Capodichino

La crescita di Napoli passa per lo scalo di Salerno

Aggiudicata in questi giorni la gara da 39 milioni per la pista del nuovo hub

di Vera Viola

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Parte il progetto (in foto il rendering) di allestimento dello scalo localizzato a Pontecagnano, in provincia di Salerno, e affidato alla Gesac, la società di gestione dei servizi aeroportuali campani

Aggiudicata in questi giorni la gara da 39 milioni per la pista del nuovo hub


4' di lettura

Il raddoppio di Capodichino è iniziato: in questi giorni viene aggiudicata la prima gara da 39 milioni per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Salerno. Sono in corso le procedure, a giorni sono previste la firma del contratto e l’assegnazione definitiva. Parte così il progetto, atteso da tempo, di allestimento dello scalo localizzato a Pontecagnano, in provincia di Salerno, e affidato in gestione alla Gesac.

Proprio in vista dell’attuazione di questo importante progetto per il quale sono previsti investimenti per 250 milioni, a ottobre scorso è stata realizzata la fusione tra Gesac (Capodichino) e Ads (Salerno). L’incorporazione ha dato vita a una società il cui azionista di maggioranza è 2i (il secondo fondo di F2i), che arriva così all’83,125%. Gli altri soci, adesso diluiti e riuniti all’interno della stessa compagine, sono la città Metropolitana di Napoli, con l’11,875% e il Consorzio Aeroporto Salerno Pontecagnano, con il 5 per cento.

«Lo scalo di Napoli è cresciuto molto negli ultimi anni e nel 2019 ha quasi raggiunto quota 11 milioni di passeggeri – dice Roberto Barbieri, ad di Gesac –. Prevediamo che nei prossimi anni in Campania possa svilupparsi una ulteriore crescita nell’ordine dei 6 milioni di passeggeri. Non potendo ampliare ulteriormente Capodichino che è un city airport, abbiamo deciso di puntare su Salerno».

Barbieri è il manager che, in veste di assessore al Bilancio del Comune di Napoli (quando era sindaco Antonio Bassolino), nel 1997 promosse e realizzò la privatizzazione dello scalo di Capodichino: gli enti pubblici azionisti cedettero alla Baa, gruppo inglese leader nel mondo nella gestione aeroportuale, il 35% delle azioni in possesso di ciascuno di essi Da allora per lo scalo napoletano è iniziato un percorso continuo di sviluppo e riqualificazione. Con l’ampliamento a Salerno, peraltro da qualche anno voluto anche dalla giunta della Regione Campania guidata da Vincenzo De Luca, parte una nuova grande sfida. «Sarà come avere due piste – precisa Barbieri – per raggiungere entro il 2043 l’obiettivo di 17 o 18milioni di passeggeri movimentati in totale».

L’aeroporto di Salerno, oggi attivo solo per i voli privati, nel prossimo futuro avrà una vocazione mista di business e turismo, per la vicinanza al porto, ad altre regioni come la Basilicata, a poli industriali e soprattutto alla costiera amalfitana. Ma prima verrà interamente ricostruito: oltre all’allungamento della pista , arà realizzata la nuova aerostazione, ispirata ai criteri di sostenibilità, con uno stile architettonico che ricorderà il Duomo di Amalfi.

Intanto, Gesac ha programmato investimenti per altrettanti 250 milioni anche su Napoli per uno sviluppo – sottolinea più volte Barbieri – «non solo quantitativo, ma sopratutto qualitativo». Va in questa direzione l’accordo firmato con la multinazionale Sita, leader nelle soluzioni tecnologiche innovative per aeroporti, allo scopo di realizzare la totale digitalizzazione dello scalo aeroportuale. In primis l’area dei controlli che con l’uso della biometria potranno essere più efficaci e più veloci. «Siamo i primi in Italia», sottolinea ancora Barbieri. In realtà tra Sita e Gesac c’è un legame a doppio filo attraverso la startup, Software Design, che Sita ha rilevato nel 2019 e che ha sede a Capodichino. Questa è già all’opera.

Intanto, prosegue un più ampio intervento per la riduzione dell’impatto ambientale dell’aeroporto cittadino sui quartieri vicini. «Nel 2019 l’aumento del traffico – si legge in una nota di Gesac – pari al +10% circa, è stato anche qualitativo grazie all’ingresso in pista di aeromobili di grandi dimensioni. I passeggeri di compagnie aeree come United Airlines, KLM/Air France, TAP Portugal e altre sono aumentati del 40% rispetto allo scorso anno». Insomma, più passeggeri ma non più voli e quindi non più inquinamento.

Ma nel frattempo, anche grazie a investimenti continui, lo scalo napoletano è riuscito ad abbattere notevolmente la barriera del rumore, oggetto di antiche querelle sollevate da cittadini e ambientalisti. Per ridurre l’impatto, tra le altre cose, saranno piantati nella cinta dell’aeroporto, in territorio di Casoria, San Pietro a Patierno e Secondigliano, oltre 3mila alberi.

«Parliamo di impatto – riflette Barbieri –, abbiamo avviato un sistema di monitoraggio. Vogliamo ridurre l’impatto ambientale, e vogliamo anche accrescere e misurare quello economico che riteniamo sia molto significativo: è indubbio che i flussi di turisti vanno laddove esistono infrastrutture efficienti».

Allo scopo di misurare l’mpatto prodotto dall’aeroporto di Napoli sull’economia e sull’occupazione, Gesac ha siglato un accordo con l’Università Federico II che ha costituito un gruppo di studio guidato dal professore Stefano Consiglio. I risultati dello studio saranno, secondo programma, presentati ad aprile.

Ma c’è un altro tipo di impatto che sta a cuore a Barbieri. «Vorrei che la rigenerazione urbana avvenuta dentro un aeroporto come Capodichino possa investire l’area circostante. Vorrei, insomma, che riuscissimo a convertire il degrado che abbiamo nella cinta dello scalo in strutture di prima accoglienza, di supporto ai viaggiatori, in servizi». Un sogno? Una sfida? «Penso che investitori interessati ce ne siano. È necessario il coinvolgimento degli enti locali – chiarisce –. Spero che questa volta ci permetteranno di andare fino in fondo».

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