti e mentolate, che il nostro aceto di certo non possiede. La realtà è che molti Paesi Europei si sono voluti parzialmente appropriare del successo mondiale riscosso dall'Aceto Balsamico di Modena – questo sì, unico aceto ad essere agrodolce e a usare la parola Balsamico solo perché gli venne attribuita molti secoli fa dai Duchi Estensi, che lo ritenevano medicamentoso – e ad imitarlo in modo massiccio usandone il nome. Tuttavia la sentenza dei magistrati del Lussemburgo non è completamente negativa. Non è tutto da buttar via. “Un aspetto importante da evidenziare - aggiungono al Consorzio - è che la sentenza non definisce il termine “balsamico” come un termine generico ai sensi del regolamento base, bensì come una semplice traduzione in lingua italiana di un aggettivo utilizzato per descrivere una caratteristica del prodotto. La Corte, dunque, non esclude che la denominazione Aceto Balsamico di Modena possa essere tutelata nei confronti di possibili casi di evocazione. Vedremo”.

I precedenti
In sostanza la Corte di Giustizia Ue si è uniformata ad altri giudizi già formulati in passato come nel caso della celebre sentenza sul Tocai/Tokaji che qualche anno fa oppose Italia e Ungheria. Allora la spuntarono i produttori ungheresi ai quali fu riconosciuta l'esclusiva del nome perché mentre in Ungheria il nome Tokaji contraddistingue un luogo geografico e in particolare una regione, in Italia il termine Tocai riguarda un vitigno e pertanto non può essere affidato in esclusiva a un paese. In sostanza è solo il nome geografico che viene tutelato e non può essere utilizzato da altri. E quindi nel caso dell'Aceto Balsamico di Modena è solo l'intera denominazione che non può essere utilizzata per la presenza del riferimento al luogo geografico della città di Modena. Ma i singoli termini “aceto” e “balsamico” non sono geografici e sono quindi riproducibili.

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