in vigore il codice delle comunicazioni

La crescita passa dalla fibra integrale

di Franco Bassanini

(Adobe Stock)

3' di lettura

Ieri, è entrato in vigore il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. È una direttiva, quindi dovrà essere recepita dagli Stati nazionali. È auspicabile che il Parlamento italiano lo faccia al più presto. Vediamo perché. Molte disposizioni del nuovo Codice tendono a favorire gli investimenti nelle infrastrutture di tlc di ultima generazione.

Parliamo di tecnologie come Ftth e 5G che sono lo strumento-chiave della trasformazione digitale: e dunque della crescita e della competitività (ma anche della qualità della vita) del prossimo decennio. Secondo Accenture Strategy, la piena digitalizzazione, tra dieci anni, produrrà un aumento del Pil europeo di 4 miliardi di euro al giorno. Ma richiederà prestazioni che solo la fibra integrale (Ftth e 5G) può assicurare. Per i servizi di realtà aumentata e virtuale, per esempio, occorreranno capacità di rete di molti Terabit, velocità di accesso di diversi Gigabit al secondo, latenza di pochi millisecondi, resilienza ed efficienza che le reti miste (fibra-rame) non possono assicurare.

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Nel nuovo Codice, lo sviluppo di connettività ad altissima capacità diventa così un primario obiettivo regolamentare (anche se non ancora un diritto universale), che si aggiunge ai preesistenti (concorrenza, mercato unico e tutela degli utenti). Governi e Parlamenti europei potranno dunque introdurre norme e incentivi per la promozione degli investimenti in reti ad altissima capacità. Le Autorità nazionali di regolazione dovranno tenerne conto nei loro interventi.

La questione è cruciale. L’Europa rischia, infatti, di restare indietro. La penetrazione dell’Ftth in Corea è all’81,6%, in Giappone al 69,1%, in Cina al 61,6%, in Usa al 14,5 per cento. La media Ue è del 13,9%, l’Italia è tra gli ultimi al 2,3% (dati: Ftth Council). L’obiettivo per il prossimo decennio è per tutti il 100% o poco sotto. Per raggiungerlo, in Europa occorrerebbero 660 miliardi di euro di investimenti (dati: Bcg per Etno). Al ritmo attuale, servirebbero 25 anni: troppi!

La verità è che, come cent’anni fa quando si costruirono le reti in rame, la rivoluzione tecnologica richiede nuovi grandi investimenti greenfield. Con poche eccezioni (Telefónica), gli incumbent europei non possono farli: con il FttCab (fibra all’armadio) tendono a prolungare al massimo la vita della rete in rame, in un’ottica di breve periodo, anche per rinviare la svalutazione di un asset fondamentale.

In molti Paesi sono entrati in campo così operatori infrastrutturali puri (fiber company e tower company), finanziati da investitori di lungo termine. Ma la competizione è fortemente asimmetrica, anche per le azioni di market preemption degli incumbent.

Per ciò il nuovo Codice prevede un regime regolatorio agevolato per questi operatori non verticalmente integrati e dunque attivi solo sul mercato B2B (wholesale only). Prevede che gli operatori wholesale only non siano soggetti all’intero set di remedies previsto per gli incumbent verticalmente integrati: al contrario di questi ultimi, non saranno obbligati a dare accesso ai dotti né all’orientamento al costo, anche in caso di prezzo regolamentato. Il nuovo codice fissa anche una serie di requisiti per identificare gli operatori wholesale only genuini: la semplice separazione legale della rete dell’incumbent, per esempio, sarà ininfluente se l’incumbent mantiene il controllo sulla società separata.

È evidente l’intento di dare un segnale agli investitori incentivando gli investimenti verso gli operatori infrastrutturali wholesale only, che (a differenza degli incumbent) non hanno interesse a prolungare la vita del rame né a discriminare i service provider (dato che non competono con loro sui mercati residenziali). Garantendo essi un assoluto l evel playing field fra i service provider, la piena concorrenza fra i Sp produce importanti vantaggi per gli utenti, come è avvenuto a Stoccolma, dove sulla rete in fibra competono oltre 100 operatori/Isp.

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